Sindacati sul piede di guerra per ex Ilva, entro febbraio a Chigi o mobilitazione

Fiom, Fim e Uilm chiedono una convocazione immediata da Palazzo Chigi per discutere sui piani di rilancio del gruppo e sulla cessione. Il fondo americano Flacks, sottolineano i sindacati, risulta essere un rischio più che una soluzione. I metalmeccanici esprimono profondo scetticismo sulle stime di produzione annunciate ieri da Acciaierie d’Italia (Adi).

Sindacati sul piede di guerra per ex Ilva, entro febbraio a Chigi o mobilitazione
12 febbraio 2026 | 16.16
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Convocazione a Palazzo Chigi entro febbraio o sarà mobilitazione. Sindacati sul piede di guerra sull’ex Ilva: a tre mesi dall’ultimo incontro a Palazzo Chigi nessun incontro, nessuna certezza sui piani di rilancio dell’impianto e sulla sua cessione, denunciano Fiom Fim e Uilm. "Si rende necessario fare chiarezza sulla vertenza. Sull’ex Ilva ribadiamo la necessità di una convocazione a Palazzo Chigi entro febbraio, altrimenti ci auto-convochiamo per manifestare con i nostri militanti, a Palazzo Chigi, tutta la nostra contrarietà", sottolineano le sigle dei metalmeccanici oggi in conferenza stampa unitaria.

“Abbiamo atteso fin troppo, non vogliamo lo scontro ma bisogna sedersi attorno a un tavolo. Alla presidente Meloni diciamo: sarebbe opportuno che il dossier Ilva sia nelle sue mani e che se ne assuma la piena responsabilità, visto il fallimento che c’è stato finora”, sottolinea il segretario generale della Fiom Michele De Palma, in conferenza stampa e “se entro febbraio non saremo convocati a Palazzo Chigi, per senso di responsabilità dovremo andare noi”.

Il dubbio dei sindacati è che dietro al silenzio del governo ci sia un’assenza di certezze. “Il fatto che non ci convochino ci fa temere che sull’Ilva non ci sia nulla di serio, che non abbiano nulla in mano. Sindacati e lavoratori non vengono convocati nemmeno per aggiornamenti sul piano di vendita. Ci sembra che il silenzio che sta accompagnando questi mesi sia una rappresentazione esatta di una difficoltà enorme da parte del governo nel concludere positivamente questa importante vertenza”, sottolineano, aggiungendo che “il governo brancola nel buio”.

Flacks un rischio e non soluzione

Un’incertezza che investe anche il ruolo del fondo americano Flacks: i sindacati infatti vedono nel suo coinvolgimento più un rischio che una soluzione per l’ex Ilva. "Per noi è centrale il fatto che lo Stato assuma la conduzione dello stabilimento attraverso una proprietà che sia superiore al 50%, poi costruisca le alleanze industriali, non con fondi finanziari che rischiano di essere speculativi e non hanno prospettive rispetto al rilancio industriale", dice Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl. Flacks è “un fondo, e in quanto tale non è un soggetto industriale ma come tutti i fondi ha la sua logica: investire per un determinato periodo e poi rivendere”, sottolinea. Per Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, “Flacks ci ha portato a spasso per tre mesi e il rischio è che continui a portarci a spasso per i prossimi”. I fondi, aggiunge De Palma, “non sono né buoni né cattivi, hanno una funzione: investire per trarne un risultato finanziario. Noi invece abbiamo bisogno di un risultato sociale e industriale per il paese”. Insomma, per i sindacati “soluzioni di carattere finanziario non possono rappresentare un punto di partenza per il rilancio dell’impianto siderurgico più importante d’Europa”.

Scetticismo su stime produzione AdI

Irrealizzabile poi per i sindacati l’obiettivo annunciato ieri da Acciaierie d’Italia (Adi), di riportare lo stabilimento di Taranto ad una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate d’acciaio annue entro aprile. “Dire che entro l’anno l’ex Ilva ne produrrà 4 milioni di tonnellate, significa dire una cosa che non si può fare, non vogliamo smontare nulla ma chiediamo chiarezza e rivendichiamo la verità", denunciano i sindacati. Obiettivo irrealizzabile perché, “sarebbero dovuti entrare in funzione i due altiforni a partire da gennaio, cosa che invece non è". Ad oggi, ribadiscono, “le condizioni per raggiungere quell’obiettivo non ci sono e poi la discussione era su 6 milioni di tonnellate…”.

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