Tecnologia e sicurezza: da Roma l’appello per una nuova agenda tecnologica transatlantica

Dall’evento “Eu-Us Tech Agenda 2030”, organizzato da Formiche alla Camera, l’appello di istituzioni, industria e think tank

Tecnologia e sicurezza: da Roma l’appello per una nuova agenda tecnologica transatlantica
10 marzo 2026 | 15.47
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L’Europa deve scegliere rapidamente da che parte stare nella competizione tecnologica globale, rafforzando la cooperazione con gli Stati Uniti per evitare una dipendenza strategica dalla Cina. È il messaggio emerso a Roma nel corso dell’evento “Eu-Us Tech Agenda 2030”, organizzato da Formiche alla Camera dei deputati, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’industria tecnologica, della difesa e del mondo della ricerca per discutere il futuro dell’intelligenza artificiale, delle tecnologie emergenti e della sicurezza digitale.

Dagli interventi è emersa una convergenza di fondo: la competizione globale non riguarda più soltanto l’economia o l’innovazione, ma anche la sicurezza, la geopolitica e la difesa delle democrazie.

Mulé: la sfida degli umanoidi e il rischio di colonizzazione tecnologica

Secondo il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, l’Europa deve decidere subito quale ruolo vuole avere nello sviluppo delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale e dalla robotica avanzata.

“La Cina ha fatto passi da gigante negli ultimi anni anche nel campo degli umanoidi”, ha osservato Mulé, sottolineando la capacità di Pechino di esercitare una “attrazione lenta e inesorabile” anche sui Paesi europei.

Il rischio è che l’Europa finisca per subire una nuova forma di dipendenza: “Se non partiamo dai dati su ciò che sta accadendo e non costruiamo il presente rischiamo non un’invasione, ma una colonizzazione. E non sarà soltanto militare o commerciale, ma sociale, con la possibilità di segnare la fine di un’era”.

Mulé ha comunque ricordato che gli Stati Uniti stanno investendo miliardi di dollari nelle tecnologie emergenti e che proprio da questa cooperazione l’Europa deve partire per rafforzare la propria autonomia.

Valentini: la competizione con la Cina non si vince da soli

Sulla necessità di rafforzare l’asse transatlantico ha insistito anche il viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, secondo cui l’Europa deve contribuire in modo più deciso alla partnership tecnologica con Washington.

“Le alleanze indispensabili si tengono in piedi solo quando ognuno porta il proprio peso. La competizione con la Cina non si vince in solitudine. Si vince insieme, oppure non si vince”.

Il viceministro ha invitato l’Europa a riconoscere le proprie vulnerabilità industriali. Nonostante un mercato di 450 milioni di consumatori, l’Unione europea non è riuscita finora a tradurre questa forza in campioni globali.

Uno dei problemi principali riguarda la capacità di mobilitare capitali privati. “Il vero gap tra le due sponde dell’Atlantico non sta nei laboratori di ricerca, ma nella capacità di mobilitare capitali su scala enorme”, ha spiegato Valentini, ricordando come gli hyperscaler americani – Google, Amazon, Microsoft e Meta – investano ogni anno decine di miliardi di dollari.

Per il viceministro le partnership tecnologiche non possono più essere solo tra governi: devono coinvolgere direttamente anche le grandi aziende, in modelli simili a quelli del cloud sovrano, dove obiettivi industriali e tecnologici vengono definiti insieme.

L’ambasciata Usa: partnership tecnologica per difendere la democrazia

Sull’importanza dell’alleanza tra Europa e Stati Uniti si è soffermata anche Marta Costanzo Youth, vice capo missione dell’ambasciata americana a Roma.

“La tecnologia oggi è sinonimo di protezione e salvaguardia della democrazia”, ha affermato, sottolineando che Washington punta a utilizzare intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e innovazione per favorire il progresso globale.

Secondo Costanzo Youth una cooperazione tecnologica tra Bruxelles e Washington rappresenta oggi “l’unico argine” all’espansione tecnologica della Cina.

“Un’alleanza tra Stati Uniti ed Europa è essenziale per impedire che Pechino colonizzi con le proprie tecnologie il mondo intero”, ha detto. Partnership ben progettate, ha aggiunto, possono rafforzare non solo la democrazia ma anche l’autonomia tecnologica europea.

Il rischio della dipendenza tecnologica dalla Cina

Il tema della dipendenza strategica è stato al centro anche dell’intervento di Alina Polyakova, presidente del Center for European Policy Analysis (Cepa).

Secondo Polyakova una futura dipendenza tecnologica dalla Cina potrebbe essere ancora più difficile da spezzare rispetto alla dipendenza energetica europea dal gas russo.

L’esperienza dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha mostrato quanto possano essere costose le dipendenze strategiche. “Abbiamo visto cosa ha significato per l’Europa dipendere dal gas russo”, ha osservato. “Ma una dipendenza tecnologica ampia e strutturale dalla Cina sarebbe ancora più difficile da spezzare”.

