"In Italia investiti 4 mld tra filiera agricola, impianti produttivi e innovazione"
"Il commercio illecito di prodotti del tabacco sottrae 17 miliardi di euro ai governi europei: una cifra importante, soprattutto in un momento in cui è necessario ricostruire la competitività dell’Europa”. Lo ha detto Christos Harpantidis, Group Chief Corporate Affairs Officer di Philip Morris International, a margine della presentazione dello studio “Illicit cigarette and heated tobacco consumption, and oral nicotine share in Europe”, realizzato da Kpmg Llp per conto di Philip Morris Products Sa. “Una parte di queste risorse, ha spiegato, viene sottratta anche alle aziende che investono nelle economie locali. In Italia, solo negli ultimi anni, la nostra azienda ha investito tre miliardi nella filiera agricola e oltre un miliardo negli impianti produttivi, tutti basati sull’innovazione”. Secondo Harpantidis, l’attività illecita ha “un impatto diretto sullo sviluppo del mercato legale, dal produttore alle aziende che investono in innovazione, fino al consumatore”.
Per il manager, il contrasto al mercato nero richiede un impegno diretto anche da parte delle imprese. Pmi, ha sottolineato, lavora “per controllare la propria supply chain, conoscere i clienti e assicurarsi che fornitori e partner commerciali non siano coinvolti in attività illecite”. A questo si affianca la collaborazione “con governi e autorità di enforcement, a livello locale, nazionale ed europeo, anche con Europol”. Sul fronte delle regole, Harpantidis ha invitato a “imparare gli uni dagli altri”, distinguendo le politiche che funzionano da quelle che producono effetti negativi. “Servono regole di buon senso”, ha osservato, capaci di mettere ordine nel mercato e consentire alle aziende legittime di competere. “Misure molto restrittive, come il divieto di vendita di intere categorie di prodotto, rischiano di spostare una parte della domanda verso il mercato illecito, se i consumatori continuano a cercare quei prodotti e i controlli non sono sufficienti”, ha osservato.
“Serve una risposta europea, ha concluso, perché i prodotti illeciti si muovono attraverso i confini e sono sempre più prodotti all’interno dell’Europa. Non esiste la stessa ricetta per tutti i Paesi, ma servono collaborazione, regole chiare, tassazione moderata e focus sui controlli”. Quanto alle nuove categorie, ha aggiunto, è necessario “riconoscere le differenze tra i prodotti” e consentire ai consumatori adulti di avere informazioni corrette anche sulle alternative potenzialmente meno nocive, mantenendo basso il rischio di mercato illecito.
Guardando ai Paesi che riescono a contenere meglio il fenomeno, Harpantidis ha citato il caso italiano. “Dobbiamo imparare dalle buone pratiche. In Italia, come in Grecia negli ultimi anni, abbiamo una regolazione molto chiara”, ha osservato.
Secondo Harpantidis, l’approccio che funziona è quello che combina regole chiare, controlli e un equilibrio sul piano fiscale. “Ci sono Paesi, tra cui l’Italia, in cui il mercato illecito è molto contenuto; in Grecia, invece, le operazioni di contrasto e il ritrovamento di fabbriche aumentano ogni anno. Abbiamo poi la Bulgaria, che tradizionalmente presentava criticità ma che nell’ultimo anno è riuscita a ridurle”, ha spiegato.
“Quindi, se si investe con continuità nell’attività di contrasto, è possibile individuare le fabbriche, ottenere risultati e contenere il problema; ma l’attenzione al fenomeno e l’adozione della strategia giusta sono essenziali”, ha concluso.