l'inchiesta
Filca Cisl Lombardia all'AdnKronos: "Il caldo va normato come rischio per la salute, non affidato a un'ordinanza ogni estate"
Un carpentiere di 58 anni con quarant'anni di mestiere alle spalle. Un apprendista di diciannove. Una squadra di ponteggiatori che arriva da un subappalto e resta due settimane. Tre operai che tra loro parlano una lingua che, in quel cantiere, nessun altro capisce. E sopra di loro, per tre mesi all'anno, una temperatura che nel primo pomeriggio supera i trentacinque gradi. Possono trovarsi tutti nello stesso perimetro, nello stesso momento, e avere ciascuno una nozione diversa di che cosa sia normale e che cosa sia pericoloso.
Nel linguaggio dei sindacati delle costruzioni si può definire come il mosaico dei rischi. Questa definizione è più una metafora semplificativa: è il modo in cui si prova a tenere insieme fattori che le statistiche registrano separatamente e che in cantiere invece si sommano. Secondo quanto appreso da AdnKronos nella sua ricerca, i numeri dicono che il comparto non solo resta il più esposto, ma si muove in direzione opposta al resto del Paese. Nel primo semestre del 2026 le denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro nelle costruzioni sono state 59, contro le 53 dello stesso periodo dell'anno precedente.
Secondo quanto apprende AdnKronos è il valore più alto tra tutti i settori, davanti a trasporto e magazzinaggio, fermo a 47, e alle attività manifatturiere, scese da 50 a 41. E accade mentre il totale nazionale dei decessi in occasione di lavoro cala, da 357 a 342. Nel 2024, ultimo anno consolidato, i casi mortali denunciati nel settore erano stati 210. Sullo sfondo, due morti recenti su cui sono in corso gli accertamenti della magistratura. Il 3 agosto a Trenzano, nel Bresciano, un operaio di 40 anni è deceduto per un malore mentre si trovava al lavoro in una fascia oraria interessata dall'ordinanza regionale sul rischio caldo. Il 1 settembre a Origgio, nel Varesotto, un cinquantacinquenne ha perso la vita per il cedimento di una struttura in cemento. Su dinamiche e responsabilità, per ora, nessuno si sbilancia.
"La sicurezza non è un adempimento che si firma la mattina e finisce lì", dichiara all'AdnKronos Mirko Capelli, segretario generale della Filca Cisl di Brescia. "È un processo organizzativo e deve essere partecipato: i rischi vanno condivisi con chi lavora, non comunicati dall'alto. Poi certo, ci sono le figure preposte, il responsabile del servizio di prevenzione, il coordinatore, i rappresentanti dei lavoratori. Ma se l'operaio non è dentro quel ragionamento, la valutazione dei rischi resta un documento. E oggi abbiamo tre modi diversi di stare in cantiere che convivono: l'over 50, portatore di esperienza, e questo è un valore, ma anche di abitudini, e non tutte le abitudini sono buone; i giovani, con le loro dinamiche; i lavoratori stranieri, che spesso hanno alle spalle una formazione diversa e scontano l'ostacolo della lingua. Per questo la formazione d'ingresso e la formazione continua non sono burocrazia. Servono a inseguire il progresso tecnologico, che corre, ma prima ancora sono un elemento strutturale."
Nel mosaico c'è una tessera che negli ultimi anni ha cambiato dimensione a tutte le altre, e che il settore considera ormai permanente. La risposta italiana alle ondate di calore si è costruita per stratificazione: il protocollo quadro sottoscritto nel luglio 2025 da ministero del Lavoro, Regioni e parti sociali e recepito con decreto ministeriale, il messaggio Inps che consente il ricorso alla cassa integrazione ordinaria oltre i 35 gradi reali o percepiti, le agevolazioni sugli ammortizzatori introdotte per l'edilizia dal decreto legge di giugno 2026 e valide fino a fine anno, la piattaforma previsionale Worklimate sviluppata da Inail e Cnr, e una decina di ordinanze regionali estive, in Lombardia quella pubblicata sul Bollettino ufficiale il 9 giugno.
