La Commissione Affari costituzionali della Camera ha recentemente concluso un ciclo di audizioni che ha coinvolto diversi esperti in merito alla proposta di riforma della legge elettorale presentata a fine febbraio dai partiti di centrodestra. Il progetto, denominato “Stabilicum”, si propone di intervenire sull’attuale sistema elettorale, il Rosatellum, in vigore dal 2017, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la stabilità politica e la governabilità all’indomani delle elezioni.
Nel dettaglio, lo Stabilicum introdurrebbe un sistema elettorale proporzionale per entrambe le Camere, basato su liste concorrenti presentate dai partiti o da coalizioni di partiti nei collegi circoscrizionali già esistenti. Una delle innovazioni più significative rispetto al Rosatellum riguarda l’abolizione dei collegi uninominali, che oggi assegnano circa i tre ottavi dei seggi, fatta eccezione per alcune aree particolari come la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, dove si manterrebbero regole specifiche.
Un elemento centrale della proposta è l’introduzione di un cosiddetto “premio di governabilità”. A differenza del tradizionale premio di maggioranza, questo meccanismo non garantirebbe automaticamente una maggioranza parlamentare assoluta, ma attribuirebbe un numero fisso di seggi aggiuntivi — 70 deputati alla Camera e 35 senatori al Senato — alla lista o coalizione che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale o almeno il 40% dei voti validi. Tale premio opererebbe comunque entro limiti massimi prestabiliti: fino a 230 seggi alla Camera e 114 al Senato.
Qualora nessuna lista o coalizione dovesse raggiungere la soglia del 40%, il sistema prevede un possibile secondo turno di ballottaggio tra le due forze più votate, a condizione che entrambe abbiano ottenuto almeno il 35% dei voti validi. Questo eventuale turno aggiuntivo sarebbe finalizzato a individuare un vincitore cui assegnare il premio di governabilità. Se invece nessuna lista dovesse soddisfare i requisiti per accedere al premio o al ballottaggio, tutti i seggi verrebbero distribuiti secondo un metodo puramente proporzionale.
Un ulteriore aspetto innovativo riguarda la fase di presentazione delle liste: i partiti sarebbero obbligati a indicare il nome della persona che intendono proporre al Presidente della Repubblica per l’incarico di Presidente del Consiglio. Va tuttavia sottolineato che tale
indicazione non avrebbe carattere vincolante per il Capo dello Stato, che manterrebbe piena autonomia nella scelta del Premier, come previsto dalla Costituzione.
Il percorso parlamentare della riforma si inserisce in un contesto politico caratterizzato da tempistiche considerate rilevanti. Le forze di maggioranza hanno espresso l’intenzione di evitare che l’eventuale approvazione della nuova legge elettorale avvenga nello stesso anno delle elezioni politiche, previste nel 2027, una tempistica che in passato è stata oggetto di osservazioni anche da parte del Quirinale.
Sul piano del confronto politico, le posizioni appaiono attualmente inconciliabili. I partiti di opposizione, almeno in questa fase iniziale, non hanno manifestato disponibilità a partecipare attivamente all’elaborazione della riforma. Il Partito Democratico, guidato da Elly Schlein, ha definito la proposta non prioritaria, sostenendo che l’attenzione del governo dovrebbe concentrarsi maggiormente su questioni economiche e sociali ritenute più urgenti. All’interno dell’opposizione si registrano tuttavia posizioni meno rigide: Azione, per voce del leader Carlo Calenda, ha mostrato apertura al dialogo con l’esecutivo, avviando un confronto con Palazzo Chigi.
Nel complesso, il dibattito sulla riforma elettorale si presenta ancora in una fase interlocutoria, con numerosi aspetti destinati a essere approfonditi nel prosieguo dell’iter parlamentare. La proposta dello Stabilicum, nelle intenzioni dei promotori, mira a coniugare rappresentatività e stabilità, ma il confronto politico e istituzionale sarà determinante per valutarne la fattibilità e l’eventuale consenso trasversale necessario alla sua approvazione.