Il mitico stadio ospiterà l'11 giugno la gara inaugurale del Mondiale tra Messico e Sudafrica
Quale altro stadio di calcio può vantarsi di aver assistito ad alcuni dei capitoli più memorabili della storia dei Mondiali? In vista della gara inaugurale l'11 giugno dei Mondiali del 2026 tra Messico e Sudafrica, uno sguardo a tre partite leggendarie disputate allo Stadio Azteca, con Pelé, Maradona, Rivera e Beckenbauer nella mitica Italia-Germania 4-3.
La "Partita del Secolo".
Spettacolo, gol e dramma come solo il calcio sa offrire. Il 17 giugno 1970, Italia e Germania Ovest disputarono un'epica semifinale che si concluse ai tempi supplementari, con il pareggio di Karl-Heinz Schnellinger all'82' minuto, dopo il gol del vantaggio di Roberto Boninsegna. La famosa difesa a 'catenaccio' cedette, dopo aver a lungo frustrato i tedeschi, già penalizzati dall'infortunio di Franz Beckenbauer, che si lussò la clavicola destra al 70' minuto. Nonostante il dolore, "Der Kayser" rimase in campo; altrimenti, la Mannschaft, avendo già effettuato entrambe le sostituzioni, si sarebbe ritrovata in dieci uomini. I 30 minuti di recupero furono frenetici, con entrambe le squadre che si scambiavano colpi. Gerd Müller portò in vantaggio la Germania Ovest, Tarcisio Burgnich pareggiò, Gigi Riva riportò l'Italia in vantaggio, ma Müller segnò la sua seconda rete portando il risultato sul 3-3. E appena 20 secondi dopo, Gianni Rivera, colpevole nell'azione precedente, si riscattò spiazzando Sepp Maier a dieci minuti dalla fine. Sfinita, la Nazionale italiana si assicurò un posto in finale, ma l'immagine che rimane impressa è quella di un valoroso sconfitto, Beckenbauer, con il braccio fasciato al petto. Entrato nella leggenda, non avrebbe mai immaginato che l'Azteca gli avrebbe inflitto un'altra delusione 16 anni dopo.
Pelé in levitazione.
Tanti momenti esaltanti hanno costellato la finale dei Mondiali del 1970, vinta in modo convincente (4-1) il 21 giugno dallo scintillante Brasile contro un'Italia esausta, che aveva dato tutto nella semifinale contro la Germania Ovest. C'erano tutte quelle superbe azioni collettive, orchestrate da cinque numeri 10 - Gerson, Rivellino, Jairzinho, Tostão e Pelé - schierati sul campo Azteca, che dispiegavano una fantastica sinfonia calcistica, trovandosi persino a occhi chiusi, come esemplificato dal quarto e ultimo gol servito a Carlos Alberto. Un capolavoro iniziato con il ritmo di una samba, con il centrocampista difensivo Clodoaldo che dribblava con disinvoltura quattro italiani all'inizio dell'azione. Ma ciò che tutti ricordano ancora di più è la prestazione perfetta di Pelé nel suo addio ai Mondiali. Il tempo sembrò fermarsi al 18' minuto, quando si elevò così in alto, così a lungo, da catapultare il pallone in rete e sbloccare il risultato, lasciando a bocca aperta i 107.412 spettatori. Autore anche di due assist in questa finale da sogno, il "O Rei" fu portato in trionfo fuori dal campo dopo la vittoria della Seleção. Sembrava fluttuare sopra la terra, esaltato dal suo terzo titolo dopo quelli del 1958 e del 1962.
La "Mano di Dio"
Dio e diavolo, Diego Armando Maradona erano entrambi presenti allo Stadio Azteca il 22 giugno 1986, durante la vittoriosa partita dei quarti di finale contro l'Inghilterra (2-1). Questa dualità si manifestò nell'arco di circa 250 secondi. Per segnare il primo gol al 51' minuto, ha usato tutta la sua astuzia: con la mano sinistra ha intercettato un pallone alto destinato al portiere Peter Shilton e ha dribblato fino a infilarlo in rete, senza che l'arbitro si accorgesse dell'imbroglio. "L'ho segnato un po' con la testa di Maradona e un po' con la mano di Dio", ha dichiarato a fine partita. Per segnare il secondo gol al 55' minuto, ha dato prova di tutto il suo genio: con il piede sinistro ha dribblato cinque giocatori inglesi, incluso Shilton, prima di depositare la palla in rete al termine di una fantastica azione personale iniziata nella propria metà campo. E la frenesia che si impadronì dell'Azteca arrivò al punto da mandare in trance il giornalista radiofonico argentino Victor Hugo Morales, che commentò l'azione: "(...) Maradona! Genio! Genio! Genio! Ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta... Gooooool! Gooooool! Sto per piangere! Buon Dio, viva il calcio! Golaaazooo! Diegoooooool! Maradona! Maradona, in una corsa memorabile, nella giocata più bella di tutti i tempi... Aquilone cosmico! (...) Da quale pianeta vieni per lasciarti alle spalle così tanti inglesi? (...) Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona! Grazie a Dio per il calcio...". Dopo aver segnato due gol contro il Belgio (2-0), "el diez" rimase in silenzio nella finale contro la Germania Ovest, ma fornì a Jorge Burruchaga il gol decisivo per il titolo (3-2), con grande disappunto di... Franz Beckenbauer, l'allenatore della Mannschaft decisamente maledetta a Città del Messico.