La lettera alla compagna riportata dal Tg1: "Spero nei domiciliari. Avrei dovuto ascoltarti ma ormai è tardi. Ho provato sofferenze e frustrazioni"
"Non sono lucidissimo, anche se sto bene. Spero di avere i domiciliari, comunque ho chiesto di poter lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l'impotente attesa". Lo scrive Valter Lavitola in una lettera alla compagna italo argentina di cui il Tg1 delle 20 ha mostrato alcuni passaggi. In carcere a Rebibbia con l'accusa di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, ammette di aver fatto degli errori: "Avrei dovuto ascoltarti ma ormai è tardi. Ho provato sofferenze e frustrazioni", conclude Lavitola che nella missiva non nomina il conduttore di Report. Forse già la prossima settimana dovrebbe tornare davanti al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione.
#Lavitola scrive dal carcere alla compagna. “Ho commesso errori, dovevo ascoltarti”, la lettera al Tg1. “Spero presto nei domiciliari”.#Tg1 Martino Villosio pic.twitter.com/k0K20iSZSB
— Tg1 (@Tg1Rai) August 20, 2026
Lavitola "vive una condizione psicologica certamente non facile, perché per una scelta autonoma ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes, e un fratello in riferimento a Ranucci. E' pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene", aveva riferito l'avvocato Arturo Cola nei giorni scorsi dopo un colloquio di quasi tre ore con il suo assistito. "La scelta dell'attentato è solo sua, una iniziativa solo sua", aveva poi aggiunto Costa sull'attentato che Lavitola sostiene di aver fatto per fargli innalzare il livello di protezione.
E ancora: "Lavitola ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l'avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta. Quindi proprio per questo forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti", aveva quindi risposto a chi gli chiedeva perché il giornalista in passato non abbia parlato con gli inquirenti dei rischi su possibili attentati che gli erano stati riferiti da Lavitola un mese e mezzo prima dell’esplosione dell’ordigno davanti alla sua abitazione.
"Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C'è stato, infatti un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati”, le parole del legale. “Questo quindi un mese e mezzo prima dell'attentato medesimo", aveva spiegato il difensore di Lavitola. "A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull'attentato", aveva aggiunto Costa.