Sanremo, oncologi: "Balti ci dice che dopo le cure la paura resta e va cercata una nuova normalità"

L'analisi di Rossana Berardi e Saverio Cinieri

Sanremo, oncologi:
27 febbraio 2026 | 17.46
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Le parole di Bianca Balti "descrivono con grande lucidità una verità clinica ed esistenziale che noi professionisti conosciamo bene, una fase del percorso oncologico che troppo spesso rimane invisibile: la fine della chemioterapia non coincide con la fine della malattia dal punto di vista psicologico ed esistenziale". "Ciò che accomuna Bianca Balti ad altri pazienti oncologici è la paura: il timore che la malattia possa progredire o ripresentarsi". Così Rossana Berardi, presidente eletto dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), e Saverio Cinieri, past president di Fondazione Aiom, commentano all'Adnkronos Salute le dichiarazioni rese dalla super modella - che nel 2024 ha ricevuto una diagnosi di cancro ovarico - oggi in conferenza stampa da Sanremo dove stasera sarà ospite al Festival.

"Dopo le cure si apre un tempo delicato - spiega Berardi - caratterizzato dal timore della recidiva, dal confronto con i cambiamenti corporei permanenti e dalla necessità di ridefinire la propria identità. E' la frattura tra il 'prima' e il 'dopo'. E' la perdita della spensieratezza, della sensazione di invulnerabilità. Spesso, dall'esterno, il ritorno dei capelli diventa simbolo di guarigione. Ma clinicamente sappiamo che proprio dopo la fine delle terapie si apre una fase molto delicata perché diminuisce il monitoraggio stretto, riemerge la paura della recidiva, si deve ricostruire una nuova normalità".

Nel caso del tumore ovarico su base ereditaria, come nel caso di Bianca Balti, inoltre, "la dimensione genetica aggiunge un ulteriore livello di complessità: la consapevolezza del rischio, il peso familiare, le implicazioni per le figlie, le sorelle, le madri. Il fatto che una donna pubblica scelga di parlare di questo 'lutto' - osserva l'oncologa - contribuisce a normalizzare un'esperienza che troppe pazienti vivono in silenzio, sentendosi inadeguate perché 'dovrebbero essere felici di aver finito'. In realtà, la fine delle cure è l'inizio di un percorso di integrazione: non si torna alla persona di prima, ma si può diventare una versione diversa, più consapevole, talvolta più profonda di noi". "Come professioniste e professionisti - evidenzia Berardi - abbiamo una forte responsabilità: quella di preparare le pazienti a questa fase post-terapia, considerandola parte integrante del percorso di cura, con programmi dedicati di follow-up clinico e sostegno psicologico".

Lo stato d'animo espresso da Bianca Balti "è lo stesso che vivono moltissimi pazienti oncologici. E' una sensazione comune - rimarca Cinieri - sia nelle persone che convivono con una malattia metastatica, oggi sempre più spesso cronicizzata e quindi sottoposta a controlli periodici nel tempo, sia in chi ha concluso le terapie e affronta un percorso di follow-up dopo trattamenti preventivi".Ciò che accomuna questi pazienti è la "paura: il timore che la malattia possa progredire o ripresentarsi. Un sentimento comprensibile, che spesso riemerge in prossimità degli esami di controllo". Il consiglio dello specialista è chiaro: "Seguire con fiducia le indicazioni del proprio oncologo e cercare di vivere la quotidianità con serenità. Raggiungere un equilibrio emotivo, infatti, non è solo un obiettivo psicologico, ma può aiutare ad affrontare meglio le terapie e i controlli". Conclude Cinieri: "Il ritorno alla vita normale rappresenta una parte fondamentale della cura, anche per i pazienti oncologici".

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