Referendum sulla giustizia, confermata la data del voto

05 febbraio 2026 | 11.56
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È scattato il conto alla rovescia per il referendum costituzionale sulla giustizia, fissato per il 22 e 23 marzo 2026, la data è stata recentemente confermata dal TAR del Lazio, che ha respinto il ricorso presentato da un gruppo di giuristi contro la tempistica scelta dal governo, ritenendola rispettosa della normativa vigente. Mentre la Corte di Cassazione sta ultimando le verifiche sulla validità delle firme e sulla formulazione definitiva del quesito, la macchina organizzativa è ufficialmente partita.

La consultazione, che non prevede il raggiungimento di un quorum per essere valida, rappresenta il passaggio finale per la riforma voluta dal Governo incentrata sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente. Il progetto mira a modificare radicalmente l’architettura giudiziaria italiana, introducendo due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri) e istituendo un'Alta Corte per gestire i procedimenti disciplinari, sottraendoli ai singoli CSM. Un altro punto di rottura col passato è l'introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti degli organi di autogoverno, misura pensata per scardinare il sistema delle correnti interne.

Il dibattito pubblico è già acceso e vede contrapposte visioni inconciliabili. Il fronte del "Sì", supportato dalla maggioranza di governo e dall'Unione delle Camere Penali Italiane, sostiene che la riforma garantirà finalmente la terzietà del giudice. Al contrario, il fronte del "No", guidato dall'Associazione Nazionale Magistrati, denuncia il rischio di una deriva che potrebbe sottoporre il Pubblico Ministero al controllo del potere politico. Secondo le rilevazioni dell’Istituto Noto, il 59% dei cittadini si dichiara attualmente favorevole, con un'affluenza stimata intorno al 45%. Questa chiamata alle urne arriva dopo l'insuccesso dei referendum abrogativi del 2022, che fallirono per mancanza di quorum, ma a differenza di allora il voto del 2026 sarà decisivo a prescindere dall'affluenza.

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