Al suo terzo Festival, l'artista porta il brano "Naturale" e una nuova consapevolezza che ha ispirato il suo nuovo album "Vita Vera Paradiso", in uscita il 10 aprile
Un "grido d'amore" contro un "periodo storico complesso e violento". Leo Gassmann torna al Festival di Sanremo, in gara con il brano "Naturale" e un messaggio chiaro: "Cantare l'amore oggi è fondamentale, è l'arma più potente che abbiamo", racconta all’Adnkronos. L'artista, alla sua terza partecipazione alla kermesse, si presenta con una maggiore consapevolezza e un progetto che unisce musica e impegno sociale, senza timore di andare "controcorrente".
Torni al festival con "Naturale", che definisci un grido d'amore. Cosa significa per te oggi invitare le persone a valorizzare di più chi hanno accanto?
“Credo che cantare l'amore oggi sia una cosa fondamentale, ancora di più rispetto a prima, perché viviamo in un periodo storico molto complesso, molto violento e ci stiamo vedendo portare via i nostri diritti, non soltanto nel nostro paese ma anche in altri paesi. Quindi praticare l'amore penso che sia fondamentale, anche cantarlo e raccontarlo. Spesso sono le cose semplici che fanno la differenza”.
Come cantante, senti anche una responsabilità sociale?
“Sì, a livello di testi non sono mai stato un aspirante cantautore politico, però credo che i valori possano essere trasmessi anche attraverso quello che si dice intorno alle canzoni, il modo in cui a volte ci si schiera dalla parte dei più deboli. Essere politici non deve significare necessariamente avere dei testi politici. A volte può capitare di parlare della società con altri giri, però penso che sia importante che noi artisti raccontiamo e spieghiamo quali sono i nostri punti di vista, perché è necessario. Può essere un buon esempio per le persone se i valori sono positivi e inclusivi”.
A proposito di questo, si parla già di Eurovision. Al di là della gara, ti sei posto la domanda se, in caso di vittoria, andresti a rappresentare l'Italia?
“Vedo la musica come lo sport. Ho ripreso i libri di storia del liceo perché voglio capire come siamo arrivati fino a questo. La cosa bella che mi ha emozionato leggere delle Olimpiadi è che erano un evento che portava a fermare tutte le guerre intorno. Tutti i rappresentanti dei paesi avevano la possibilità di gareggiare e in quel momento le guerre si fermavano. Più che rispondere alla domanda, alla quale non ho una risposta perché non ho preso in considerazione il fatto di vincere, apro una tematica: non è che impedire a qualcuno di gareggiare, di qualunque paese esso faccia parte, sia un modo semplicemente per alzare altri muri? Perché alzare ulteriori muri e impedire a qualcuno di raccontare magari una storia che parla pure d'amore? La musica è come lo sport e non dovrebbero esistere barriere. Le barriere facciamole mettere a quelli che vogliono soltanto distruggere”.
È la tua terza volta a Sanremo. Come è cambiato il tuo approccio al palco e alla gara?
"C'è sicuramente l'incognita di quel palco. Però sicuramente torno con una consapevolezza maggiore, con un disco pronto che racconta una nuova era del mio percorso. Arrivo con un progetto ben strutturato, sincero, trasparente e me la vivrò in maniera leggermente più tranquilla. Arriverò più preparato. Sto facendo un fioretto: non bevo alcol, neanche una birra, da due mesi. Voglio salire su quel palco e scendere dicendo: ‘Ho dato tutto quello che avevo e l'ho fatto bene’”.
Come hai vissuto le pagelle dei pre-ascolti e che rapporto hai con la critica?
“Rispetto sempre il mestiere del giornalista e ho un buon rapporto con le critiche. Una cosa però mi ha rammaricato: è capitato che alcuni commenti andassero oltre la valutazione della canzone. E mi è dispiaciuto, perché è una chiara fotografia della società, dove a volte si tende ad attaccare un essere umano che cerca di fare solo del suo meglio. In particolare una testata, molto importante a livello nazionale, ha scritto: "Questo qua ci prova e ci riprova, non se ne fa niente, gli consigliamo di cambiare mestiere". Questo va oltre la valutazione di una canzone. Hanno chiesto di valutare una canzone, non un essere umano che magari ha una sensibilità”.
Dopo un percorso che tre album e include un Nastro d'Argento e ruoli in film e serie tv, senti ancora il peso dell'etichetta di "figlio d'arte"?
“Ognuno di noi nasce con un mazzo di carte: alcune sono buone, altre no, e devi giocare con le carte che hai. Io sono nato con un bellissimo mazzo, con genitori che mi vogliono bene, in un paese che non è sotto il suono delle bombe. A livello personale non ho mai sentito il peso del cognome, anche perché sono stati molto bravi a non farmelo sentire. E poi sono una persona serena. Io faccio del mio meglio, so di essere una brava persona. Mi diverto e vedo che le persone si rispecchiano in quello che faccio. Fino a quando vedo occhi pieni di luce sotto al palco, sono contento e continuo a farlo”.
Nella serata delle cover canterai insieme ad Aiello il brano di Cocciante, ‘Era già tutto previsto’. Cosa dobbiamo aspettarci?
“Antonio, è un amico sincero, una persona che poche se ne trovano così nell'industria musicale. Scrive benissimo, canta benissimo, ha un timbro super riconoscibile. Noi giocheremo sulla sincerità, sulla trasparenza, e cercheremo di rendere onore a Riccardo Cocciante e a questa sua canzone stupenda. Può piacere o non piacere, ma noi saremo genuini. In un mondo dove tutto sembra andare a scatafascio, dove l'intelligenza artificiale ti può riprodurre le canzoni, essere sinceri, nudi, trasparenti e il più semplice possibile è una cosa che le macchine non possono replicare. È l'unica cosa che ci può salvare, ed è collegata dall'amore. L'amore è l'arma più potente che abbiamo. Ci metteremo tanto amore, ci divertiremo, ci emozioneremo. Io probabilmente piangerò”.
Il tuo nuovo album, "Vita Vera Paradiso", in uscita il 10 aprile, racconta una "nuova era"…
“È un'era spero matura. Sento che c'è qualcosa di molto vero, che vibra forte nel mio cuore quando canto queste canzoni. I miei primi due dischi sono stati di grande ricerca, ogni canzone strizzava l'occhio a un genere diverso. Questo album, "Vita Vera Paradiso", è nato solo con la chitarra, viaggiando con amici, al mare, in montagna, tra le colline. Sono canzoni nate da momenti di vita vera con sonorità country e world. È un disco forse un po' più coraggioso. Si sente che finalmente c'è un'identità, e questa sarà la mia identità. È una cosa diversa, è un ritrovarsi, uno scoprirsi, e fa controcorrente rispetto a quello che si sente oggi. Trovare un'identità era necessario al terzo album e spero di averla trovata”.
Per concludere, tra musica e recitazione, in quali vesti ti senti più a tuo agio?
“In realtà sono due mondi che vanno in parallelo, due cose molto diverse, come dire "bere e mangiare". Mi danno la possibilità di esprimermi in maniere diverse. Nella musica mantengo sempre un lato molto speranzoso. Nella recitazione, invece, mi posso permettere di essere anche un impostore, di essere l'altra parte di me che esiste, che non ho scelto di vestire nella mia vita e vivere le emozioni dei personaggi senza i compromessi che nella vita ho trovato”. di Loredana Errico