L'attore interpreta la leggenda del ping-pong Marty Reisman, il film arriva nelle sale il 22 gennaio
"Recitare in 'Marty Supreme' mi ha ricordato l'ambizione degli inizi, quando non accettavo i no. Soprattutto nel mondo cinema, dove all’inizio solitamente ricevi moltissimi no e l'unica persona che crede in te sei tu. Marty non è di certo il personaggio più ammirevole, ma è quello che più somiglia a chi ero prima che la mia carriera prendesse il via". Così Timothée Chalamet, in collegamento da Los Angeles, ricorda la 'fame' degli inizi tra sogni e ambizioni, fra i temi al centro di 'Marty Supreme' di Josh Safdie (dal 22 gennaio nelle sale con I Wonder Pictures), ispirato alla vera storia della leggenda del ping-pong Marty Reisman. Ambientato nella New York degli Anni 50, il film racconta di Marty, un giovane pieno di ambizione che fa il commesso in un negozio di scarpe, ma sogna di diventare campione mondiale di ping pong. La pellicola è un ritratto dell'ossessione per il successo, della fame - non sana - di diventare qualcuno e dell'essere disposti a tutto - anche mentire e truffare - pur di raggiungere i propri obiettivi.
Il successo, però, ha un prezzo: "Dai 22 ai 26 anni ho vissuto come se mi avessero tirato via il tappeto da sotto i piedi". L'esplosione di 'Chiamami col tuo nome', le nomination, l’attenzione globale: tutto insieme, tutto troppo in fretta. Oggi, a 30 anni, rivendica una nuova consapevolezza. "Sto vivendo in una specie di Truman Show, ma positivo. È tutto un sogno, ma resto lucido e cerco di spegnere il 'rumore' che c'è attorno a me". Sul set il telefono resta spento ("ti porta via la concentrazione") e la disciplina è quasi atletica: "Il dono della mia vita è poter lavorare come attore al massimo livello. Sono cambiato e sento di non voler più fuggire da questo. E vorrei che anche gli altri miei colleghi si sentano a proprio agio nel dire che sono alla ricerca della grandezza, proprio come Marty".
Un ruolo quello di Marty Supreme che ha cancellato dal suo vocabolario la parola 'paura' verso l'ambizione: "C'è un'energia nella cultura che è molto diversa da quando ero adolescente. L’hip hop che ascoltavo nel 2010, per esempio, era aspirazionale. Ora c’è un clima di risentimento verso quelle che sono percepite - a prescindere dal torto o dalla ragione - istituzioni 'elitarie', Hollywood compresa. Tutti hanno paura di dire qualcosa e hanno sensi di colpa". La speranza dell'attore è che molti giovani "si riconoscano nel personaggio di Marty Supreme, soprattutto quelli cresciuti nel periodo del Covid. È come il passaggio dai Beatles ai Sex Pistols. I Beatles facevano musica incredibile, poi sono arrivati i Sex Pistols che, con la loro attitudine punk, hanno detto: 'Fanculo, ora troveremo il nostro modo di stare al mondo. E questo - osserva Chalamet - lo rivedo nelle nuove generazioni. Spero che possano vedere il film e comprendere che possono inseguire i loro sogni senza vergogna e mirare in alto". L'attore, però, "come Bob Dylan (che ha interpretato in 'A Complete Unknown') non vuole essere una bussola morale. Ma non voglio essere nemmeno l’opposto: voglio solo fare cose belle e concentrarmi sul lavoro".
Prima delle riprese di 'Marty Supreme', l'attore si è allenato per anni a ping-pong: "Ho lavorato con Diego Schaaf e sua moglie Wei Wang", che sono i coordinatori di ping-pong ai quali tutta Hollywood si rivolge. Come è successo per 'Forrest Gump' o per 'Balls of Fury - Palle in gioco'. Ho lavorato con loro per quasi cinque anni, tra un film e l'altro. Nei tre mesi precedenti alle riprese ho imparato davvero tutte le sequenze, quasi come fossero danza, pura coreografia. Alcuni scambi sono di 14, 15, 16 colpi, un grande ritmo". Un ruolo che gli ha fatto conquistare un Golden Globe come Miglior attore e un posto di diritto tra i favoriti nella corsa all'Oscar. E' tra i favoriti, ma davanti a lui c’è un avversario che potrebbe complicargli il cammino: Leonardo DiCaprio per 'Una battaglia dopo l'altra'.La cerimonia degli Academy Award è attesa per domenica 15 marzo. Nel frattempo, il giovane divo sta rivoluzionando il modo di comunicare il cinema. Lo ha fatto con 'A Complete Unknown', in cui interpreta un giovane Bob Dylan, e lo fa anche 'Marty Supreme'. Durante il tour promozionale si è prestato ad una finta call su Zoom tra lui e alcuni suoi collaboratori per discutere di come promuovere il film. Le idee 'folli' di Chalamet? Dipingere la Statua della Libertà o la Tour Eiffel di arancione. A diventare parte di questo racconto 'arancione' - come le palline con cui gioca Marty - anche la giacca brandizzata, ormai diventata un 'must-have' tra le celebrità, e il remix del brano rap '4 Raws' insieme al rapper EsDeeKid. "Timmy" (come lo chiamano i fan), forse, è stato il primo a intercettare un passaggio chiave: il cinema non è più solo qualcosa da vendere, ma deve essere anche interazione.