Yemen, l'analista Ardemagni (Ispi): "Instabilità Bab el-Mandeb durerà, Houthi ancora in grado di colpire"

'Il conflitto offre all’Iran una nuova leva negoziale'

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07 ottobre 2026 | 17.40
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La fine della cosiddetta 'Pax Saudita', il ritorno della violenza territoriale diffusa, l'instabilità duratura nel corridoio di Bab el-Mandeb, una nuova leva negoziale per l'Iran. Sono queste alcune delle conseguenze, interne allo Yemen e fuori dai suoi confini nazionali, della nuova escalation in Yemen. Lo spiega ad Adnkronos Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata senior dell'Ispi e docente a contratto all'Aseri di Milano.

Il governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale ha lanciato un'offensiva contro gli Houthi. Quali sono gli effetti di questa mossa dentro lo Yemen e fuori dai confini nazionali?

''Gli effetti principali sono tre. Primo, sul piano yemenita, la contro-offensiva del governo riconosciuto pone ufficialmente fine alla tregua nazionale in corso dal 2022, tregua già fatta saltare dalla scelta degli Houthi di riprendere gli attacchi nel paese e contro l’Arabia Saudita. Secondo, la contro-offensiva certifica il ritorno alla violenza territoriale diffusa: l’epicentro dello scontro di terra è la zona del Bab el-Mandeb e i dintorni di Taiz nell’ovest, terza città del paese che gli Houthi puntano a controllare; si sono però riattivate altre due linee del fronte, ovvero Al-Jawf e Marib nel centro e Al-Dhale verso sud. Sul piano aereo, si sono registrati attacchi del governo e, con probabilità, dell’Arabia Saudita contro Sanaa e Saada, quest’ultima roccaforte degli Houthi nell’estremo nord, con gli Houthi che invece hanno colpito con missili e droni l’aeroporto di Aden nel sud, ovvero la capitale del governo riconosciuto. Terzo, sul piano regionale, la contro-offensiva del governo yemenita riceve il sostegno militare dell’Arabia Saudita, al momento aereo e navale: Riad torna così apertamente coinvolta nel conflitto yemenita, dopo l’intervento militare del 2015-2022''.

Possiamo dire che si è aperto un nuovo fronte regionale?

''In Yemen si è riaperto un vecchio conflitto locale mai risolto, che negli anni ha acquisito una componente regionale sempre più marcata: i sauditi intervengono a sostegno del governo, gli Houthi sono alleati dell’Iran e da Teheran ricevono aiuto militare. L’elemento nuovo, rispetto alla guerra iniziata nel 2015, è la compresenza del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le due guerre sono diverse e hanno dinamiche autonome: tuttavia, gli Houthi e l’Iran possono utilizzare il conflitto yemenita per fare pressione sugli Stati Uniti, anche colpendo l’alleato saudita''

E sul piano internazionale, quali saranno gli effetti dell'incertezza su Bab al Mandab?

“L’instabilità del corridoio del Bab el-Mandeb durerà ancora, anche se i filo-governativi dovessero stabilmente recuperare i territori costieri. Dal punto di vista strategico nonché simbolico, il ritorno della città di Mokha sotto il controllo governativo rappresenta un segnale in contro-tendenza, utile anche per il morale delle forze sostenute dai sauditi, composite e spesso divise. Tuttavia, anche se gli Houthi hanno fin qui limitato gli attacchi marittimi alle sole petroliere saudite, il livello di incertezza, che significa per esempio alti costi di assicurazione per le navi in transito, rimarrà significativo perché gli Houthi controllano sempre metà della costa del Mar Rosso (Hodeida) e da lì possono comunque effettuare attacchi, qualora lo vogliano".

Che effetti avrà la crisi yemenita sulla crisi iraniana?

''La guerra in Yemen e il nuovo coinvolgimento dell’Arabia Saudita nel paese offrono all’Iran un’altra leva negoziale e, insieme, una potenziale arma di ricatto nei confronti degli Stati Uniti. La destabilizzazione, da parte degli attori della galassia iraniana, dei corridoi dell’export energetico e commerciale del Medio Oriente, ovvero Hormuz, Bab el-Mandeb e indirettamente Suez, influenza i prezzi di petrolio e gas, quindi l’inflazione. Il fatto che l’Arabia Saudita, dopo gli attacchi alla East West Pipeline partiti dalle milizie irachene, sia tornata a esportare petrolio tramite Hormuz nonostante i costi economici e le difficoltà operative enfatizza quanto i sauditi, e le monarchie dell’area, siano ormai disposti a correre rischi pur di produrre ed esportare, adattandosi così a uno 'schema' in cui sono l’Iran e i suoi alleati armati a dettare le regole''.

Qual è il ruolo degli Emirati Arabi Uniti?

''Gli Emirati Arabi non sono più militarmente presenti in Yemen dopo che il governo riconosciuto e i sauditi li hanno spinti al ritiro completo nel gennaio 2026, dopo l’avanzata dei secessionisti del sud da loro sostenuti. Tuttavia, gli emiratini mantengono relazioni forti con molti attori delle regioni meridionali che l’Arabia Saudita ha in parte cercato di cooptare in questi mesi. La frammentazione del fronte governativo è un effetto della rivalità fra agende politiche locali nonché tra filo-sauditi, oggi maggioritari, e filo-emiratini. Non è da escludere però che i sauditi provino a coinvolgere Abu Dhabi contro gli Houthi, specie se la contro-offensiva dovesse rivelarsi difficile''.

Come vede l'alleanza tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan?

''Turchia e Pakistan hanno accettato di fornire più sostegno difensivo all’Arabia Saudita, nella previsione che gli Houthi proseguano gli attacchi contro il regno saudita, magari aumentandone la portata. Ankara e Islamabad assecondano così parte delle richieste saudite, ma rimangono distanti da un coinvolgimento offensivo in Yemen''.

E gli Stati Uniti? Hanno fatto un passo indietro?

''Gli Stati Uniti hanno scelto di aiutare Riad come avevano fatto nel 2015: il coinvolgimento è limitato, quindi solo intelligence, consiglieri militari e individuazione degli obiettivi. Fino a quando gli Houthi non attaccheranno obiettivi statunitensi, è molto probabile che Washington non tornerà a bombardarli. Fra Houthi e Stati Uniti il cessate il fuoco regge dal 2025 e, al momento, non c’è interesse da parte di entrambi a violarlo. L’obiettivo degli Houthi è ora l’Arabia Saudita''.

A suo avviso quali saranno gli sviluppi?

''Il conflitto in Yemen si trascinerà, con alcune fasi su vasta scala - come questa - e altre più locali. Dubito fortemente che l’Arabia Saudita intenda ritornare ai livelli di coinvolgimento militare del 2015, perché ha già fallito in passato. L’obiettivo dichiarato dal governo yemenita, ovvero recuperare Sanaa e tutto il paese, richiederebbe tempo, vite e costi che i sauditi non possono permettersi nel pieno della diversificazione economica di Vision 2030 e con un conflitto ancora aperto nel Golfo. Probabile che Riad punti soltanto a recuperare stabilmente la zona del Bab el-Mandeb, impedendo nuove conquiste Houthi e limitando gli attacchi contro il proprio territorio''.

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