Quello che manca, in questa architettura, è il piano su cui poggia tutto il resto. Nel Testo Unico sulla sicurezza il microclima compare tra gli agenti fisici e rientra nell'obbligo generale di valutazione, ma non esiste una disciplina specifica per l'esposizione al calore nelle lavorazioni all'aperto, né valori soglia. Il risultato è che ogni estate la tutela viene ricostruita da capo, con strumenti a termine e con un perimetro che cambia da regione a regione.
"Il caldo non è più un'emergenza stagionale, è un rischio per la salute dei lavoratori, e come tale va assimilato dalle normative allo stesso titolo del rischio di caduta o di schiacciamento", afferma all'AdnKronos Alem Gracic, segretario generale della Filca Cisl Lombardia. "Non si tratta di aggiungere un adempimento, ma di riconoscere che il clima è cambiato e che il quadro normativo non ha ancora fatto lo stesso passaggio. Un'ordinanza è uno strumento utile, ma dura una stagione e si ferma ai confini regionali. Fin quando la gestione del calore resta affidata a provvedimenti contingenti, l'ultimo anello della catena è sempre lo stesso: il lavoratore che si trova a decidere da solo se fermarsi o tirare avanti. E se fermarsi significa perdere la giornata, quella decisione non è libera. Serve che il rischio termico entri nella valutazione in modo stabile, con la programmazione degli orari, le pause, l'acqua, le zone d'ombra, la sorveglianza sanitaria e la certezza che il salario sia garantito quando l'attività si sospende."
C'è poi il capitolo della filiera, indicato come il punto di maggiore fragilità del settore. "Sulla catena degli appalti e dei subappalti non possiamo permetterci ambiguità", sostiene Flavio Cervellino, Segretario della Filca Cisl dei Laghi. "La frammentazione della filiera è il terreno su cui sono cresciuti il caporalato, il lavoro grigio, il mancato rispetto delle norme di sicurezza, il disprezzo dei diritti di chi lavora. Più si allunga la catena, più si riducono i margini per l’impresa, perciò vanno fatti dei tagli che purtroppo spesso ricadono sulla sicurezza, inoltre si diluiscono i controlli, e chi sta all'ultimo anello è quello che resta scoperto. Chi affida i lavori non può dirsi estraneo a quello che accade nel proprio cantiere: la responsabilità non si subappalta. E c'è anche una ricaduta diretta sulla modalità di lavoro quotidiana, perché quando la lavorazione viene parcellizzata tra più squadre, e capita che la frammentazione segua anche linee etniche, con gruppi che lavorano separati e parlano solo tra loro, quello che si produce è una serie di interferenze. Due squadre che non si parlano e che si ritrovano nello stesso punto nello stesso momento sono la premessa di un infortunio."
Un fattore che nelle valutazioni compare raramente è quello degli spostamenti. Chi percorre decine di chilometri per raggiungere il cantiere arriva più stanco e riparte più stanco, e la stanchezza abbassa la soglia di attenzione, che è la prima misura di sicurezza esistente. Sul sistema bilaterale, finito sotto attacco lo scorso maggio in un'audizione alla Camera nella quale Conflavoro ne ha messo in discussione l'utilità, il sindacato non arretra. In edilizia la bilateralità gestisce la formazione, invia i tecnici in cantiere, tiene la tracciabilità della manodopera, dentro contratti che secondo le rilevazioni del Cnel si applicano al 97% degli addetti del settore. "È un'infrastruttura, non un orpello", afferma Gracic . "Chi propone di smontarla dovrebbe spiegare con che cosa intende sostituirla."
Resta il passaggio considerato decisivo, e anche il più scomodo, perché non si risolve con una norma. "Il rischio c'è anche quando l'impresa ha fatto tutto quello che doveva fare", chiude Capelli. "Anche quando a livello di protocolli è tutto in ordine il pericolo esiste, perché il cantiere è un ambiente complesso. La differenza la fa una cosa sola: che l'operaio e il datore di lavoro inizino a guardare lo stesso pericolo e lo vedano allo stesso modo. Finché la percezione del rischio è diversa ai due lati del cantiere, resta un margine che nessun documento potrebbe riuscire a coprire. Per questo dobbiamo promuovere una maggiore partecipatività all’interno dei cantieri riferita soprattutto a chi in quei luoghi mette a repentaglio la propria vita ogni giorno".