Brexit, Mazzucato: "Un atto di autolesionismo nazionale"

Per l’economista il Paese manca di una strategia per richiamare capitali esteri e rilanciare gli investimenti interni

Gente in piazza a Londra chiede il ritorno nell'Unione Europea - Fotogramma Ipa
Gente in piazza a Londra chiede il ritorno nell'Unione Europea - Fotogramma Ipa
21 giugno 2026 | 15.30
LETTURA: 4 minuti

“La Brexit è stata un ‘national act of self-harm’, un atto nazionale di autolesionismo”. A dieci anni dal referendum attraverso il quale il Regno Unito ha scelto di uscire dall’Unione europea, l'economista italoamericana Mariana Mazzucato traccia un bilancio affermando ad Adnkronos che “quello che doveva essere un nuovo inizio per il Paese si è trasformato in un severo banco di prova economico e sociale con ripercussioni ancora oggi visibili di fronte agli occhi di tutti”. Il prossimo 23 giugno cadranno i dieci anni dal voto e il Paese si prepara a tirare le somme di quanto accaduto nel corso di questo lungo periodo.

Dieci anni dopo, un bilancio senza celebrazioni

“Il bilancio di questo decennio non lascia spazio a grandi celebrazioni”, aggiunge la professoressa di Economia dell'innovazione e del valore pubblico presso l'University College of London, considerata una delle donne più influenti a livello internazionale tanto che Papa Francesco l'ha nominata membro della Pontificia Accademia per la Vita per aver portato “più umanità nel mondo”.

Fragilità strutturali e il crollo degli investimenti

“Uscire dall’Ue è stata una decisione politica radicale che non ha fatto altro che esacerbare le fragilità strutturali già presenti oltremanica, a partire dai bassi livelli di investimento privato. I dati macroeconomici confermano la frenata: il Paese si trova oggi al ventottesimo posto come investimento nel settore privato per l'Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Una contrazione che ha reso ancora più piccolo questo mercato e compromesso le aspettative dei grandi investitori internazionali nel far arrivare capitali freschi nel Regno Unito”.

A rendere la situazione ancora più problematica, di pari passo alla diminuzione di investimenti dall’estero verso il Paese, si è registrata anche una fuga di capitali interni verso altri territori, spingendo la politica nazionale a cercare contromisure immediate, scivolando però verso accordi controversi. “Per tentare di attrarre le grandi imprese dando vita ad azioni di mutuo interesse, il Governo, colpito da una crisi politica che si sta protraendo ormai da anni, ha sviluppato invece un ecosistema problematico fra pubblico e privato dove le condizioni non erano più paritarie. Alcune volte addirittura a favore esclusivamente del privato. Un aspetto che ha reso ancora più debole Downing Street non solo in politica interna, ma anche in politica estera”.

Effetto Brexit sull'Unione Europea

Una oggettiva debolezza agli occhi della platea internazionale che invece non è stata percepita se la Brexit viene vista in chiave Unione Europea. “Lo shock della separazione ha paradossalmente disinnescato le spinte centrifughe che rischiavano di destabilizzare la tenuta dell'Unione. Quella che inizialmente si presentava come una forma di pressione guidata dai movimenti populisti o dalle destre continentali si è progressivamente svuotata. I governi più critici nei confronti di Bruxelles, compresi quelli dell'area orientale, hanno dovuto rivedere le proprie strategie, in considerazione di come il Regno Unito stava mostrando, e lo sta ancora facendo, segni di forte debolezza e difficoltà economica nel momento in cui ha lasciato l’Ue”.

La Brexit, secondo Mazzucato autrice di 'The Common Good Economy: a new compass' in questi giorni in libreria in nel Regno Unito ed in autunno anche in Italia, deve essere presa come un case study di assoluto valore per i principali organismi europei. “La vera sfida per le istituzioni del Continente non deve essere limitata al semplice contenimento dei rischi, ma deve risiedere nella capacità di rilanciare un modello sociale alternativo. La Brexit deve spingere a riflettere su cosa significhi realmente portare avanti un progetto comune. L'Unione non può ridursi a una quantità di paesi, dentro o fuori, ma deve riscoprire un’identità fondata su precisi valori europei basati sull’inclusione, la sostenibilità e l’innovazione”.

“Il Labour Party, l’attuale partito di maggioranza e alla guida del Governo, deve prima di tutto ricordarsi che è fondato su valori progressisti e sul lavoro, richiamando i principi di dignità espressi ad esempio nella Costituzione italiana. Rimettere al centro il mondo del lavoro non significa limitarsi a interventi assistenziali o puramente distributivi, ma agire a monte. Per uscire dalle criticità generate dalla Brexit è essenziale riscrivere le relazioni fra capitale e lavoro, fra pubblico e privato, interrompendo quel meccanismo asimmetrico che porta a socializzare i rischi e a privatizzare i benefici. Le grandi sfide collettive vanno orientate intorno a missioni chiare e precise, assicurandosi che vengano messe in atto dal basso e non tramite processi decisionali gestiti solo da una piccola élite del Paese”, ha concluso Mazzucato. (di Alessandro Allocca)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza