Terremoto in Colombia, c'è un legame con quelli in Giappone e Campi Flegrei? Cosa dice l'esperto

Billi (Cnr-Igag): "Ogni sisma ha una storia a sé. Eventi troppo lontani tra loro"

Terremoto in Giappone - AFP
Terremoto in Giappone - AFP
11 agosto 2026 | 13.02
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Quello in Colombia è l'ultimo di una serie di terremoti che negli ultimi mesi si stanno verificando nel mondo, dal Giappone al Venezuela fino all'Italia, ai Campi Flegrei. Ma tra queste forti scosse c'è un legame?

C'è un legame tra i terremoti degli ultimi mesi?

"Ogni terremoto ha una storia a sé. Giappone, Venezuela, Colombia, Campi Flegrei e Messina sono eventi troppo diversi e lontani tra loro perché si possa dimostrare un collegamento. La probabilità è prossima allo zero". Così all’Adnkronos Andrea Billi, geologo dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr, commenta il forte sisma in Colombia.

"La terra trema - spiega Billi - perché le placche rigide della crosta terrestre, cioè la parte più esterna della Terra, si muovono. La crosta terrestre ha uno spessore che va da alcuni chilometri a diverse decine di chilometri. Possiamo immaginare queste placche come delle 'zattere' che si spostano su rocce che, a temperature molto elevate e su tempi lunghi, possono comportarsi come materiali fluidi. I movimenti delle placche sono dell’ordine di millimetri o centimetri all’anno. Queste zattere interagiscono tra loro e proprio da queste interazioni possono scaturire i terremoti, che tendono a verificarsi nelle stesse aree dove si sono già verificati in passato".

Le zone più a rischio

Secondo l’esperto, "le zone più a rischio sono il Giappone, la Colombia e l’area dei Caraibi, dove infatti i terremoti si verificano con maggiore frequenza; poi ci sono aree con caratteristiche diverse, come i Campi Flegrei, dove però il fenomeno è legato al vulcanismo". "All’interno del sistema vulcanico - sottolinea Billi - ci sono fluidi, come vapore acqueo, anidride carbonica e fluidi magmatici, che risalgono dalla camera magmatica. Nel caso dei Campi Flegrei, la camera magmatica si trova a circa 6 chilometri dalla superficie terrestre".

"In alcuni casi, se le scosse sono molto vicine tra loro nello spazio e nel tempo, un terremoto può innescarne un altro. È quello che è accaduto, per esempio, in Venezuela, dove si sono verificate due scosse di magnitudo 7.5 e 7.2 a circa 40 secondi di distanza l’una dall’altra e in aree spazialmente vicine", aggiunge.

E dopo il terremoto, in Colombia cosa può accadere? "In Colombia probabilmente - osserva il geologo - ci saranno altre scosse di assestamento nei prossimi giorni. Speriamo che la scossa principale sia stata quella del 10 agosto e che non ce ne siano altre di magnitudo importante. L’auspicio è che lo sciame sismico vada progressivamente a perdere energia".

In Italia le zone maggiormente a rischio sismico, ricorda, "comprendono l’area dei Campi Flegrei e l’Appennino, con zone come L’Aquila, Amatrice e Norcia; la fascia a maggiore pericolosità prosegue attraverso l’Appennino e interessa diverse aree fino alla Calabria e alla Sicilia, in particolare le zone di Messina, Ragusa, Catania e Siracusa". I terremoti "non si possono prevedere, ma nelle zone sismiche si possono prevenire le conseguenze. Bisogna costruire case ed edifici, oppure ristrutturare quelli esistenti, seguendo criteri antisismici. Questo vale anche per gli edifici storici. Ha un costo elevato, ma è l’unico modo che abbiamo per difenderci e ridurre il rischio", conclude Billi.

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