Per il prossimo autunno-inverno uomo, Miuccia Prada e Raf Simons rivedono forme e strutture dandogli nuovo significato. In passerella maxi polsini, silhouette smilze e cappe colorate
In tempi scomodi la bellezza è un antidoto possibile, forse l’unico, per orientarsi in una fase storica segnata da incertezza e trasformazione. È questa la chiave per comprendere la collezione uomo autunno/inverno 2026 disegnata da Miuccia Prada e Raf Simons, presentata negli spazi del Deposito della Fondazione Prada a Milano, trasformato per l’occasione nelle mura di un palazzo borghese, con pareti compatte, caminetti in marmo e un tappeto morbido a terra, un ambiente raccolto e quasi domestico. Il rumore delle onde del mare accoglie gli ospiti prima che la musica irrompa improvvisamente con la dark new wave dei Virgin Prunes. La sfilata si muove su questo contrasto, tra quiete e tensione. In passerella, i polsini della camicia fuoriescono extra dai cappotti, i cappelli sono 'schiacciati' sulle spalle, le tasche delle giacche cucite più in alto del consueto. Cappe colorate di tessuto tecnico sono sovrapposte ai trench, grandi gemelli chiudono le camicie come fossero gioielli. I capispalla sono smilzi, i pantaloni stretti, le canottiere a costine sono in maglia colorata. Dettagli che sembrano familiari ma che risultano spostati, ripensati, messi in discussione.
“Quella che viviamo è una situazione scomoda. Vedo due mondi che competono: o parli del mondo di oggi o parli di moda. In questo momento le due cose devono stare insieme, ed è difficile”, dice Miuccia Prada nel backstage. “La moda è fatta di piccole cose ma è il nostro mestiere. Si tratta di continuare a lavorare, cercare, rispettare, amare”. La collezione nasce da una domanda semplice e radicale: che cosa possiamo costruire a partire da ciò che abbiamo imparato? Miuccia Prada e Raf Simons suggeriscono un’evoluzione senza cancellazione, nuove idee che portano con sé gli echi del passato. In tempi imprevedibili, la chiarezza è una rassicurazione. La silhouette è allungata, precisa, consapevole del corpo che accoglie e della sua postura. Tracce di tradizione restano visibili ma vengono trasformate attraverso una continua messa in discussione delle convenzioni.
“Non credo che abbiamo una risposta a questi tempi scomodi. Ovviamente nessuno ha una risposta oggi nel mondo - afferma Prada -. Sappiamo così poco, non possiamo prevedere il futuro. Ma abbiamo bisogno di chiarezza, di precisione negli abiti. Si vuole andare avanti senza cancellare ciò che c’era prima”. Raf Simons parla di archeologia del pensiero: “Se togli strati, trovi sempre la bellezza. Una bellezza che già ami, rispetti, conosci. La conoscenza che vuoi celebrare, ma anche innovare. Il nostro compito è provare a dare un suggerimento che sia un’evoluzione di qualcosa che può essere collegato al passato”. Più che una reazione diretta all’attualità, il rifiuto di restare fermi: “Non vogliamo congelarci. L’onestà intellettuale oggi è cruciale” sostengono.
Anche la scelta di una silhouette più asciutta diventa una presa di posizione. “Questa è la moda” dice Miuccia Prada. La collezione propone una spalla morbida, rassicurante, mai aggressiva. “L’idea era di rispettare molti capi del passato ma cercare anche di innovarli – aggiunge Simons -. In un certo senso sono quasi tutte icone dell’abbigliamento maschile, usate in modo diverso”. Come i cappelli ‘compressi' dietro alle spalle. “In qualche modo sono molto più confortevoli, perché non sono più rigidi. Sono decostruiti. Possono essere piatti, puoi chiuderli dietro con dei bottoni oppure toglierli”.
I capi attingono a icone dell’abbigliamento maschile, il completo tre pezzi, il twin set, la camicia, ma le decostruiscono. Sono più confortevoli e trasformabili. “C’è la questione del prima e del dopo - sottolinea Miuccia Prada -. Cosa tieni? È un momento di cambiamenti enormi. Cosa vuoi conservare?”. Anche le camicie, centrali nello show, vengono ripensate, con il maxi polsino stropicciato che fuoriesce dal capospalla. “È una reazione - spiega Simons – a certe immagini di potere maschile. Mantieni il polsino, che è un gesto riconoscibile, ma tutto il resto diventa una t-shirt semplice, confortevole. Trasformi qualcosa che ami ma che oggi porta una connotazione che non vuoi più”.
In un mondo sempre più frammentato, la collezione tenta di unire ciò che è stato separato. “C’è molta bruttezza nel mondo - dice Simons - ma c’è anche tantissima bellezza. Perché non possono incontrarsi e generare un nuovo impulso creativo?”. La domanda finale resta aperta: qual è il ruolo di un designer in un momento autoritario, anche nelle democrazie? “Portare comprensione, uguaglianza - risponde Simons -. Non c’è una risposta ma il fatto di porsela è importante. Non puoi chiuderti in una torre d’avorio”. Forse la bellezza non salverà il mondo, come scriveva Dostoevskij, ma di sicuro può aiutarci a non smettere di interrogarlo e di attraversarlo con maggiore consapevolezza. In tempi scomodi, anche questo è un atto di resistenza. (di Federica Mochi)