Ultimo conquista gli studenti di Tor Vergata: "Come ho superato i miei limiti? Li ho cantati’

A quaranta giorni dal concerto evento del 4 luglio nella spianata accanto all’Università, l’artista romano incontra gli studenti: “Ho avuto una visione di questo concerto tanto tempo fa”

Ultimo conquista gli studenti di Tor Vergata:
22 maggio 2026 | 13.55
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“Stanotte pensavo all’idea di venire qui, e voglio dire che oggi sono qui a forma di punto interrogativo. Ho la stessa età di alcuni di voi, mi faccio le vostre stesse domande e non ho le risposte, anzi per me sono più importanti le domande”. Ultimo e la sua sincerità diretta e ‘low profile’ conquistano l'ateneo di Tor Vergata: nel giorno dell’incontro con gli studenti, tra applausi, silenzi attenti e risate, l’artista romano si racconta con autenticità a poche settimane dall’atteso concerto evento ‘La favola per sempre’ in programma sabato 4 luglio, proprio nella grande spianata accanto all’Università.

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In un dialogo intimo con lo psichiatra Paolo Crepet, davanti ad un’aula strapiena, Niccolò parte subito diretto: “Non mi sento all’altezza delle canzoni che scrivo -dice- È la magia delle canzoni. So che la canzone appartiene ad un’altra sfera”. Lui un punto di riferimento? “Non so onestamente, ma so che se uno nella vita fa quello che gli viene facile fare non sbaglia mai”. C’è spazio per ricordare gli esordi, e la forza della musica da sempre dentro di lui: “Ho cominciato ad otto anni col pianoforte e per me non era una cosa qualunque, c’era solo questo, era questione di ‘o vita o morte’. Ancora oggi per me è una questione personale”.

Oggi, la fama ha cambiato qualcosa: “Quando scrivevo le prime canzoni avevo una leggerezza forse diversa, parlavo di cose che pensavo fossero solo mie. Oggi lo faccio, ma sarebbe ipocrita dire che quando scrivo io sia totalmente libero come quando ho fatto uscire il mio primo disco”. E lo dice in un giorno non casuale: stanotte è uscito il suo nuovo singolo, ‘Romantica’, che anticipa l’album ’Il giorno che aspettavo’ in uscita il 19 giugno.

Non ci sono consigli per i giovani che gli pongono domande -Janet, Iris, Aurora e tanti altri- ma uno spunto dato dall’esperienza personale: “Come ho superato i miei limiti? Li ho cantati -dice Ultimo- Bisognerebbe introdurre una nuova materia nelle scuole, cercare di capire cosa ti viene facile fare, e cosa non vuoi fare. Anche perché tra cent’anni non ci saremo più. Ma forse io sono un sognatore”. Che però non ci sta a indulgere nel facile stereotipo della ‘periferia’: “Ho vissuto una vita in cui non mi è mancato niente -scandisce Ultimo- Questo mito della periferia a volte è fraintendibile. Ho sempre vissuto in modo normale”. Fatalista ma ipocondriaco, pessimista ma sognatore: le contraddizioni emergono tutte, stregando la platea. Il concerto del 4 luglio “sarà qualcosa di nuovo. C’è un lavoro che va avanti da un anno e mezzo ogni giorno, prepararlo è qualcosa che supera un normale concerto”. Un live, spiega l’artista romano, che ha sognato nitidamente tanto tempo prima: “Io ho avuto questa visione in tempi in cui non si sapeva nemmeno se si sarebbe potuto fare. Mi è accaduto anche con altre cose, le ho viste prima che accadessero e non ho dato alcuno spazio al fatto che potessero non accadere, e si sono verificate”.

Ultimo racconta anche qualcuno dei suoi lati ‘oscuri’, come la difficoltà del ritorno alla vita normale dopo il bagno di folla dei concerti. “Una cosa che mi accade è che quando finisco i tour entro in una sorta di sensazione in cui mi sembra che sia tutto finto -spiega a Crepet-. La sera prima stai lì, con tutta questa onda di amore, davanti a 50-60mila persone, e il giorno dopo torni alla vita di tutti i giorni e magari non ti si accende la tv. La vera domanda quindi è come mi sveglierò il 5 luglio”, dice Ultimo. Ci sono stato molti momenti in cui avrebbe voluto mollare, ammette, ma poi “sono tornato sempre al pianoforte”. E rispondendo all’ultima domanda, si concede una piccola annotazione: “Sono riuscito a partire senza una raccomandazione neanche minima, e poi mi è successo. Le cose accadono e basta, uno fa quello che può fare”. (di Ilaria Floris)

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