Negli anni Settanta la leader radicale prese in affido Aurora e Rugiada, figlie di due donne in condizioni di fragilità. Per alcuni anni vissero con lei, prima di tornare nelle rispettive famiglie
Emma Bonino, morta oggi all'età di 78 anni, aveva scelto di non avere figli naturali e di non sposarsi. Nella sua vita privata, però, ci fu un’esperienza familiare intensa e poco conosciuta: negli anni Settanta prese in affido due bambine, Aurora e Rugiada, oggi cinquantenni, che per alcuni anni vissero con lei e che, come raccontò la stessa leader radicale, la chiamavano “mamma”.
L’affido avvenne nel periodo delle battaglie per la legalizzazione dell’aborto, quando Bonino era impegnata nel Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (Cisa). Secondo i suoi racconti, le due bambine erano figlie di due donne che si trovavano in condizioni di fragilità e che avrebbero voluto interrompere la gravidanza. Bonino, dopo aver conosciuto le madri, decise di accogliere le loro figlie. Non si trattò di un’adozione, ma di un affido concordato e comunicato al presidente del Tribunale per i minorenni. Aurora e Rugiada rimasero con Bonino per alcuni anni, prima di essere ricongiunte alle rispettive famiglie d’origine: Rugiada tornò dai nonni, mentre Aurora tornò dai genitori naturali.
La separazione fu per Bonino un momento doloroso. In un’intervista ricordò il passaggio da una casa piena delle voci e dei rumori delle bambine a un’abitazione improvvisamente silenziosa. Raccontò di aver lasciato quella casa per trasferirsi a Trastevere, anche per allontanarsi dai ricordi di quel periodo. “Loro mi chiamavano mamma”, spiegò negli anni successivi, raccontando un rapporto che aveva rappresentato per lei una particolare esperienza di maternità. “Forse il mio desiderio di maternità si è esaudito così”, disse, spiegando anche di non aver mai sentito di poter assumere il legame definitivo associato alla maternità biologica: “Un figlio è per sempre e io ‘per sempre’ non me lo so dire”.
Il rapporto con le due bambine, ormai adulte, ebbe sviluppi diversi. Nel 2019 Bonino raccontò di aver mantenuto con Rugiada “dei rapporti molto cari”. In quell’occasione riferì anche di una telefonata ricevuta dalla donna, che le aveva annunciato una nuova gravidanza: “Mamma, ho 43 anni e sono di nuovo incinta”. Con Aurora, invece, il legame non era rimasto altrettanto stretto.
La maternità attraverso l’affido si inserì così in una vita privata che Bonino aveva sempre cercato di mantenere distinta dalla sua attività pubblica. Non si sposò e non ebbe figli biologici. Delle sue relazioni sentimentali parlò raramente: tra le persone a lei più vicine ci furono alcuni compagni di militanza radicale, tra cui Roberto Cicciomessere, che la stessa Bonino indicò come l’amore più importante della sua vita e con il quale ebbe una relazione durata dieci anni. “Il personale è politico, ma il privato non è pubblico”, aveva sintetizzato Bonino, rivendicando il diritto a mantenere una parte della propria esistenza lontana dai riflettori. (di Paolo Martini)