L'ex rappresentante alla Nato parla anche del dossier Groenlandia: "Evitare che l'Alleanza diventi vittima di divisioni"
L'accordo di libero scambio tra Unione Europea e India è il segno di "un'Europa che non si chiude in sé stessa, ma diversifica interlocutori e rotte", senza per questo far venir meno il rapporto con gli Stati Uniti, con i quali bisogna continuare a lavorare in nome dell'unità transatlantica che "rimane centrale". Nel giorno della firma a Nuova Delhi dell'intesa, l'ambasciatore Francesco Talò ed inviato del governo per il corridoio infrastrutturale Imec (India-Medio Oriente-Europa) commenta la portata anche politica dell'accordo, che crea un mercato di due miliardi di persone.
"In una fase dominata da incertezza, velocità dei cambiamenti, confusa e dinamica - dice l'ex rappresentante italiano alla Nato - bisogna evitare di cadere nei condizionamenti eccessivi, che siano di sicurezza, economici o altro, come per esempio la dipendenza dalla Cina per le terre rare e piuttosto differenziare. Laddove c’è frammentazione e disgregazione, bisogna trovare elementi di unità e creare una grossa comunità di interessi con un grandissimo Paese come l'India, ma la stessa cosa vale per il Mercosur, è un'indicazione di un'Europa che non si chiude in sé stessa ma sta differenziando".
E l'Occiidente deve differenziare "sia rotte che interlocutori", insiste Talò, che guarda in particolare anche all'Africa, "il continente che più induce alla speranza, che cresce sotto ogni punto di vista". E nell'ottica di questa diversificazione, l'ambasciatore collega l'impegno italiano per il piano Mattei, posto sotto l'ombrello della strategia europea del Global Gateway - che alcuni considerano l'alternativa di Bruxelles alla via della Seta cinese - alla nostra proiezione verso i Paesi del Golfo, l'Indo mediterraneo, il Giappone e l'Indo pacifico, all'insegna di quella libertà di navigazione che "per l'Italia che è diventato il quarto esportatore nel mondo è della massima importanza", sottolinea Talò.
L'ambasciatore torna poi sulla questione del rapporto transatlantico, messo a dura prova nelle settimane scorse dal dossier groenlandese. E dinanzi al rischio di divisioni tra Europa e Stati Uniti e all'interno della stessa Europa, "con la forza della speranza" l'imperativo per le due sponde dell'Atlantico deve essere "il dialogo, il rispetto del diritto internazionale e l'impegno per restare uniti". Per evitare che la Nato "diventi vittima delle divisioni" mentre i cambiamenti climatici aumentano effettivamente i rischi per la regione artica.
"Già appena Trump si è insediato un anno fa mi sembrava evidente che quello della Groenlandia sarebbe diventato un tema di divisione", afferma il diplomatico, ricordando anzitutto che "la forza degli Stati Uniti e di tutti noi in Occidente è sempre stata quella delle alleanze, di riuscire a mettere insieme Paesi che condividono interessi e valori, a differenza dei regime autoritari, che al massimo fanno blocco o si raggruppano in modo eterogeneo".
In questo contesto, "il governo italiano ha ripetuto come un mantra - sottolinea Talò - il concetto di unità dell'Occidente. Non è che si nascondano le difficoltà, ma ostinatamente va ripetuto con la forza della speranza che dobbiamo impegnarci, perché, se guardiamo alla storia, la nostra arma più forte è sempre stata l'unità".
E dinanzi alle nuove minacce alla regione artica - Donald Trump punta il dito contro Russia e Cina - bisogna "guardare alla Nato come una soluzione, evitando piuttosto che diventi la vittima", sostiene l'ambasciatore. Come? "Con il dialogo, con il rispetto tra gli alleati e con il rispetto del diritto internazionale", dice ancora l'ex rappresentante all'Alleanza atlantica, rivendicando il ruolo che in questi anni l'Italia ha sempre avuto. "Noi ci siamo", scandisce, elencando gli impegni militari, politici e finanziari degli ultimi anni nei confronti della Nato fino alla strategia nazionale per l'Artico presentata nei giorni scorsi.
Quindi un riferimento alle dichiarazioni del presidente americano, secondo cui gli alleati in Afghanistan sarebbero stati "nelle retrovie". "L'Italia - afferma - va rispettata perché come alleato ha sacrificato delle vite nel nome della solidarietà agli Stati Uniti. Credo sia fondamentale onorarle, ricordare quel sacrificio, come quello degli americani che hanno combattuto per la liberazione dell’Europa durante la Seconda guerra mondiale. Così cementiamo l'unità per affrontare sfide che sono chiaramente", chiosa.