Lavoro e caporalato digitale, ok finale del Senato

30 giugno 2026 | 17.01
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Uno dei provvedimenti più discussi degli ultimi mesi, il Decreto Lavoro e Caporalato digitale (Dl 62/2026), è stato definitivamente approvato dal Senato con 94 voti favorevoli e 61 contrari, al termine di un iter parlamentare caratterizzato da un confronto particolarmente acceso tra maggioranza e opposizioni. Il decreto si inserisce nel più ampio quadro delle politiche del lavoro promosse dal Governo, con l’obiettivo dichiarato di intervenire sia sul rafforzamento delle tutele occupazionali sia sul contrasto alle nuove forme di sfruttamento, in particolare quelle connesse all’uso delle piattaforme digitali. Tra i temi che hanno maggiormente animato il dibattito parlamentare figura quello del cosiddetto “salario giusto”, considerato da molti uno dei punti più delicati e divisivi del provvedimento. Sul tema, diversi esponenti delle opposizioni hanno presentato una questione pregiudiziale, poi respinta dall’Aula prima del voto finale, segnalando una forte contrapposizione politica sul modello di regolazione dei salari in Italia. Il confronto si è concentrato soprattutto sull’opportunità di introdurre un salario minimo legale, soluzione sostenuta da alcune forze politiche ma esclusa dall’impianto del decreto. Nel corso della discussione in Aula, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha ribadito con chiarezza l’impostazione del Governo, individuando nell’articolo 7, dedicato al salario giusto, il fulcro dell’intero provvedimento. In particolare, il Ministro ha sottolineato la centralità della contrattazione collettiva quale strumento principale per garantire una retribuzione adeguata, in linea con quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione, che sancisce il diritto del lavoratore a una retribuzione proporzionata e sufficiente. A sostegno di questa impostazione, Calderone ha richiamato i dati relativi alla copertura contrattuale in Italia, evidenziando come circa il 98% dei lavoratori sia attualmente tutelato da contratti collettivi nazionali, di cui il 95% garantito da circa 99 accordi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative. Secondo il Governo, questo sistema rappresenta già una garanzia diffusa ed efficace per la definizione delle retribuzioni, motivo per cui si è scelto di non introdurre un salario minimo fissato per legge, preferendo valorizzare il ruolo delle parti sociali. Accanto al tema salariale, il decreto prevede una serie di misure volte a incentivare l’occupazione e a sostenere specifiche categorie considerate più vulnerabili nel mercato del lavoro. In particolare, sono stati stanziati circa un miliardo di euro sotto forma di incentivi destinati a favorire l’inserimento e la stabilizzazione lavorativa di giovani, donne e lavoratori operanti nelle Zone Economiche Speciali (ZES), aree individuate come strategiche per lo sviluppo economico e la coesione territoriale. Tra le disposizioni rilevanti rientra anche quella relativa alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro per gli under 35, con un focus sui contratti a termine di breve durata. L’obiettivo è quello di contrastare la precarietà e favorire percorsi occupazionali più stabili, incentivando le imprese a trasformare i rapporti temporanei in contratti a tempo indeterminato, attraverso misure di sostegno economico e agevolazioni contributive. Un altro pilastro del decreto riguarda il contrasto al caporalato, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto nuove forme anche attraverso l’utilizzo di piattaforme digitali. In questo ambito, il Ministro Calderone ha evidenziato come il provvedimento rappresenti un primo passo verso una regolamentazione più ampia e strutturata del lavoro mediato da piattaforme, con l’obiettivo di rafforzare i diritti dei lavoratori e prevenire situazioni di sfruttamento. Particolare attenzione viene posta anche al ruolo degli algoritmi nella gestione dei rapporti di lavoro. Secondo quanto dichiarato dal Ministro, il Governo intende evitare che decisioni cruciali come assunzioni, licenziamenti e valutazioni delle prestazioni siano affidate in maniera esclusiva a sistemi automatizzati. Si punta quindi a garantire maggiore trasparenza e controllo umano nei processi decisionali, in linea con i principi di tutela della dignità e dei diritti dei lavoratori.

La scheda del provvedimento

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