La regista danese in concorso con il film 'Woman Unknown'
"Normalmente dormo sempre molto bene, ma stanotte mi sono svegliata e mi sono detta: 'Sono la donna più sconosciuta e allo stesso tempo più conosciuta di Venezia'. Sono comunque felice di far parte di questa Mostra". Con queste parole May el-Toukhy, la regista in competizione per il Leone d'Oro alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia, ha commentato la polemica che ha preceduto il festival sulla scarsa presenza femminile.
La regista danese di origine egiziana, che presenta il suo film 'Woman Unknown', ha poi affrontato direttamente la questione: "So che la presenza di poche donne in concorso è un problema strutturale, uno che ho incontrato in tutta la mia carriera. Spesso, dopo la scuola di cinema, ho avuto più difficoltà a realizzare i miei film rispetto ai miei compagni uomini. Ci vengono concessi budget diversi e questo si ripercuote su tutto il resto, dal cast alla produzione". La regista pone poi l'accento sulla percezione critica: "C'è anche la questione della narrazione che si crea attorno al 'genio maschile'. Non ho mai letto un articolo in cui si parlasse di una donna regista definendola un 'genio'. Siamo tutti responsabili di questo cambiamento e sarei felicissima se anche ai registi uomini in concorso venisse posta la stessa domanda sulla scarsa presenza femminile".
"Dopo il movimento #MeToo - ha aggiunto - abbiamo preso coscienza di quanti squilibri esistano. Tuttavia, ho la sensazione che stiamo tornando indietro e per questo dobbiamo continuare a porci delle domande da un punto di vista critico". "Non a caso, il mio film parla proprio dell'invisibilità delle donne e della necessità di trovare una propria voce", ha sottolineato la regista. Il suo film, 'Woman Unknown', racconta la storia di Marie, una donna che sta per sposare Christian, il ricco vedovo per cui lavora. Per lei, il matrimonio significa sicurezza e una nuova vita, ma un segreto dal suo passato – una relazione con un soldato tedesco durante la guerra – torna a minacciare tutto. Nell’anarchia del dopoguerra, Marie è pronta a tutto pur di difendere la vita che si è conquistata. "In molti conflitti armati, gli uomini pagano con la vita, le donne pagano con il corpo. Questo è un tema molto presente ancora oggi ed è un aspetto profondo del film", ha concluso la regista.