Cgil: "Pensione anticipata a 64 anni con Tfr è folle, costo su lavoratori"

Il sindacato boccia l'idea di un'uscita anticipata a 64 anni con il Tfr, ricalcolo assegno più basso del 10,6%

 - FOTOGRAMMA
- FOTOGRAMMA
Aggiungi Adnkronos come fonte preferita
07 settembre 2026 | 19.37
LETTURA: 2 minuti

L’ipotesi di utilizzare il Tfr per consentire l’uscita anticipata a 64 anni è “sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle: non amplia realmente la flessibilità del sistema previdenziale, ma scarica interamente il costo dell’anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori, che per poter andare prima in pensione dovrebbero accettare un assegno più basso per tutta la vita e, in alcuni casi, utilizzare anche il proprio Tfr per raggiungere la soglia richiesta”. È quanto emerge da un’analisi dell’Osservatorio previdenza della Cgil nazionale.

Soglia uscita anticipata sempre più lontana

Innanzitutto, bisogna partire dal presupposto che è diventato “progressivamente più difficile raggiungere il requisito economico necessario per andare in pensione anticipata nel sistema contributivo”, sottolinea il responsabile delle politiche previdenziali della Cgil, Ezio Cigna. Nel 2026 la soglia ordinaria è salita a tre volte l’assegno sociale, pari a 1.638,72 euro mensili; e i numeri mostrano che tra il 2022 e il 2026 l’asticella si è alzata di circa 328 euro al mese. Per raggiungere questa cifra, servirebbe un montante contributivo in più pari a 83.851 euro, che equivale a una maggiore retribuzione di quasi 254.000 euro. Ancora, nel 2030, secondo la simulazione dell’Osservatorio, la soglia si alza fino a 508 euro e il montante necessario in più salirebbe a 129.863 euro che equivale a una maggiore retribuzione per quasi 394.000 euro.

Il Tfr potrebbe non bastare

In generale, comunque, secondo le analisi di Corso d’Italia, il Tfr potrebbe non bastare. L’analisi prende a riferimento l’ultima retribuzione media annua comunicata dall’Inps per il 2024 per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi il settore agricolo e il lavoro domestico – colf e badanti – pari a 24.486 euro lordi annui. “Con una retribuzione annua di 30 mila euro e 30 anni di contribuzione la pensione simulata a 64 anni è di circa 1.110 euro mensili, molto lontana dai 1.638,72 euro richiesti nel 2026. Anche aggiungendo il Tfr stimato, il montante complessivo rimarrebbe insufficiente a raggiungere la soglia”, viene evidenziato.

Il ricalcolo taglia l'assegno

Si pone poi il problema del ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo: “Con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35 mila euro, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili; con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro: oltre 182 euro in meno ogni mese, pari a una riduzione del 10,6%. Con una retribuzione di 50 mila euro la perdita salirebbe a 261 euro al mese e con 70 mila euro a oltre 365 euro mensili”, si evidenzia nell’analisi.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza