Luciano Ligabue, in 54mila all'Olimpico sotto il cielo di 'Certe Notti' - Video

Partito stasera da Roma il tour negli stadi del rocker di Correggio, 161mila i biglietti venduti

Luciano Ligabue - Foto ufficio stampa
Luciano Ligabue - Foto ufficio stampa
13 giugno 2026 | 00.49
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Un accordo graffiante di chitarra che squarcia il silenzio dell'Olimpico, il palco che si illumina all’improvviso e oltre 54mila voci che esplodono insieme dopo l'attesa: inizia così, sulle note travolgenti di 'Balliamo sul mondo', il tour di Luciano Ligabue, la notte di 'Certe Notti'. Stasera a Roma il rocker di Correggio ha infiammato la Capitale, inaugurando ufficialmente la tranche estiva negli stadi del live che celebra i trent'anni del suo brano più iconico, forte di una risposta di pubblico straordinaria (GUARDA IL VIDEO).

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Per i quattro appuntamenti negli stadi sono stati infatti strappati complessivamente 161mila biglietti: 20mila per la data zero di Bibione dello scorso 5 giugno, 54mila a Roma, 30mila per la tappa di Torino (17 giugno) e ben 57mila per il 'sold out' di Milano (20 giugno), prima del gran finale autunnale nei palasport con 15 appuntamenti che partiranno dall'Arena di Verona e si concluderanno il 24 ottobre all'Unipol Dome di Milano.

Lo show è una vera e propria macchina del tempo, un percorso cronologico che attraversa gli album più iconici di Liga. A fare da ironico e nostalgico filo conduttore tra un'era e l'altra ci pensa un grande ritorno: Little Taver (l'indimenticabile Kingo di Radiofreccia). Sul palco, l'anima rock del cantautore è supportata da una schieramento di chitarre storiche che hanno fatto la sua epopea: Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte e Niccolò Bossini si sfidano a colpi di assoli, sostenuti da Luciano Luisi alle tastiere, Davide Pezzin al basso e da un batterista d'eccezione, il figlio d'arte Lenny Ligabue. Una festa totale che per i fan è iniziata ben prima del tramonto grazie alle attività gratuite del Ligavillage allestito all'esterno dello stadio. La scaletta è un perfetto meccanismo emotivo. Il primo blocco è un tuffo nel 1990, l'anno dell'album d'esordio, trainato da pezzi da novanta come 'Marlon Brando è sempre lui', 'Bambolina e Barracuda', fino alle vibrazioni acustiche di 'Non è tempo per noi' e 'Piccola stella senza cielo'.

Poi, il focus si sposta sulla realtà cruda con la sezione dedicata a 'Miss Mondo' (1999): durante l'esecuzione di "Il mio nome è mai più", cantata su una passerella in mezzo al prato, i maxischermi lanciano un duro e attualissimo j'accuse geopolitico con le scritte 'Basta col massacro a Gaza, in Ucraina, in Sudan'. Ovazione del pubblico, seguita a ruota dalla carica di 'Una vita da mediano'. Il mood visivo cambia marcia e vira sulle luci accecanti e le contraddizioni di Las Vegas per il blocco di 'Fuori come va?'(2002), che fa ballare tutti con 'Tutti vogliono viaggiare in prima' e 'Questa è la mia vita'. C'è spazio anche per la commozione profonda con l'inedito del 2026, 'Nessuno è di qualcuno', un brano potente contro la violenza sulle donne accompagnato da un video in bianco e nero firmato in collaborazione con la fondazione 'Una Nessuna Centomila', che vede la partecipazione dei volti più noti del cinema e della tv italiana, da Luca Argentero a Panariello, da Amadeus a Fiorella Mannoia. L'ultima parte dello show è un crescendo rossiniano in salsa emiliana e americana che parte con "Lambrusco, coltelli, rose & pop corn" (1991).

Da lì in poi, l'Olimpico si trasforma in una bolgia: prima con l'energia pura di 'Urlando contro il cielo', poi con 'Happy Hour', dove un video generato dall'intelligenza artificiale mette in scena un surreale e fantascientifico brindisi spaziale tra i leader della Terra vestiti da astronauti. Dopo la scarica di adrenalina dei bis con 'I ragazzi sono in giro', la chiusura è un rito collettivo imprescindibile: sulle note di 'Certe notti' lo stadio diventa un unico, immenso coro illuminato. "Anche questa volta non siamo andati male!", urla Ligabue dal palco. La notte del Liga è appena iniziata, e la festa è ben lontana dal finire.

"De Gregori patrimonio culturale, ma non condivido il suo pensiero"

"Premettiamo una cosa: Francesco De Gregori è patrimono della musica e della cultura di questo Paese, ed è tra i più liberi di pensiero, e questa è una carettistica che mi piace. Detto questo, quel pensiero non lo condivido più di tanto" ha commentato Luciano Ligabue parlando delle recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori in merito all'esposizione degli artisti sui temi politici o sociali, come le guerre. "C'è una cosa che credo De Gregori abbia voluto dimostrare, ed è che noi non siamo costretti. Troppe volte si dice la musica 'deve', no, la musica può e a volte decide. Io ho sempre cercato di farlo attarverso le canzoni", sottolinea Ligabue, che ha scritto insieme a Jovanotti e Piero Pelù il celebre 'Il mio nome è mai più', un brano manifesto contro tutte le guerre.

