L'avvocato generale Ue Rantos critica la Commissione per insufficiente trasparenza sui contratti vaccini Covid-19, inclusi dati sui negoziatori e clausole di indennizzo.
La Commissione Europeo non ha dato al pubblico un accesso "sufficientemente ampio" ai contratti di acquisto dei vaccini contro la Covid-19. E' la conclusione cui è giunto l'avvocato generale della Corte di Giustizia dell'Ue Athanasios Rantos, relativamente ad una causa imperniata sulle dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi dei membri della squadra incaricata di negoziare l’acquisto dei vaccini e sulle clausole contrattuali relative all’indennizzo delle imprese farmaceutiche.
L'avvocato generale non decide l'esito della causa, ma indica una possibile soluzione giuridica che i giudici possono seguire o meno.
Nel contesto della pandemia di Covid-19, ricorda la Corte, l’Unione Europea aveva creato un meccanismo centralizzato per acquistare i vaccini, per garantire agli Stati membri un approvvigionamento rapido ed equo. La Commissione Europea ha costituito una squadra di negoziatori composta da alcuni suoi funzionari e da un numero limitato di esperti degli Stati membri, incaricata di negoziare con alcune imprese farmaceutiche gli accordi preliminari di acquisto dei vaccini.
Nel 2021 alcuni deputati del Parlamento Europeo e vari privati hanno chiesto l'accesso agli accordi, nonché ad alcuni documenti connessi. La Commissione ha concesso loro solo un accesso parziale, oscurando in particolare i nomi dei membri della squadra negoziale congiunta e alcune clausole contrattuali riguardanti l'indennizzo di cui beneficiavano le imprese farmaceutiche.
Secondo la Commissione, la divulgazione integrale di queste informazioni avrebbe pregiudicato la tutela della vita privata e dell’integrità delle persone interessate, nonché la tutela degli interessi commerciali delle imprese in questione. Gli eurodeputati europei e alcuni privati si sono rivolti al Tribunale dell'Unione Europea, chiedendo l'annullamento delle decisioni della Commissione. Con due sentenze del 17 luglio 2024, il Tribunale ha giudicato che la Commissione non aveva accordato al pubblico un accesso abbastanza ampio ai contratti di acquisto di vaccini contro la Covid-19.
La Commissione, convinta delle proprie ragioni, ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia. Nelle conclusioni, l’avvocato generale Athanasios Rantos propone alla Corte di respingere le argomentazioni della Commissione e di confermare le sentenze del Tribunale. Per quanto riguarda, da un lato, la divulgazione dei dati personali dei membri della squadra negoziale (in particolare, i cognomi, i nomi e il ruolo professionale o istituzionale), l'avvocato generale ricorda che una persona fisica può ottenere la comunicazione di questo tipo di informazioni, se dimostra che è necessario per un obiettivo di interesse pubblico.
Per l'avvocato generale, il Tribunale ha "a giusto titolo" dichiarato che la trasparenza del processo di negoziazione dei contratti relativi ai vaccini contro la Covid‑19 rappresenta un fine di interesse pubblico, per il diritto dell'Unione. Rantos rileva, inoltre, che la mera divulgazione delle versioni anonimizzate delle dichiarazioni di assenza di conflitto di interessi "non permette" una verifica "concreta ed efficace" dell’imparzialità dei membri della squadra negoziale.
Per quanto riguarda le clausole contrattuali relative all'indennizzo delle imprese farmaceutiche, l'avvocato propone di respingere le argomentazioni con cui la Commissione sostiene che la divulgazione arrecherebbe pregiudizio agli interessi commerciali delle imprese interessate.
L’avvocato generale ritiene che la Commissione non abbia dimostrato che la divulgazione delle clausole relative all’indennizzo avrebbe favorito comportamenti strategici abusivi oppure avrebbe aumentato il rischio di azioni risarcitorie dirette contro le imprese farmaceutiche.
Per l'avvocato, queste clausole non incidono sulle condizioni relative all'insorgenza della responsabilità delle imprese nei confronti dei terzi lesi, ma riguardano unicamente i meccanismi di rimborso che potrebbero intervenire fra gli Stati membri e le imprese, in seguito all'eventuale accertamento della responsabilità di queste ultime.