All'Adnkronos Salute l'analisi dei dottori Filippo Randelli e Andrea Bernetti
È possibile che Federica Brignone gareggi alle Olimpiadi 2026? Il chirurgo Filippo Randelli, direttore Unità Operativa Complessa Cad – Istituto Ortopedico Gaetano Pini-Cto di Milano, non è certo ma è ottimista "sul suo ritorno in pista perché questi super campioni possono stupire in quanto a recupero". Anche Andrea Bernetti, professore di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento, dice la sua all'Adnkronos Salute: "Sicuramente il tentativo della campionessa di essere pronta al rientro per Milano-Cortina è basato su interventi di altissimo livello, costante monitoraggio e riabilitazione avanzata e 'tagliata su misura' per l'atleta olimpica".
"Leggendo l'intervista della madre di Federica Brignone sull'infortunio della figlia - descritto con termini crudi come 'gamba staccata dal corpo' e 'ginocchio esploso' - è impossibile non tracciare un parallelo con la letteratura medica riguardante i traumi ad alta energia. Infatti la complessità del trauma di Federica, avvenuto durante una gara, rientra perfettamente nella definizione clinica di trauma ad alta energia, caratterizzato da impatti ad alta velocità tipici degli incidenti sportivi", dice all'Adnkronos Salute Bernetti
"La frattura della campionessa italiana è stata una frattura complessa, pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone, che quindi non ha coinvolto esclusivamente le ossa, ma anche il piano articolare e le strutture adiacenti, con interessamento legamentoso e dei tessuti molli. Questa tipologia di frattura richiede una gestione integrale dalla fase chirurgica a quella riabilitativa", spiega Bernetti. "Ogni frattura di questo genere rappresenta un unicum - precisa - e di conseguenza la sua gestione, sin dalla fase operatoria, deve essere altamente personalizzata, anche in base alle caratteristiche e alle esigenze individuali che, nel caso della campionessa, erano tentare di rientrare ad alto livello in tempo per le Olimpiadi di Milano Cortina.
"Il fatto che Federica abbia impiegato sette mesi per riavere 'la gamba con i suoi muscoli - osserva il medico-fisiatra - rispecchia la necessità di una strategia di approccio sequenziale, fondamentale per controllare i rischi della gestione di un quadro così complesso, che spiega anche i tempi lunghi di riabilitazione lontano dalla neve. Infatti, i dati clinici in casi simili indicano chiaramente come questi traumi comportino spesso importanti sequele funzionali".
"Tuttavia - prosegue Bernetti - sicuramente il tentativo della campionessa di essere pronta al rientro per Milano-Cortina è basato su interventi di altissimo livello, costante monitoraggio e riabilitazione avanzata e 'tagliata su misura' per l'atleta olimpica. Inoltre, in situazioni di questo tipo è fondamentale un monitoraggio costante di ogni singolo aspetto, anche a livello di valutazione strumentale di parametri clinici e biomeccanici, al fine di stabilire i passaggi allo step successivo dell'iter riabilitativo per permettere un ritorno alla competizione sicuro e ad alto livello. Ci auguriamo con tutto il cuore che la campionessa possa tornare presto al massimo", conclude lo specialista, segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).
Il chirurgo Filippo Randelli spiega all'Adnkronos che "per gli sportivi di altissimo livello, come Federica Brignone, la competizione internazionale, una Olimpiade invernale in casa, sono stimoli incredibili, il sogno di una vita si sacrifici. Non ne sono certo ma sono ottimista sul suo ritorno in pista perché questi super campioni possono stupire in quanto a recupero".
"Come padre non posso che condividere i timori della sua mamma - aggiunge - ma Federica è seguita da un team di super esperti, di alto livello, tra cui il mio caro amico Andrea Panzeri. E poi sarà lei stessa, in primis, a rendersi conto della sua situazione. Si rimetterà gli sci e proverà. I campioni come lei non hanno bisogno di chissà che prove, se il ginocchio funziona e c'è una buona muscolatura, gli schemi dello sci li hanno nel Dna. Il problema vero - conclude il chirurgo - potrà essere il dolore al ginocchio infortunato, che andrà gestito e lo sarà. Forza Federica!"