Biennale di Venezia 2026, teatro, danza e musica in dialogo tra tempo, ascolto e identità

158 appuntamenti e 470 artisti da tutto il mondo per i tre Festival, con uno sguardo globale sull’evoluzione delle arti dal vivo

(Ph Andrea Avezzù, courtesy La Biennale di Venezia)
(Ph Andrea Avezzù, courtesy La Biennale di Venezia)
23 marzo 2026 | 15.11
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Quest’anno l’appuntamento con le arti dal vivo della Biennale di Venezia prende il via il 7 giugno con il 54esimo Festival Internazionale del Teatro diretto da Willem Dafoe in scena fino al 21 giugno: la rassegna avrà per titolo "Alter Native" e vedrà in scena l'esponente del nuovo teatro greco Mario Banushi, destinatario del Leone d’argento, con la trilogia che l’ha reso famoso - 'Romance familiare. Ragada', 'Good Bye Lindita' e 'Taverna Miresia' - e Emma Dante, la più celebrata regista italiana di teatro e d’opera e Leone d’oro alla carriera di questa edizione, che presenterà in prima assoluta 'I fantasmi di Basile', affrontando l’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile.

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Dal 17 luglio all’1 agosto si terrà il 20esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Sir Wayne McGregor all'insegna del titolo 'Time Does Not Exist' ('Il tempo non esiste'): tra i protagonisti Bangarra Dance Theatre (Leone d’oro alla carriera), la prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni australiani, e la danzatrice, coreografa, regista e attivista Mamela Nyamza (Leone d’argento).

E infine il 70esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea sotto la direzione di Caterina Barbieri sarà in programmazione dal 10 al 24 ottobre con il titolo "A Child of Sound" ('Un figlio del suono'). È il compositore e performer giapponese Keiji Haino, poeta del rumore, il Leone d’oro alla carriera per il suo contributo pionieristico ai linguaggi dell’improvvisazione e della sperimentazione contemporanea. Il Leone d’argento è attribuito alla compositrice e organista canadese Sarah Davachi, una delle voci più interessanti e coerenti della scena musicale contemporanea, incentrata sull’ibridazione innovativa di linguaggi elettronici e acustici.

158 appuntamenti per 470 artisti che saranno a Venezia per i festival di Danza, Musica e Teatro: uno sguardo sul mondo che coinvolge Paesi da una parte all’altra del globo – dall’Italia e dalle sponde del Mediterraneo alla Lapponia, dal Sudafrica alle regioni del Daliangshan cinese al sud est asiatico fino al Giappone, a Samoa e alla Nuova Zelanda. Attorno a loro la comunità di Biennale College, i giovani artisti under 30 che si affacciano al mondo dell’arte per portare sul palcoscenico internazionale dei festival le loro creazioni.

Quest’anno sono giunte 1.841 domande di partecipazione da 48 Paesi diversi: per i bandi destinati a registi e drammaturghi italiani, cui si è aggiunto il nuovo bando per attori e attrici; per i bandi destinati a coreografi e danzatori, cui si aggiungono i bandi per nuove opere di un coreografo italiano e di un coreografo straniero; infine per il bando destinato a compositori, sound artist e performer musicali. Un impegno della Biennale a fornire risorse, tempi, modalità che permettano la nascita di progetti di lungo termine. Ma allo stesso tempo un contributo al rinnovamento dell’idea di regia e di drammaturgia, coreografia e danza, scrittura e interpretazione musicale, un osservatorio sull’evoluzione delle arti dal vivo.

Ha detto Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, durante la presentazione: “Danza, musica e teatro sono linguaggi che si manifestano nel tempo e nella presenza, determinandosi nella relazione del qui e ora tra artista e pubblico. Per Sir Wayne McGregor la danza ci invita a riconsiderare la natura del tempo, per Caterina Barbieri la musica ci riporta all’ascolto primordiale da cui tutto nasce, per Willem Dafoe il teatro ci riconduce alla verità dell’incontro umano. I titoli da loro individuati - Time Does Not Exist, A Child of Sound e Alter Native - oltre che dichiarazioni poetiche, confermano il qui e ora e sono veri e propri orientamenti di ricerca del nostro stare al mondo. E i tre settori, ancora una volta, confermano il loro essere in dialogo, ognuno con il proprio specifico codice. I programmi presentati dai direttori, infatti, esplorano la dimensione centrale dell’esperienza artistica dal vivo intesa come tramite necessario per rinnovare, ogni volta, la percezione della realtà di chi partecipa a un evento performativo”. (di Paolo Martini)

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