Operazione Z, la chat Telegram per mandare armi alla Russia e insultare Giorgia Meloni

Un'inchiesta della scuola di giornalismo della Luiss racconta l'organizzazione che invia decine di milioni di euro (via criptovalute) ai militari russi. Con minacce di morte per la premier, Crosetto e Tajani

Immagine tratta dal profilo Telegram
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27 gennaio 2026 | 19.34
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Raccolte fondi per droni, munizioni ed equipaggiamento militare, pagamenti anche in criptovalute e una rete di sostenitori che rivendica contributi provenienti dall’Unione Europea, Italia compresa. Con volumi che arrivano a decine di milioni di dollari movimentati in pochi mesi. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata da Zeta, testata della scuola di giornalismo dell'università Luiss, dedicata al canale Telegram filorusso “Operazione Z”.

Il gruppo, che conta circa un milione e mezzo di iscritti, è uno dei principali snodi digitali attraverso cui vengono diffuse istruzioni dettagliate per effettuare donazioni destinate all’acquisto di materiali dual-use e militari, in violazione dello spirito delle sanzioni contro Mosca. Nei messaggi si alternano appelli al crowdfunding, contenuti di propaganda sulla guerra in Ucraina e interazioni di utenti anche in lingua italiana, con slogan di sostegno al Cremlino e alla cosiddetta “operazione militare speciale”.

Secondo l’inchiesta, il canale è riconducibile al portale Primavera russa, attivo dal 2014 e già indicato dalla testata investigativa Meduza come uno dei principali veicoli di propaganda filorussa sul conflitto. Attraverso Telegram, il sito promuove raccolte fondi per fucili anti-drone, munizioni, giubbotti protettivi, componentistica elettronica, batterie, strumentazione satellitare e generatori. A supporto delle campagne vengono pubblicati quotidianamente video dal fronte, in cui soldati ringraziano i donatori mostrando il materiale acquistato, spesso ancora imballato.

Un capitolo centrale dell’inchiesta riguarda l’uso delle criptovalute come strumento per aggirare i controlli finanziari. Analizzando i flussi sulla blockchain tramite il software Etherscan, Zeta ha ricostruito un sistema di micro e macro transazioni, con importi che vanno da poche decine di dollari fino a oltre 50.000 dollari per singolo accredito. A ogni entrata sui wallet riconducibili a Primavera russa segue quasi sempre una transazione in uscita di entità simile, segno di un rapido smistamento dei fondi.

Uno dei conti analizzati risulta aver effettuato oltre 13.000 operazioni in appena 164 giorni, muovendo decine di milioni di dollari. Seguendo la catena dei pagamenti, i fondi vengono progressivamente redistribuiti verso numerosi wallet intermedi, creando una struttura ramificata che rende difficile risalire ai beneficiari finali. Parte del denaro confluisce infine su grandi piattaforme di scambio internazionali: secondo l’inchiesta, solo verso un exchange sarebbero transitati circa 26 milioni di dollari, passaggio chiave per la possibile conversione e il successivo ritiro delle somme. Un meccanismo già osservato in altri contesti sottoposti a sanzioni internazionali.

Nel canale Telegram emergono inoltre richieste esplicite di istruzioni per donare dall’Unione Europea – «Come trasferire dalla Germania?», «Sono ceco, come posso inviare una donazione?» – e ringraziamenti pubblici a sostenitori provenienti da Germania, Irlanda e Bulgaria. In un gruppo collegato, il “Fronte tecnologico di Primavera russa”, gli amministratori rivendicano una rete globale di attivisti attivi anche in Italia, Stati Uniti e diversi Paesi europei.

Insulti, minacce e violenza verbale contro i leader italiani

Accanto alle raccolte fondi, il canale Telegram ospita una sezione commenti caratterizzata da insulti espliciti, minacce di morte e incitamenti alla violenza contro esponenti della politica italiana ed europea. Nel mirino finisce soprattutto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oggetto di attacchi a sfondo sessista e personale.

Nei messaggi compaiono accuse di tossicodipendenza e insulti diretti: "Basta toglierle la cocaina e firmerà qualsiasi cosa, persino lo smembramento dell’Italia"; "Ma questa tossica decide davvero qualcosa?". Altri utenti invocano violenze fisiche: "Dovrebbero impiccarla e prenderla a bastonate, come con i cani rabbiosi", includendo nel bersaglio anche altre figure istituzionali europee.

Le minacce non si fermano alla premier. Il ministro della Difesa Guido Crosetto viene citato in un commento che propone di "affogarlo nel lardo fino alla morte". Insulti e dileggio colpiscono anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il vicepremier Matteo Salvini, definito dagli amministratori del canale "vicepremier italiano pro-russo".

Quando il dibattito si sposta sull’ipotesi di un coinvolgimento militare italiano in Ucraina, compaiono minacce dirette: "Se arrivano i soldati italiani, li uccideremo". Gli ucraini vengono descritti come "maialini stupidi" e "bastardi", mentre altri messaggi invocano lo sterminio indiscriminato e giustificano gli attacchi alle infrastrutture civili: "Bisogna continuare a staccare la corrente, saranno più collaborativi".

Nel flusso emergono anche utenti che si dichiarano elettori italiani della Lega: "Il partito per cui voto in Italia è la Lega", scrive uno; "Voto per lui ad ogni elezione parlamentare", aggiunge un altro, ricordando che "molti anni fa è venuto a Mosca con una maglietta di Putin". Il giudizio finale sul presidente ucraino è netto: "Zelensky merita la prigione".

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