Iran, Milani (University of South Florida): "Con Teheran debole no urgenza Usa negoziare"

"Russia e Cina potrebbero fornire sostegno militare in caso di guerra su vasta scala"

Iran, Milani (University of South Florida):
15 gennaio 2026 | 18.23
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La possibilità di un attacco americano all'Iran resta uno scenario aperto e carico di incognite. "Se non ci sarà un attacco militare diretto o se l'attacco sarà prevalentemente simbolico, consentendo al presidente Trump di rivendicare la vittoria senza essere coinvolto in una guerra più ampia, la porta alla diplomazia rimarrà leggermente aperta", spiega Mohsen Milani, professore della School of Interdisciplinary Global Studies dell'University of South Florida, in un'intervista all'Adnkronos.

Secondo l'autore di 'Iran's Rise & Rivalry with the US in the Middle East', molto dipenderà dalla natura di un eventuale intervento degli Stati Uniti: un'offensiva volta ad azzerare la leadership iraniana renderebbe i negoziati quasi impossibili. "Se l'obiettivo è quello di decapitare la leadership iraniana o destabilizzare il sistema, i negoziati diventeranno molto più difficili. Finché Washington considererà l'Iran debole e vulnerabile dal punto di vista interno, non vedrà alcuna urgenza di tornare al tavolo dei negoziati. Detto questo, l'Iran è entrato in una fase nuova e inesplorata e le condizioni potrebbero cambiare rapidamente", dichiara Milani.

L'esperto avverte inoltre che i segnali militari lanciati da Washington suonano come "allarmanti, soprattutto in questo momento fluido e volatile" e sottolinea come il ruolo di Russia e Cina varierebbe in base alla portata del conflitto, oscillando tra un sostegno diplomatico e un'eventuale assistenza militare indiretta a Teheran.

Un possibile intervento di Mosca e Pechino al fianco della Repubblica islamica "dipende dalla natura dell'attacco e da come ne valutano la portata e gli obiettivi. Se l'attacco fosse limitato o prevalentemente simbolico, il loro sostegno all'Iran rimarrebbe probabilmente diplomatico piuttosto che militare".

Tuttavia, prosegue l'esperto di questioni iraniane, se Mosca e Pechino "arrivassero alla conclusione che esiste un rischio reale di un conflitto prolungato tra Stati Uniti, Israele e Iran e che la Repubblica islamica conserva una resilienza interna sufficiente per rimanere al potere, potrebbero essere più inclini a fornire assistenza militare all'Iran senza un coinvolgimento militare diretto".

La decisione finale, precisa il professore, resterebbe comunque nelle mani del capo della Casa Bianca. "In ultima analisi, qualsiasi attacco richiederebbe una decisione diretta del presidente Trump". Un elemento che, secondo Milani, ridimensiona l'idea di un'inevitabilità dello scontro, ma non elimina i rischi. "Questo riflette una pianificazione di emergenza piuttosto che un destino già segnato - conclude - ma indica comunque che ci stiamo avvicinando a una soglia pericolosa".

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