Pechino, ha spiegato, sta puntando a dominare la definizione degli standard globali per l’intelligenza artificiale e per le tecnologie emergenti, attraverso un piano quinquennale estremamente ambizioso che mira a costruire una infrastruttura digitale globale guidata dalla Cina.

L’Europa tra regolazione e competitività

Un altro tema centrale del dibattito ha riguardato la capacità europea di conciliare regolazione e competitività.

Per Flavio Arzarello, Public Policy Manager di Meta in Italia, l’Europa soffre di una frammentazione normativa che rischia di frenare l’innovazione. “Ci sono circa 270 regolatori diversi e uno sforzo di semplificazione non è più rimandabile”, ha affermato.

Secondo Arzarello serve anche maggiore ambizione politica: “Se non vogliamo perdere l’appuntamento con la competitività, la questione digitale deve diventare centrale”.

Un appello al pragmatismo è arrivato anche da Giulia Gioffreda, Government affairs and public policy manager di Google Italy, che ha sottolineato il potenziale economico delle tecnologie digitali per l’Europa.

Secondo stime citate da Gioffreda, l’economia europea potrebbe crescere fino a 1,2 trilioni di euro nel prossimo decennio grazie all’adozione delle tecnologie più avanzate. Tuttavia, ha avvertito, se l’industria europea non riuscirà ad adottare le forme più avanzate di intelligenza artificiale, questa crescita potenziale potrebbe ridursi fino a due terzi.

IA, industria e sicurezza: il ritardo europeo

Il ritardo europeo nelle tecnologie strategiche è stato evidenziato anche da Roberto Baldoni, senior advisor for technology and cybersecurity policy dell’ambasciata italiana negli Stati Uniti.

Negli ultimi quindici anni, ha spiegato Baldoni, l’Europa ha aumentato le proprie vulnerabilità perché non ha compreso per tempo la portata del cambiamento tecnologico globale.

“Oggi abbiamo un problema industriale che parte proprio dall’intelligenza artificiale, che rappresenta la pila tecnologica su cui si costruiscono tutte le altre innovazioni”, ha affermato.

Per Baldoni l’asse transatlantico resta fondamentale, ma è necessario anche un quadro regolatorio più semplice e chiaro e un maggiore coinvolgimento delle imprese private nelle politiche tecnologiche.

Tecnologia e difesa sempre più integrate

Diversi interventi hanno evidenziato come tecnologia e sicurezza stiano diventando sempre più interconnesse.

Per Riccardo Breda, Sales director public sector di Cisco Italy, il mondo sta entrando in un nuovo paradigma in cui dominio digitale e dominio militare procedono insieme.

“La modernizzazione richiede un’accelerazione che passa anche dal capitale umano e dalla formazione”, ha sottolineato.

Un esempio concreto di questa integrazione arriva dal modello americano descritto da Enrico Della Gatta, vicepresidente Defence Market Business Intelligence di Fincantieri.

Negli Stati Uniti, ha spiegato, startup tecnologiche sono cresciute traducendo i bisogni operativi del Pentagono in soluzioni tecnologiche innovative. Strutture come la Defense Innovation Unit hanno svolto un ruolo chiave nel collegare il mondo militare con quello delle tecnologie commerciali, accelerando l’adozione di soluzioni civili in contesti operativi come Afghanistan e Iraq.

Secondo Della Gatta questo modello dimostra che “solo quando l’innovazione è allineata ai processi e alle esigenze del mercato diventa effettiva e sostenibile”.

Il Mediterraneo come hub tecnologico

Nel dibattito è emersa anche una riflessione sul ruolo dell’Italia nel nuovo scenario tecnologico.

La deputata Ylenia Lucaselli ha proposto l’idea di un “Mediterraneo della tecnologia” capace di rafforzare il peso dell’Occidente nella competizione globale.

Secondo Lucaselli l’Europa deve rafforzarsi proprio mentre la Cina avanza sul piano tecnologico e industriale. In questo contesto l’Italia può giocare un ruolo strategico come porta industriale dell’Europa e piattaforma tecnologica nel Mediterraneo.

Tecnologia e geopolitica sempre più intrecciate

Il legame tra tecnologia e sicurezza è stato sottolineato anche dal presidente della commissione Politiche dell’Unione europea del Senato Giulio Terzi di Sant’Agata, che ha richiamato la crescente cooperazione militare tra Russia e Iran.

Secondo Terzi Mosca sta utilizzando armi iraniane nel conflitto in Ucraina e sta aumentando la produzione dei droni Shahed in joint venture con industrie russe. Inoltre, ha aggiunto, circolano informazioni su possibili collaborazioni russo-iraniane nei sistemi di individuazione e puntamento durante alcune fasi iniziali dei combattimenti tra Iran e forze israeliane e americane.

Un segnale, secondo il senatore, di quanto tecnologia militare e alleanze geopolitiche stiano diventando sempre più interconnesse.

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