"'Il mio nome è mai più' la faccio da 27 anni e in quasi tutti i miei concerti - dice Liga -. Credo che il modo migliore che abbiamo di esprimerci sia quello di poterlo fare quando sentiamo di farlo". Il pensiero "che una donna su 3 abbia subito e stia subendo violenza è insopportabile", dice il rocker, che sottolinea: "Non c'è solo massacro a Gaza, c'è anche l'Ucraina, il Sudan e altri 57 conflitti in corso nel mondo".

"Nel 2027 mi fermo in Italia ma penso a progetto estero"

"Nel 2027 mi fermo, ma solo in Italia. Stiamo pensando a un progetto extra Italia, a quanto ho capito", annuncia il rocker di Correggio lanciando un'occhiata al suo manager Ferdinando Salzano, in un incontro con i giornalisti in cui traccia un bilancio tra passato, presente e futuro.

La partenza ufficiale da Roma ha per l'artista un valore simbolico e affettivo. "All’Olimpico ho ricordi molto precisi: la prima volta abbiamo fatto la curva, c’era un entusiasmo pazzesco", ricorda. Regalando poi il ricordo, sempre romano, "di un concerto sotto il diluvio universale, definibile come 'eroico'", spiega Ligabue. La scaletta dello show è strutturata a blocchi tratti dai vari album, introdotti da immagini dell'epoca che ricordano "come eravamo". "Ci sarà il primo brano che ho scritto in assoluto, 'Sogni di Rock 'n' Roll', e ci sarà anche l'ultimo, 'Nessuno è di qualcuno'", dice Liga. Che se deve scegliere un brano come il più significativo, spiega che tra i momenti più intimi del live per lui c'è proprio la versione acustica del brano d'esordio: "Non c’è una canzone preferita in assoluto, ma quel momento fa fare un salto indietro nel tempo, è un momento particolare. Ci sono concetti che ho più volte espresso nelle mie canzoni, riprodurla ed eseguirla mi emoziona ancora".

Imperatrice del tour è ovviamente 'Certe notti', una canzone che ha ridefinito la sua carriera. "Quando cn la Warner ho ho deciso che sarebbe stato il primo singolo di 'Buon compleanno Elvis' non potevo immaginare che avrebbe cambiato molte cose nella mia vita", ammette il cantautore. Sul palco, il brano vivrà di una nuova energia: "In questa fase posso contare sull’emozione di portarmi dietro tutti i chitarristi che hanno suonato con me, cinque chitarre in azione. E poi c’è l’asso di briscola: mio figlio alla batteria. Stiamo vivendo insieme esperienze diverse". Sul fronte discografico, l'idea di un disco nuovo è "sempre lì, lì nel mezzo", per citare un suo storico pezzo. "Di canzoni ne ho un fottìo, quello è l’ultimo dei problemi -dice Liga rispondendo ai cronisti-. Da lì a pubblicarle... il mondo è cambiato, ma qualcosa uscirà".

Quanto a un eventuale quarto film da regista, visto il successo dei primi tre, il rocker non lo esclude, ma alle sue condizioni: "Non ho il bisogno di farlo, non faccio il regista di mestiere -spiega- Se viene una storia che sento di dover raccontare ok, ho una libertà artistica e spero di usarla fino in fondo". Impossibile non chiedergli di una sua ipotetica partecipazione come superospite a Sanremo 2027: "È la più grande vetrina che ci sia, ma c’è troppa tensione, sembra sempre una questione di vita o di morte", ammette il Liga. Che però non chiude del tutto la porta all'idea: "Intanto dovrebbero invitarmi, poi dovrei consultarmi per vedere se ci sono le condizioni. In questo momento direi di no, ma mai dire mai".

Il legame di Ligabue con Campovolo porta l'artista a non sottrarsi a una riflessione sulla recente polemica legata all'annullamento dei concerti nella celebre spianata, nota anche come Rcf Arena di Reggio Emilia: "Ho sempre voluto starci fuori per non abbinare il mio nome a questa vicenda. Ma come ogni cittadino di Reggio mi chiedo come sia possibile e provo un’enorme tristezza", dice Ligabue. Che nel corso dell'incontro ridefinisce la propria identità artistica e la propria sfida personale: "Quello che ho sempre cercato sono le canzoni che avessero un’anima popolare -ripercorre il rocker- Puntavo ad essere un cantautore con il suono di una band. La mia sfida è scrivere quelle che per me sono belle canzoni. Anche se poi le canzoni, diciamo, fanno sempre un po’ il loro corso". (di Ilaria Floris)

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