L’attore si racconta a 'Ciao Maschio', ospite di Nunzia De Girolamo, nella puntata in onda domani, sabato 31 gennaio, alle 17.05 su Rai1
"Il silenzio mi ha accompagnato sempre, per tutto il periodo scolastico, perché era un momento molto complesso. Venivo un po' bullizzato, ero un bambino molto silenzioso. A casa amavo i miei genitori più della mia vita, ma avevano le loro frizioni. Il silenzio era il mio rifugio, ma anche una protezione. A volte è meglio usare dei silenzi che usare delle parole". Così l'attore Alessio Vassallo ripercorre la sua infanzia segnata dalla solitudine e dal bullismo a 'Ciao Maschio', ospite di Nunzia De Girolamo, nella puntata in onda sabato 31 gennaio alle 17:05 su Rai1. Sul bullismo riflette: "Penso di averlo subito perché ero diverso, forse fin troppo sensibile. Non accettavo di mettermi a rischio per farmi accettare. Mi mischiavo con i più deboli. Il bullismo non è solo violenza fisica o le versioni di latino bruciate. È anche la mancanza: quando un ragazzo di 12 o 13 anni non viene invitato a una partita o a una festa, quella roba fa più male di uno schiaffo".
Poi il racconto si fa ancora più personale e tocca il tema della dipendenza: "L’unica vera dipendenza che ho avuto è stata quella del gioco. Ho attraversato un periodo complesso, paradossalmente in momenti bellissimi di lavoro e di successo. Tendevo ad autosabotarmi". Una fase buia superata grazie a un passaggio decisivo: "Ne sono uscito anche con l’aiuto, perché bisogna chiedere aiuto quando si inciampa. Io ho chiesto aiuto". E aggiunge: "È stata la partita più importante che ho giocato, ed è quella che ho vinto. La vera vittoria è stata quella".
Infine, uno sguardo più maturo sui sentimenti e sulle responsabilità: "L’azzardo a volte è stato anche nei sentimenti, nel linguaggio. Quando sei giovane non ti rendi conto. Crescendo capisci quanto sia importante prendersi delle responsabilità, soprattutto affettive", conclude.