Ed O'Brien oltre i Radiohead, a Milano il volto più umano della malinconia

L'unica data italiana di 'An Evening With...Blue Morpho' porta al Teatro Lirico Giorgio Gaber il secondo album solista del chitarrista britannico

Ed O'Brien sul palco del Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano (AdnKronos)
Ed O'Brien sul palco del Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano (AdnKronos)
06 ottobre 2026 | 23.50
LETTURA: 4 minuti

Il blu è quello della Blue Morpho, la grande farfalla brasiliana che Ed O’Brien aveva osservato durante il periodo trascorso in Brasile. Ma è anche il colore con cui il chitarrista dei Radiohead ha scelto di raccontare una fase molto meno luminosa della propria vita, quella segnata dalla depressione. Da questa esperienza è nato ‘Blue Morpho’, il suo secondo album solista, pubblicato a maggio e accolto con entusiasmo dalla critica. Stasera O’Brien lo porta al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano per l’unica data italiana del tour ‘An Evening With… Blue Morpho’, partito da Amsterdam due giorni fa. Il pubblico arriva nel teatro dove un anno fa hanno suonato i Queens Of The Stone Age, in camicia e maglioncino, qualcuno sfoggia fiero la t-shirt dei Radiohead. Un dettaglio che racconta bene il forte legame tra O’Brien e i fan del gruppo, anche quando sul palco il repertorio è esclusivamente quello del suo progetto solista, fatto di contaminazioni. ‘Blue Morpho’ ha una direzione personale tutta sua, lascia da parte il formato canzone più vicino alle sue precedenti esperienze psych-folk e lavora su una materia sonora più aperta.

Il blu è anche il colore delle luci sul palco e del suo abbigliamento per la serata: camicia, pantaloni e maglietta. “È bello essere tornato in questa città”, esordisce pronunciando qualche parola in italiano. Lui, il volto più schivo e defilato dei Radiohead, si avvicina più volte al bordo del palco e invita il pubblico ad alzarsi e lasciarsi andare, “nonostante sia difficile farlo di martedì sera”. L’atmosfera resta raccolta ma progressivamente il rapporto con la sala diventa più diretto. Il disco è nato dopo un periodo difficile. O’Brien ha raccontato di avere affrontato depressione e incubi e ama citare un verso del poeta e agricoltore americano Wendell Berry: “Per conoscere il buio, devi entrarci dentro”. Dal vivo questa esperienza non solo fa parte del linguaggio musicale ma, insieme alle chitarre, alle voci, alle percussioni e alle numerose influenze che convivono nei brani, rende l’esperienza ipnotica.

A partire da ‘Incantations’, che procede come una lunga costruzione post-rock, fino a incorporare psichedelia, space-rock e accenti neo-jazz, alla title track ‘Blue Morpho’, introdotta dal suono degli uccelli, e che lavora invece sulle sovrapposizioni con archi, voci e strumenti che si intrecciano in un movimento continuo, mantenendo quella componente psichedelica che attraversa l’intero album. E’ in brani come ‘Teachers’ e ‘Blue Morpho’ che, all’ascolto, possono affiorare echi di quella ricerca sonora a cui O’Brien ha contribuito nei Radiohead, soprattutto nella stagione di ‘Kid A’: l’elettronica, le stratificazioni, i groove e una concezione della chitarra più atmosferica che rock. Ma è un’associazione dell’ascoltatore. In un’intervista recente O’Brien ha escluso un legame diretto con i Radiohead, anche sul piano psicologico, spiegando di essersi concentrato semplicemente sulla musica che voleva scrivere.

Tra i momenti migliori del concerto c’è ‘Single File’, una cut track da ‘Blue Morpho’, e ‘Incantations’, suonata prima in solitaria e poi con la band al completo. Prima di attaccare ‘Deep Days’, O’Brien guarda il pubblico e osserva: “Siete troppo lontani”. Si siede sul bordo del palco e invita i fan a sedersi con lui “il tempo di una canzone”. La sicurezza però dice di no e il momento si trasforma in una foto, con O’Brien che resta comunque a pochi passi dalla platea. ‘Obrigado’, con i suoi quindici minuti buoni, chiude il set: la partenza dalla bossa nova, attraversa influenze lounge e divagazioni psichedeliche che citano i Pink Floyd. Forse è il brano che più degli altri riesce a far comprendere la libertà con cui O’Brien ha costruito l’album.

Sul palco non è solo. Il live riunisce sei musicisti che hanno partecipato alle registrazioni di ‘Blue Morpho’, e un approccio che guarda esplicitamente all’attitudine libera di Sly and the Family Stone, Miles Davis e Phish. È anche il modo con cui O’Brien prende le distanze dall’idea del “chitarrista dei Radiohead”. ‘Blue Morpho’ non cancella il suo lavoro con Thom Yorke, Jonny Greenwood, Colin Greenwood e Philip Selway ma mostra cosa può realizzare uno dei musicisti della band quando alcune delle intuizioni maturate insieme portano poi altrove.

La malinconia è calda e avvolgente grazie anche alle chitarre che cambiano consistenza, ai ritmi che si dilatano, a elementi soul e psichedelici, fino si momenti di quiete e improvvise accelerazioni. Merito anche della produzione di Paul Epworth, già al lavoro con Paul McCartney e Adele, che tiene insieme una quantità di riferimenti che avrebbero potuto facilmente prendere direzioni separate. A Milano la sua musica ha ormai trovato la propria dimensione. Il blu della farfalla brasiliana è diventato il titolo di un disco ma non solo. Oggi è il segno di una nuova fase del suo percorso musicale. Luminoso e fortunato. (di Federica Mochi)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza