Il ministro degli Esteri conferma l'impegno per riportare a casa tutti i connazionali e ribadisce la posizione dell'Italia: "Noi non siamo in guerra. Dalla chiusura dello stretto di Hormuz danni all'economia del mondo"
Dall'inizio della crisi in Iran sono stati rimpatriati "oltre 20mila italiani". Lo ha reso noto oggi, sabato 7 marzo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani che aveva stimato nei giorni scorsi in 100 mila i connazionali nell'area a rischio. "Continuiamo a procedere con il maggior numero possibile di voli che si riescono a organizzare laddove vengono riaperti aeroporti", ha assicurato. "La situazione dei nostri connazionali che vogliono rientrare sta lentamente migliorando", ha detto evidenziando il calo delle richieste ricevute dalla Farnesina.
Quanto alla risposta dell'Italia alle minacce di Teheran su possibili ritorsioni contro attacchi da parte dei Paesi europei, Tajani ha ricordato che "finora è stato l'Iran che ha attaccato un Paese europeo. Noi non abbiamo affatto attaccato l'Iran e abbiamo sempre ripetuto che l'Italia non è in guerra con nessuno. Abbiamo deciso di coordinare la nostra azione di difesa qualora ci fosse un attacco, insieme agli alleati europei - ha chiarito il ministro citando l'esempio di Cipro - Da domenica scorsa ci muoviamo in sinergia con l'Unione Europea, come stiamo facendo anche adesso sulla questione Unifil".
"A livello europeo stiamo chiedendo di avviare una de-escalation, però mi pare che le decisioni prese dagli americani, da Israele e dall'Iran non vadano in questo momento nella direzione di chiudere in tempi brevissimi l'azione militare". L'obiettivo di Usa e Israele, ha detto il ministro, è "distruggere l'arsenale missilistico e nucleare" di Teheran e "non vedo altri obiettivi da parte loro. Le parole del presidente Trump sono state chiarissime: l'azione durerà 4-5-6 settimane, e l'Iran ha detto che non intende affatto piegarsi".
A preoccupare l'Italia sono soprattutto le ripercussioni economiche che deriveranno da questa guerra. Dallo Stretto di Hormuz sono passate oggi "due o tre navi", lo Stretto si trova in uno stato di "chiusura sostanziale, non formale", ha detto Tajani. "Questo provocherà in prospettiva danni all'economia mondiale", ha aggiunto.