In spiaggia tornano i primi bagnani, ma l'exclave vive due realtà separate. Botta e risposta tra Rabat e Madrid sulle responsabilità della crisi
Ancora 2500 migranti irregolari a Ceuta. A quattro giorni dal massiccio afflusso che ha scatenato una crisi a livello Ue, il centro della città sta tornando ad una apparente normalità. A quanto riferisce il quotidiano El Paìs, sulla spiaggia del Tarajal, che la settimana scorsa è stata il principale punto di arrivo dell'ondata di migranti provenienti dal vicino Marocco, già ieri si sono visti alcuni bagnanti, i primi da quando è iniziata la crisi. "Gli ingressi si sono fermati completamente", assicura il ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska. Nell'exclave spagnola sono arrivate 72mila persone "e di queste 70mila sono già rientrate. In alcun modo lo spazio Schengen è stato compromesso", dice ancora il ministro, al termine della videconferenza dei colleghi Ue. Con il ritrovamento di altre tre cadaveri, è salito a 75 il numero dei morti secondo il governo spagnolo nell'exclave in Marocco, mentre i vertici della città autonoma parlano di 88 vittime.
Nel centro della città, presidiato da Guardia Civil ed esercito, sono tornati i turisti. Ma appena fuori dal centro, la situazione è diversa. Secondo le autorità spagnole, a Ceuta restano ancora circa 2500 migranti irregolari, delle decine di migliaia che hanno sfondato la settimana scorsa. Sono marocchini, ma anche dell'Africa subsahariana. Il centro di accoglienza della città è strapieno e non ha più posti.
Il quotidiano riferisce che diversi hanno trovato rifugio nel cimitero musulmano di Sidi Embarek, dove dormono sulle lapidi e riescono a lavarsi. La cronista del Paìs riferisce che il grado di ostilità nei confronti della stampa, sia dei migranti che dei cittadini di Ceuta, è molto alto, per via del forte afflusso di giornalisti nell'exclave provenienti da tutto il mondo, anche da "Cina e Russia", come indica un abitante del quartiere di Hadù.
Intanto, va in scena un botta e risposta tra Spagna e Marocco sulla gestione della crisi. Rabat sostiene di aver avvertito la Spagna sui rischi legati agli effetti della sentenza della Corte Suprema spagnola che rende più complessi i respingimenti di migranti arrivati via mare: "Abbiamo spiegato che questa sentenza ci avrebbe creato un problema. E il problema si è verificato", ha sottolineato. "In nessun momento ci sono stati una prova o un rapporto che segnalassero la portata di questo evento senza precedenti", replica la portavoce del governo spagnolo Elma Saiz.
Secondo Rabat, i contatti con Madrid sarebbero iniziati intorno al 22-23 luglio, quando le reti di comunicazione dei migranti avevano iniziato a diffondere la notizia della sentenza in questione: "È riduttivo dire che il Marocco avrebbe dovuto semplicemente usare la forza per fermarli. Significa non comprendere nulla di questo fenomeno. Non è una responsabilità esclusiva del Marocco gestire questo fenomeno. Oggi spetta alla Spagna trovare le risposte a queste sfide poste da questa sentenza".
A integrare il quadro già complesso, la notizia diffusa dal sito spagnolo The Objective: nelle ore in cui decine di migliaia di migranti passavano il confine con Ceuta, il Marocco aveva due satelliti spia militari, il Mohamed VI-A e il Mohamed VI-B, sopra lo Stretto di Gibilterra. I due satelliti sono stati sviluppati in un programma congiunto con la Francia: dispongono di sistemi ottici in grado di scattare fotografie estremamente dettagliate degli eventi a terra. Il primo dei due satelliti si trovava direttamente sopra Ceuta nel momento stesso in cui decine di migliaia di marocchini si radunavano sulla costa di Castillejos prima di lanciarsi verso il territorio della città autonoma.