Alemanno esce dopo un anno e mezzo da Rebibbia: "Io sovranista, stasera a cena con Vannacci"

L'ex sindaco di Roma, 68 anni, ha lasciato Rebibbia dopo un anno, 5 mesi e 24 giorni: "Non voglio candidarmi, ma portare la mia esperienza per la gente". E aggiunge: "Parlerò con Nordio, su sovraffollamento governo non ha fatto nulla"

Gianni Alemanno all'uscita dal carcere - (Fermo immagine)
Gianni Alemanno all'uscita dal carcere - (Fermo immagine)
24 giugno 2026 | 10.24
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Dopo un anno, 5 mesi e 24 giorni Gianni Alemanno è uscito oggi mercoledì 24 giugno dal carcere di Rebibbia. Acclamato da una folla di attivisti al grido 'Gianni, Gianni' e 'Uno di noi', l'ex sindaco di Roma e leader di Indipendenza, 68 anni, si è fermato a parlare con i giornalisti. "Esco dal carcere da innocente. Ho fatto un anno e mezzo di carcere da innocente e non dovevo stare qua", ha spiegato lo storico leader della destra sociale, raccontando di avere conosciuto in questa sua esperienza "una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica".

"Rifarei tutto perché sono innocente e non dovevo stare qua. Sono innocente rispetto ai fatti che mi sono stati contestati e il reato per cui sono qua è un reato che è stato abolito, traffico di influenze per abuso d'ufficio”, ha ribadito Alemanno che si è concesso un brindisi in un parco poco lontano dal carcere: amici, sostenitori e simpatizzanti di Futuro nazionale lo hanno accerchiato e, stappando lo spumante, hanno brindato brindano 'alla libertà', mentre qualcuno si lasciava scappare anche un 'A noi'.

Stasera a cena con Vannacci: "Io sovranista, non voglio candidarmi"

"Meloni apra un grande dibattito nella destra", è stato l'invito: "Serve un confronto", anche con Futuro nazionale e il generale Vannacci. Proprio "questa sera - ha annunciato - vedrò Roberto Vannacci a cena”. Quello del generale “è un volto nuovo, una speranza che rompe gli schemi e da una prospettiva diversa”. “Parleremo di molte cose, anche se non siamo d’accordo su tutto. Io sono un sovranista e non accetto una politica conservatrice” perché, afferma, “in Italia bisogna cambiare tutto. Non c’è niente da conservare”.

"Il mio impegno in politica è quello di cambiare realmente e profondamente le cose. Non voglio candidarmi, ma portare la mia esperienza per la gente", ha detto ancora chiarendo: "Voglio portare la mia esperienza, la mia capacità di fare analisi politica e di dare prospettive - ha chiarito - Non ho nessuna pretesa, nessuna speranza strana. Non voglio candidarmi a sindaco o a nulla, ho già dato". "Devo però portare la mia esperienza perché - ha quindi aggiunto - la gente non deve ricominciare sempre da zero". E "questo è l'impegno che porterò fino in fondo".

"In Italia bisogna cambiare tutto, non c'è niente da conservare. Se Giorgia Meloni si impegna a fare questi cambiamenti faccia una telefonata a Vannacci e si vedrà cosa si può fare. Altrimenti con l'arroganza e con la prepotenza sarà sempre respinta perché non si va da nessuna parte", ha detto ancora. A chi gli chiede se quindi sia contro Giorgia Meloni, l'ex primo cittadino risponde: "Noi non siamo contro le persone, noi siamo per i principi. Qui in Italia la situazione va cambiata e se Giorgia Meloni si impegna a fare questi cambiamenti sa dove trovarci".

Quanto alle affermazioni di Guido Crosetto, secondo cui Vannacci regala voti alla sinistra, ha detto: "Io penso che Crosetto si debba fare un esame di coscienza sul modo con cui ha generato il fenomeno Vannacci; per il resto noi abbiamo tutta la disponibilità purché i valori e i principi sovranisti vengano fatti realmente propri da uno schieramento più largo. Se questi principi non vengono rispettati si farà da soli. E questa è la sfida che abbiamo di fronte".

A chi gli chiedeva quale possa essere una corretta gestione di migranti, ha detto: "La soluzione è lavorare per un'immigrazione finalizzata, cioè far lavorare le persone e poi farle tornare a casa, non la cittadinanza". "Quando si dà l'illusione della cittadinanza - ha spiegato - si lasciano persone intrappolate in Italia, si fa in modo che tornare indietro sia quasi una sconfitta. Bisogna avere un'immigrazione rotazionale e questo è il significato vero della remigrazione".

