Mosca è in grado di onorare l'impegno con Washington? I dubbi sulle capacità russe e sul calo dei prezzi
E' un vero accordo o solo un annuncio? L'intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin prevede la fornitura di gasolio russo agli Stati Uniti. Washington cancella le sanzioni energetiche contro Mosca, Trump si aspetta il crollo dei prezzi del diesel a 20 giorni dalle elezioni di midterm.
Il Cremlino in teoria potrà ottenere risorse da utilizzare nella guerra contro l'Ucraina. L'annuncio dell'intesa ha un effetto dirompente e provoca in particolare la reazione di Kiev: gli Usa, dice senza mezzi termini il presidente Volodymyr Zelensky, fanno un regalo a Putin e allontanano la pace. L'Ucraina continuerà a colpire le raffinerie russe, come fa da mesi, senza fermarsi davanti alle sollecitazioni di Trump. I colpi inferti al sistema petrolifero di Mosca hanno lasciato il segno e proprio questo elemento va considerato nella valutazione dell'accordo.
Gli analisti hanno acceso i riflettori sull'accordo e hanno evidenziato la fragilità dello schema: abbondano i dubbi sulla reale capacità della Russia di mantenere le promesse messe nero su bianco da Trump in un post su Truth. Il 'deal', abbinato alla cancellazione delle sanzioni fino all'inizio di aprile 2027, prevede la fornitura immediata di 300 mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500 mila tonnellate nel mese di novembre e un milione di tonnellate subito dopo. In base alle condizioni delle raffinerie russe, Mosca poi consegnerà altri 3 milioni di tonnellate "entro un breve periodo di tempo". E proprio lo stato delle raffinerie russe è uno dei punti che dovrà essere chiarito. Prima delle offensive ucraine, osserva il 'Wall Street Journal', Mosca produceva tra 85 e 90 milioni di tonnellate di diesel all'anno, con un consumo interno inferiore ai due terzi. Da allora, sei raffinerie che rappresentano circa metà della capacità produttiva di diesel della Russia sono state colpite dagli attacchi ucraini.
La Russia all'inizio del mese di luglio ha vietato le esportazioni di gasolio, dopo che gli attacchi dei droni ucraini hanno provocato diffuse carenze di carburante nel Paese. Lo stop ha sottratto al mercato mondiale circa 800.000 barili al giorno, in un momento in cui le forniture erano già limitate a causa della guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Il divieto è stato prorogato ad agosto, aggravando ulteriormente le pressioni sui prezzi dell’energia. La Russia, spiega al 'New York Times', Edward Fishman, ricercatore senior presso il Council on Foreign Relations, "ha imposto il divieto di esportazione perché gli attacchi ucraini avevano ridotto la capacità produttiva delle sue raffinerie, rendendo necessario razionare il carburante per il consumo interno". L'accordo con Trump "sembra una classica mossa di Putin: promesse vuote, volte ad alimentare ulteriori divisioni all’interno dell’alleanza transatlantica".
Non è chiaro, quindi, se Putin disponga effettivamente della quantità di gasolio che Trump ha dichiarato di voler acquistare. "La nostra ambasciata segnala carenze di carburante persino a Mosca, che è sempre privilegiata negli approvvigionamenti. Inoltre, fonti autorevoli riferiscono che l'Ucraina ha già danneggiato circa il 50% delle capacità di raffinazione russe. Quindi da dove verranno i surplus per l'esportazione?", si chiede in un post su 'X' il ministro degli Esteri della Polonia, Radosław Sikorski.
Alla fine, però, l'obiettivo primario del Cremlino potrebbe essere sostanzialmente di facciata: Mosca è riuscita a far credere a Trump di aver conquistato un vantaggio in vista delle elezioni di midterm per creare potenzialmente un effetto sui mercati.
E qui si arriva al lato americano della medaglia. Trump è convinto che l'intesa avrà un effetto tangibile sui prezzi. Ma è proprio così? Anche se la Russia dovesse esportare le quantità di gasolio rese note, si tratterebbe comunque di volumi ridotti rispetto alla domanda mondiale di prodotto utilizzato per camion, navi, autobus, macchinari agricoli e generatori di energia elettrica. Nel mondo, come evidenzia anche il New York Times, vengono consumati ogni giorno circa 30 milioni di barili di gasolio e combustibili affini. "Si tratta di un aumento relativamente contenuto. Potrebbe avere qualche effetto sui prezzi, ma siamo ben lontani dal ripristinare i volumi mancanti", spiega al quotidiano Usa Kevin Book, managing director of ClearView Energy Partners.
Forse, spiega Dan Pickering, fondatore e direttore degli investimenti di Pickering Energy Partners alla Cnn, "parliamo di un aumento dell’offerta del 5-6% da qui alla fine dell’anno. In definitiva, si tratta di un aiuto, ma non di un fattore capace di cambiare sostanzialmente gli equilibri del mercato mondiale del gasolio". Smascherato anche l'espediente formale utilizzato da Trump: "Il numero espresso in tonnellate appare più grande a un osservatore comune. È più una questione politica che una svolta decisiva".