L'economia italiana mostra una crescita moderata trainata dal PIL del secondo trimestre 2026, in aumento dello 0,2% congiunturale e dell'1,0% tendenziale, pur a fronte di una produzione industriale debole e di un'inflazione al 3%. Secondo gli ultimi dati Istat, il quadro generale presenta elementi di stabilità uniti a precise aree di rallentamento settoriale. Grazie a questa dinamica positiva, l'indice della crescita annuale acquisita per il 2026 è stato rivisto al rialzo, salendo allo 0,8%. Il mercato del lavoro mostra segnali di stabilizzazione, pur evidenziando una lieve flessione del numero complessivo di occupati a maggio. I conti pubblici beneficiano di una riduzione dell'indebitamento netto al 3,1% del PIL, sostenuta da un avanzo primario in crescita. Rimane elevato il rapporto tra debito e PIL al 137,1%, condizionando i margini di manovra della politica di bilancio nazionale. Lo scenario è comunque legato all’incertezza e ai rischi legati alla situazione internazionale, come evidenzia Bankitalia nel suo ultimo Bollettino economico. La crescita 2026, tenendo conto delle revisioni Istat, sarebbe migliore, pari a 0,6%. Ma quella del 2027, nel bollettino economico di luglio, è rivista un decimale al di sotto dello 0,5% indicato nel documento di aprile. Ma, soprattutto, si tratta dello scenario di base rispetto ai rischi della guerra che ruota attorno allo stretto di Hormuz. I numeri di Bankitalia sono aggiornati al 16 luglio, ma il loro sfondo geopolitico fa i conti con l'incertezza "elevata" creata dal frantumarsi del protocollo d'intesa Usa-Iran annunciato lo scorso 14 giugno, e con la ripresa delle ostilità che hanno rimesso il turbo ai prezzi energetici. Sorprese positive sul Pil potrebbero arrivare da un calo di gas e petrolio, o dalla spesa per difesa europea. Sorprese negative, invece, dalla "prosecuzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e ritardi nel ripristino dei flussi dallo stretto di Hormuz" con "impatti negativi particolarmente pronunciati sulla crescita". Gli effetti della guerra già incorporati nelle cifre dell'economia italiana - secondo Bankitalia - dicono che "l'inflazione al consumo salirebbe al 3,1% nella media dell'anno in corso, riflettendo principalmente il rialzo dei prezzi dell'energia; tornerebbe al 2% nel prossimo biennio".