Sulla situazione carceri in Italia

Parlando della difficile situazione del sistema carcerario, Alemanno ha sottolienato che "sul sovraffollamento il governo Meloni non ha fatto nulla" e ha annunciato che parlerà di questo tema con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. "Qua ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica. "Qua in carcere - ha aggiunto - la Repubblica italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta e di rifarsi una vita. E questa è una vergogna che la Repubblica italiana deve risolvere".

"La battaglia del sovraffollamento nelle carceri non ha un colore politico, non è di destra né di sinistra, è una questione che riguarda la Repubblica italiana tutta", ha quindi sottolineato. "Io mi auguro che il Parlamento faccia una legge trasversale e che coinvolga tutti -dice l'ex primo cittadino- perché tutti devono responsabilizzarsi - ha proseguito - Ne parlerò con Vannacci, così come cercherò di parlare con il ministro Nordio perché solo chi ci sta dentro chi ci passa dentro si rende conto della situazione. Qui c'è una marea di gente innocente e tutte le distorsioni della giustizia finiscono nel carcere".

La replica di Nordio

“Da quando sono ministro ho visitato gran parte delle carceri italiane e conoscevo la loro condizione, avendole frequentate da 40 anni come pubblico ministero. Quando sono entrato in magistratura, negli anni ’70, vi erano proteste almeno una volta l’anno per le condizioni di sovraffollamento e di igiene. Una situazione sedimentatasi nei decenni è difficile poterla risolvere in termini concreti. Quanto prima sarò lieto di ascoltare Gianni Alemanno, così come ho ascoltato i rappresentanti della Polizia penitenziaria e delle famiglie delle vittime", ha commentato Nordio concludendo: "Non conosco suggerimenti, in merito, del generale Vannacci e non so se sia favorevole ad una sorta di amnistia. Personalmente credo che garantismo significhi enfatizzare la presunzione di innocenza e, quindi, ridurre la carcerazione preventiva e assicurare la certezza della pena irrogata dalla magistratura dopo un giusto processo”.

La croce celtica

Subito dopo il pranzo da Mozzico su via Tiburtina, Alemanno ha rimesso la catena d’oro con la croce celtica. A mettergliela al collo è stato Massimo Arlechino, presidente di Indipendenza, il movimento fondato da Alemanno e confluito in Futuro nazionale, formazione guidata da Vannacci. Alemanno ha ringraziato poi “la classe dirigente che ha retto botta, discusso, dialogato e non è stato facile. Adesso con Vannacci è facile. Ringrazio ognuno di voi, che siete riusciti a mantenere i due principi di fedeltà e onore”, parlando a persone che, ha proseguito , “hanno fatto un regalo a loro stessi. Hanno trovato in questi principi un senso all’esistenza e alla lotta. Quanto siete e siamo fortunati ad avere principi per cui batterci. Felici noi che abbiamo fede, un obiettivo, che amiamo ancora combattere. Dobbiamo insegnarlo ai nostri figli e alle altre persone”.

Finì in cella nell'inchiesta 'Mondo di Mezzo'

Alemanno era stato condannato in via definitiva a 1 anno e 10 mesi di reclusione per traffico di influenze illecite in uno dei filoni dell'inchiesta nota come 'Mondo di Mezzo'.

Inizialmente, all'ex sindaco, oggi leader del movimento Indipendenza, era stata concessa la misura alternativa dell'affidamento ai servizi sociali. Tuttavia, il 31 dicembre 2024, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha disposto d'urgenza la revoca della misura, ritenendo che Alemanno avesse violato ripetutamente le prescrizioni imposte (tra cui spostamenti non autorizzati, mancato rispetto degli orari e frequentazioni vietate).

Per questo, proprio alla vigilia di Capodanno, è stato trasferito nel carcere di Rebibbia, per una detenzione lunga 540 giorni, in cui ha iniziato un vero e proprio "diario di cella". Nel suo ultimo intervento, pubblicato ieri sui suoi social, Alemanno racconta: "Questa esperienza mi ha portato a incontrare di nuovo un universo carcerario, che ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto ricordassi. Ma ho conosciuto anche una popolazione detenuta che stringe i denti e che tira avanti e non si lascia tramortire. Ecco perché uscendo dal carcere - scrive in un altro passaggio - mi sembra quasi di disertare una trincea". "Questa esperienza non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente".

Concludendo come "un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica Italiana si gioca la sua faccia".

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