Il fondatore del celebre locale romano Drink Kong porta allo Spazio Diamante uno spettacolo "comico e surreale" sulle "illusioni della società tra social, IA e droga"
"Lo avevo allontanato per non soffrire. È stato il mio primo amore, gigantesco, viscerale. Ma un amore non corrisposto perché il teatro non paga ed è un percorso molto difficile". A parlare è Patrick Pistolesi, fondatore del celebre locale romano Drink Kong e attore, che all'Adnkronos racconta il suo ritorno sul palcoscenico, dopo vent'anni, con lo spettacolo 'Dio c'è', in scena a Roma, dal 6 all'8 febbraio allo Spazio Diamante. "Io sono nato in una famiglia normalissima e dovevo mantenermi da solo". La sua strada ha quindi incrociato quella del suo secondo amore, "il bar", che definisce "un altro palcoscenico . È sempre un ambiente notturno con una luce puntata. Anche spiegare un whisky o tenere su il morale è teatro". A distanza di 20 anni il suo ritorno a teatro nasce dall'incontro con Alessandro Longobardi, direttore artistico della Sala Umberto, del Teatro Brancaccio, del Brancaccino e dello Spazio Diamante Roma ("un uomo di cultura e una figura importante del teatro") e la telefonata del regista e autore Danilo Meriano, che ha scritto un personaggio cucito "su di me". Inizialmente "non volevo leggerlo, non me la sentivo. Poi abbiamo provato, e dalla lettura siamo arrivati alle prove, e dalle prove allo spettacolo. Ho accettato perché mettersi nudo sul palco è una sensazione che, se la provi, non smetti più".
'Dio c'è' - dice Pistolesi - è un 'Aspettando Godot' alla romana", uno spettacolo "comico e surreale" che vuole essere "una metafora sulla società, sulle sue decadenze e sulle maschere", ma anche "sulle illusioni che ti porta a vivere". Tocca argomenti molto attuali come "la droga, i social, mondi virtuali tra IA, fake news e robot. E vivere diventa difficile". Ma parla anche "degli sfortunati che vengono mangiati da questa società che non lascia scampo ai buoni, ma solo ai furbi. E questo 'Dio c'è' lo racconta molto bene", spiega Pistolesi, che sul suo personaggio anticipa: "è una figura notturna, androgina, ambigua. È bellissimo e negativo allo stesso tempo". I protagonisti sono due figure ai margini: Legno (Danilo Meriano, anche regista e autore dell’opera) ed Er Cinese (Daniele Miglio), che vivono in una periferia invasa dai rifiuti. È un paesaggio di degrado e immobilità, ma anche di umanità fragile, che diventa metafora della nostra società bloccata, incapace di scegliere se aspettare o agire. Nel loro tempo sospeso, tra dialoghi comici e momenti di poesia disarmante, irrompe Lucky (Pistolesi), figura fluida e imprevedibile, che rompe la stasi e li accompagna verso una rivelazione insieme grottesca, poetica e dal finale tragico. La performance verrà accompagnata delle musiche dal vivo di Erik Martinez, dalla voce di Elena Sofia Girardi e dalla partecipazione con voce fuori scena di Francesco Venditti.
"Abbiamo perso l’abitudine ad aspettare". Nel 'cuore' dello spettacolo c’è anche il tema dell’attesa, oggi quasi scomparsa. "Viviamo nel tutto e subito. E poi ci confrontiamo con aspettative irreali sui social: tutti vincenti, tutti ricchi, tutti perfetti. Scrolli e il telefono ti dice chi dovresti essere. È un’illusione che ti mangia vivo". Per questo Pistolesi spera che molti giovani vengano a teatro. "Le cose belle richiedono tempo, lavoro, fatica. L’attesa è fondamentale. E il teatro è il posto perfetto per ricordarcelo".
Per Pistolesi non è solo un'opportunità per rimettersi in gioco ma anche per spogliare i teatri da quell'allure "intellettuale e noiosa" e tornare a farli vivere. E lui lo fa attraverso l'arte del bar e della mixology. Non un vezzo, né product placement. "Io non faccio cose che restano nel bicchiere. Volevo unire i miei due mondi. Il teatro è e deve essere un luogo sociale, come lo era una volta. Il foyer era vivo, la gente parlava, beveva, si incontrava. Io voglio riportare quella vita lì". All’ingresso gli spettatori riceveranno un 'ready-to-drink' d'eccellenza della sua linea 'Classy Cocktails'. "Per me è divulgazione culturale. Il bancone è sempre stato un luogo di cultura: incontri persone diverse, mondi diversi. Portare un drink in platea significa rendere il teatro più accessibile e più sensoriale, più nostro". E mentre "io sarò in scena a sorseggiare un buon Sazerac, lo stesso faranno gli spettatori. È un modo per portarli nel mondo che stiamo raccontando, per empatizzare".
L'attesa per Pistolesi ora è tutta per il nuovo Drink Kong nel cuore di Roma, a Campo Marzio. "Lo apriremo i primi di marzo", dice. "Volevo tornare nel centro storico, dove sono cresciuto. È un posto del cuore, ma oggi è trascurato. Con questo progetto voglio dare un piccolo contributo per riportarlo a essere quello che era". Sarà "un locale che cercherà di rappresentare e celebrare il cocktail nella sua forma più elegante, come i Martini e i grandi classici, senza mettere da parte la sperimentazione di Kong, nostro marchio di fabbrica". La speranza di Pistolesi è che "le persone frequentino questo tipo di posti" e assicura: "Il nostro Drink Kong sarà accessibile a tutte le tasche", conclude. (di Lucrezia Leombruni).