Mps, Lovaglio: "Ecco il piano, non sono soltanto due offerte ma una visione"

Doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali da oltre 34 miliardi. Il ceo ha presenta il piano alla comunità finanziaria: “non solo due operazioni, ma una visione”. Nel mirino sinergie per 2,6 miliardi e oltre 15 miliardi di dividendi al 2030. Ora la partita passa da Crédit Agricole, Generali, assemblea Mps e BCE

Mps, Lovaglio:
21 agosto 2026 | 10.55
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“Siamo qui a parlare non solo di due operazioni, ma di una visione". A poche ore dal via libera del consiglio di amministrazione, Luigi Lovaglio ha presentato alla comunità finanziaria la sua sfida: due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, sulla totalità di Banco Bpm e Banca Generali, per un controvalore complessivo superiore a 34 miliardi di euro.

“Negli ultimi anni Mps ha completato una delle trasformazioni più straordinarie nel panorama bancario europeo, ha spiegato il ceo, la domanda che ci poniamo oggi –non è come diventare più grandi, ma come diventare più rilevanti. E oggi abbiamo la possibilità di compiere un altro passo strategico”.

Una contromossa che ha come obiettivo quello di creare un nuovo polo finanziario italiano in grado di competere ai vertici del mercato europeo. “ Le offerte sono in grado di creare valore per tutti gli stakeholder e per gli azionisti di Banco Bpm e Banca Generali: garantiscono un significativo accrescimento dell'utile per azione e del dividendo per azione, oltre all'opportunità di contribuire all'ampio potenziale di crescita di un gruppo finanziario più grande, più diversificato e di qualità superiore per i clienti”, ha chiarito il banchiere.

A questo si aggiunge la distribuzione straordinaria da 4 miliardi di euro agli azionisti del Monte: per Lovaglio, "la doppia operazione segna un investimento strategico per la banca e un immediato ritorno per gli azionisti di Montepaschi".

I numeri del nuovo polo

I numeri delineano dell'operazione prevedono: 25,3 miliardi per Banco Bpm e 8,72 miliardi per Banca Generali, 466 miliardi di attivi, 245 miliardi di crediti alla clientela e soprattutto 810 miliardi di attività finanziarie per il gruppo che nascerebbe dall'integrazione di Mps, Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali. La capitalizzazione pro forma arriverebbe a circa 80 miliardi di euro, collocando il nuovo gruppo, secondo le stime di Mps, tra le prime dieci banche europee. Sul tavolo ci sono inoltre sinergie complessive per 2,6 miliardi di euro.

Banco Bpm, la partita con Crédit Agricole

La prima offerta riguarda Banco Bpm. Mps propone 1,567 nuove azioni per ogni titolo di Piazza Meda, valorizzando la banca circa 25,3 miliardi di euro. Non è previsto alcun premio rispetto alle quotazioni del 19 agosto: per Siena si tratta di una combinazione tra pari a valori di mercato.

Ed è qui che si apre uno dei fronti più delicati. Crédit Agricole, con il 29,3% di Banco Bpm, può diventare determinante per il successo dell'operazione. Mps fissa inizialmente al 50% più un'azione la soglia di adesione.

Banca Generali, la risposta di Generali

Diversa la partita su Banca Generali. Mps offre 6,958 nuove azioni per ogni titolo, per una valorizzazione di circa 8,72 miliardi e un premio del 10% rispetto al prezzo del 19 agosto.

In questo caso, però, la soglia del 50% più un'azione è dichiarata irrinunciabile. Una condizione che mette direttamente Generali, titolare del 50,17% di Banca Generali, al centro della partita.

Il Leone dovrà decidere se cedere il controllo della propria banca private e diventare uno dei principali azionisti del nuovo Mps, con una quota che potrebbe attestarsi intorno al 6,4% in caso di piena adesione alle due offerte.

Maxi cedola e oltre 15 miliardi di dividendi

Lovaglio gioca il jolly della cedola per conquistare il consenso dei soci: una distribuzione straordinaria da 4 miliardi di euro, pari a 1,208 euro per azione.

A questa si aggiunge la prospettiva di distribuire oltre 15 miliardi di dividendi tra il 2026 e il 2030, sulla base di un payout atteso del 100%.

I nodi del piano

Prima ancora di convincere gli azionisti di Banco Bpm e Banca Generali, Lovaglio dovrà però ottenere il via libera dei soci del Monte. L'appuntamento decisivo è fissato per il 29 ottobre, quando l'assemblea straordinaria di Mps sarà chiamata ad autorizzare le operazioni anche ai fini della passivity rule, oltre agli aumenti di capitale necessari e alla distribuzione straordinaria.

È uno snodo cruciale perché Mps è contemporaneamente target dell'Opas di Intesa Sanpaolo. La doppia Ops non determina automaticamente la caduta dell'offerta della banca guidata da Carlo Messina: le due partite possono dunque continuare a correre parallelamente.

La sfida di Lovaglio, , va oltre la difesa dell'autonomia di Mps: convincere il mercato che una banca oggi oggetto di un'offerta può trasformarsi, nel giro di pochi mesi, nel perno di un nuovo polo finanziario da 810 miliardi di masse.

Per riuscirci serviranno il voto degli azionisti Mps, il via libera delle autorità – a partire dalla BCE – e, soprattutto, le decisioni dei due soci che hanno in mano altrettante chiavi dell'operazione: Crédit Agricole su Banco Bpm e Generali su Banca Generali.

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