Il primo test italiano che permette a imprese e professionisti di capire in pochi minuti come sono classificati dal Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale e quali obblighi ne derivano. Un caso di legaltech nato dentro uno studio legale, a partire dai casi reali affrontati in consulenza.
Milano, 16 Giugno 2026. L'intelligenza artificiale è entrata nella sua era regolamentata. Con il Regolamento UE 2024/1689, meglio noto come AI Act, l'Unione Europea ha introdotto il primo quadro normativo organico al mondo sui sistemi di intelligenza artificiale, e la sua applicazione procede per tappe progressive: dal 2 agosto 2025 sono operativi gli obblighi per i modelli di AI per finalità generale, mentre dal 2 agosto 2026 scatta la piena applicazione del Regolamento, con gli obblighi per i sistemi ad alto rischio. Gli obblighi per i sistemi integrati in prodotti già regolati da altra normativa europea seguiranno dal 2 agosto 2027. Su queste ultime scadenze, peraltro, è in corso a Bruxelles una discussione che potrebbe ridefinirne i tempi, segno di un quadro ancora in assestamento. Il perimetro della norma è molto più ampio di quanto si tenda a immaginare: riguarda non soltanto chi sviluppa tecnologie di intelligenza artificiale, ma anche chi le utilizza nella propria attività professionale, inclusi gli strumenti di terze parti integrati nei processi quotidiani.
Il primo nodo che ogni organizzazione deve sciogliere è la propria qualifica giuridica: la distinzione tra provider, ovvero chi sviluppa o commercializza un sistema AI con il proprio nome o brand, e deployer, ovvero chi utilizza sistemi sviluppati da altri nell'ambito della propria attività, determina infatti quali obblighi si applicano e con quale intensità. Non è una distinzione accademica: le sanzioni previste dal Regolamento arrivano fino al 7% del fatturato globale annuo per le violazioni più gravi, scendono al 3% per la violazione degli altri obblighi previsti dalla norma e all'1% per le informazioni inesatte rese alle autorità. Eppure, a oggi, la maggioranza delle imprese italiane non sa in quale categoria rientra. Non per disinteresse, ma perché finora non esisteva uno strumento pratico per scoprirlo senza ricorrere a una consulenza legale dedicata.
È in questo vuoto che si inserisce l' AI Act Scan , sviluppato internamente dallo studio legale Legal for Digital®, specializzato in diritto digitale con sedi a Torino e Milano. Si tratta di un'operazione interessante anche sul piano dell'innovazione di settore: non un software acquistato e rivenduto, né un adattamento di template esistenti, ma uno strumento diagnostico proprietario progettato da avvocati, costruito a partire dai casi reali affrontati in consulenza negli ultimi due anni. Una direzione, quella della legaltech nata dentro gli studi legali anziché fuori, che in Italia non aveva ancora prodotto nulla di simile sull'AI Act.
Il funzionamento è volutamente semplice: l'AI Act Scan è un test strutturato che guida l'utente attraverso una serie di domande sul modo in cui usa o commercializza sistemi di intelligenza artificiale. Al termine del percorso, restituisce la qualifica del soggetto (provider, deployer o altra categoria rilevante), la fascia di rischio del sistema AI utilizzato o sviluppato, un quadro sintetico degli obblighi legali che ne derivano e indicazioni concrete su come procedere verso la compliance. Il linguaggio è operativo, pensato per essere accessibile anche a chi non ha alcuna formazione giuridica. La forza dello strumento sta proprio nella capacità di gestire i casi meno intuitivi, quelli su cui le aziende si bloccano: il servizio SaaS che richiama API di terze parti ma presenta il risultato con il proprio brand, il software preesistente a cui viene aggiunta una componente di intelligenza artificiale, la piattaforma che utilizza più modelli come fonti di dati. Sono esattamente le situazioni di confine da cui il test è stato costruito.
Il valore per l'utente è immediato: prima dell'AI Act Scan, capire la propria posizione rispetto alla normativa richiedeva una consulenza dedicata, con tempi variabili e costi a partire da diverse centinaia di euro. Con il test, una prima valutazione qualificata arriva in pochi minuti, sufficiente a sapere se si rientra nel perimetro degli obblighi e a decidere in autonomia se procedere verso la compliance o farsi affiancare da un professionista. Lo strumento non sostituisce la consulenza legale nelle situazioni complesse, ma elimina l'incertezza di partenza: sapere chi si è, prima di decidere cosa fare. I destinatari sono trasversali: imprese e startup che integrano l'AI nei propri prodotti, agenzie digitali e consulenti che usano strumenti di intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano, freelance che adottano piattaforme AI per i propri clienti, manager e responsabili legali chiamati a valutare il profilo di rischio della propria organizzazione. In sintesi, chiunque faccia qualcosa con l'intelligenza artificiale in un contesto professionale.
Legal for Digital® è uno studio legale specializzato in diritto digitale, attivo su GDPR, AI Act, DSA, contrattualistica digitale, diritto penale informatico ed ecommerce. È stato fondato da Alessandro Vercellotti, avvocato riconosciuto da Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Forbes Italia e Lawyer Monthly come Digital Law Lawyer of the Year 2025. L'AI Act Scan è stato rilasciato in anteprima gratuita agli iscritti alla newsletter "Fuori dalla Norma" (fuoridallanorma.substack.com) ed è attualmente in fase di test con i primi utenti, mentre la versione definitiva è in corso di sviluppo.
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