Il lavoro di Vestoso in scena a Roma al Teatro Basilica martedì 13, protagonista Antonio Bannò
Dieci anni prima ha firmato come testimone di nozze per una coppia di amici. Oggi, con i due al capolinea della loro relazione, il 'testimone' non ci sta e si ribella. Addirittura porta in tribunale la coppia di coniugi che si apprestano a divorziare. Parte da questa scelta provocatoria l'atto unico 'La firma', di Valerio Vestoso, in scena a Roma martedì 13 febbraio al Teatro Basilica, un racconto paradossale e intimo di un uomo che sembra agire per una questione di principio, ovvero l'impegno assunto dagli sposi per compiere un percorso di vita insieme.
Il protagonista - che ha il volto, inconfondibile, di Antonio Bannò, fra i più talentuosi e versatili giovani attori in circolazione - svolge la sua 'arringa' fra tesi, corollari e antitesi che lo aiutano a restare nel giusto, fino al momento in cui è costretto a svelare il vero motivo della citazione in giudizio. Un lavoro quello di Vestoso, autore, sceneggiatore e regista tra i più stimati della nuova generazione dal cinema al teatro, passando per la tv (ha firmato la serie “Vita da Carlo” con Carlo Verdone e “No activity” per Amazon Prime) in cui si rispecchia la ricerca portata avanti in questi anni da Bam Teatro, che - nonostante le difficoltà del settore - continua il suo impegno per una drammaturgia 'nuova'. Nella sua storia, lavori come 'Qui e ora' del compianto Mattia Torre oppure la 'trilogia dell’esistente' dell'americano Will Eno, ma anche teatro politico come L’Istruttoria e Novantadue di Claudio Fava, e più recentemente 'Il mio nome è Caino', con protagonista uno strepitoso Ninni Bruschetta, oppure il racconto sociale del Premio Ubu Sergio Pierattini con il suo Un mondo perfetto.
In questo 'La firma' Antonio Bannò (anche lui nella squadra di 'Vita da Carlo') dà corpo ai tormenti di un uomo che 'cammina sul filo', portando all'estremo il senso delle parole, alla ricerca di ragioni che sfuggono, a lui, ma non solo.