il trend a livello globale resta negativo, sopravvive quasi solo nell'emisfero occidentale
Il verdetto della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha bloccato il tentativo del presidente Donald Trump di abolire lo ius soli automatico per i figli degli immigrati irregolari o con visti temporanei, è un segnale dal forte eco mondiale che arriva dalla storica roccaforte del diritto incondizionato di cittadinanza per i nati nel Paese. I giudici di Washington, respingendo l'ordine esecutivo firmato da Trump all'inizio del suo secondo mandato, hanno riaffermato la validità del 14° Emendamento, in vigore dal 1868. Questa impostazione giuridica, che garantisce la cittadinanza a chiunque nasca sul territorio nazionale, rappresenta un pilastro identitario quasi esclusivo dell'emisfero occidentale, dove la costruzione delle nazioni moderne è storicamente legata a massicci flussi migratori, a differenza dei modelli europei o asiatici basati prevalentemente sul diritto di sangue (ius sanguinis).
Il cuore della battaglia risiede nell'interpretazione "originalista" della destra americana, secondo cui il 14° Emendamento nacque esclusivamente come misura riparatoria per l'emancipazione degli schiavi dopo la Guerra Civile, e non come garanzia universale. Secondo questa tesi, la formula costituzionale "soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti" richiedeva una totale fedeltà politica, escludendo i figli di stranieri o transitori. Trump ha aspramente criticato la sentenza e, ironizzando sul fatto che la storica giurisprudenza dello ius soli nata dal caso Wong Kim Ark (1898) tuteli i cittadini stranieri, si è ironicamente congratulato con il presidente Xi e "con il grande paese della Cina per la loro enorme vittoria sullo Ius Soli!".
Respinta l'offensiva dei conservatori, l'America si conferma la roccaforte di questo principio. Ad oggi, circa 33 Paesi mantengono uno ius soli incondizionato, concentrati quasi interamente nelle Americhe e nei Caraibi, con Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile e Argentina in prima linea. Questa distribuzione geografica risponde alla necessità storica del "Nuovo Mondo" di popolare i propri territori e integrare rapidamente le generazioni di immigrati nel tessuto politico ed economico, consolidando la sovranità statale attraverso il legame con la terra. Al di fuori del continente americano, lo ius soli puro è una rarità assoluta, limitato a pochissime nazioni come il Pakistan in Asia, o Fiji e Tuvalu in Oceania.
Negli ultimi anni, tuttavia, la tendenza globale ha virato con decisione verso il ridimensionamento dello ius soli per frenare l'immigrazione irregolare. Oltre ai dietrofront storici di Regno Unito (1983), India (1987) e Australia (2007), si registrano drastiche strette geopolitiche recenti. La Francia ha pesantemente smantellato lo ius soli nel suo dipartimento d'oltremare di Mayotte per arginare i flussi dalle vicine Comore. Una linea dura condivisa anche dalla Repubblica Dominicana, che ha modificato la propria Costituzione escludendo i figli degli immigrati privi di documenti (colpendo soprattutto la comunità di origine haitiana), e dal Cile, che ha ristretto per via legislativa i criteri per i figli di stranieri considerati "transitori".
In netta controtendenza rispetto a questa ondata di restrizioni, alcuni Paesi - soprattutto europei - hanno invece scelto di liberalizzare o adattare parzialmente i propri sistemi per motivi umanitari o demografici. La Germania, tradizionalmente ancorata allo ius sanguinis, ha recentemente ridotto da otto a cinque anni il tempo di residenza legale richiesto ai genitori stranieri affinché il figlio nato sul territorio ottenga la cittadinanza. Parallelamente, il Portogallo ha abbassato a un solo anno il requisito di permanenza dei genitori. Infine, un caso esemplare di ius soli utilizzato come scudo umanitario arriva dalla Colombia: per azzerare il rischio di apolidia tra i profughi in fuga dalla crisi venezuelana, Bogotà ha introdotto la misura speciale Primero la Ninez, garantendo la nazionalità automatica a oltre 139.000 bambini nati sul proprio territorio. (di Valerio Sarsini)