Via libera della Commissione alla riforma della legge elettorale

30 giugno 2026 | 17.00
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La Commissione Affari costituzionali della Camera ha concluso l’esame della proposta di legge di riforma del sistema elettorale, nella versione riformulata dalla maggioranza e denominata “Bignami bis”, che ora si avvia verso il passaggio in Aula. Il testo introduce un impianto complessivo che combina elementi proporzionali con un significativo premio di maggioranza, con l’obiettivo dichiarato di garantire al contempo rappresentatività e stabilità dell’azione di governo. Nel dettaglio, la riforma prevede un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza assegnato alla coalizione che riesca a superare la soglia del 42% dei voti validi. In questo caso, il premio consiste nell’attribuzione di 70 seggi alla Camera dei deputati e 35 al Senato, entro un limite massimo complessivo rispettivamente di 220 deputati e 113 senatori. La logica è quella di assicurare una maggioranza parlamentare solida a chi ottiene un consenso elettorale significativo, evitando però distorsioni eccessive nella distribuzione dei seggi. Qualora nessuna forza politica, né singola né in coalizione, raggiunga la soglia del 42%, il sistema torna invece ad essere integralmente proporzionale, senza alcun premio di maggioranza. Questo meccanismo rappresenta una clausola di salvaguardia che punta a mantenere la piena corrispondenza tra voti espressi ed eletti in Parlamento in assenza di una chiara indicazione maggioritaria da parte dell’elettorato. Un altro elemento rilevante della proposta riguarda le modalità di espressione del voto. Il testo licenziato dalla Commissione non prevede infatti la possibilità di indicare preferenze individuali per i candidati: l’elettore sarà chiamato a votare una lista nel suo complesso, lasciando alle forze politiche la definizione preventiva degli eletti attraverso liste bloccate. Questa scelta continua a suscitare un ampio dibattito, poiché da un lato viene vista come uno strumento di semplificazione del voto e di contenimento dei costi e della competizione interna ai partiti, ma dall’altro solleva critiche relative alla riduzione del potere di scelta diretta dei cittadini. Restano inoltre confermate le soglie di sbarramento già note: il 10% per le coalizioni e il 3% per le singole liste. Tali soglie mirano a evitare una frammentazione eccessiva del quadro politico, favorendo la formazione di aggregazioni più ampie e incentivando la costruzione di coalizioni elettorali prima del voto. Dopo il via libera della Commissione, il provvedimento è approdato in Aula venerdì 26 giugno per l’avvio della discussione generale. I tempi parlamentari indicano come probabile l’approvazione in prima lettura entro la settimana del 6 luglio, anche se il percorso non si preannuncia privo di ostacoli. Il dibattito si annuncia infatti particolarmente acceso, con numerosi nodi ancora da sciogliere e posizioni divergenti sia tra maggioranza e opposizione sia all’interno degli stessi schieramenti. Tra i temi più controversi spicca proprio quello delle preferenze, che continua a dividere in maniera trasversale le forze politiche. Alcuni gruppi spingono per la loro introduzione, ritenendole fondamentali per rafforzare il rapporto tra elettori ed eletti e aumentare la legittimazione democratica del Parlamento; altri, invece, restano contrari, temendo effetti distorsivi, una competizione eccessiva tra candidati della stessa lista e possibili ricadute sul piano della trasparenza e dei costi delle campagne elettorali. In questo contesto, la discussione parlamentare rappresenterà un passaggio decisivo non solo per il destino della proposta, ma anche per definire il futuro assetto del sistema politico italiano. La riforma, infatti, incide su un equilibrio delicato tra rappresentanza e governabilità, e il confronto in Aula sarà determinante per verificare se esistano le condizioni per un’ampia convergenza oppure se il testo subirà ulteriori modifiche nel corso dell’iter legislativo.

La scheda del provvedimento

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