Ghost Pitur, il 'giustiziere' che ripulisce muri imbrattati: 'Non sono un eroe, sogno un movimento senza confini'

Di giorno fa l'imbianchino, di notte indossa una felpa con il cappuccio alzato e gira con il volto coperto, armato di rullo e vernice, per cancellare scritte e tag dai muri di palazzi storici, edifici privati e monumenti. Sui social è diventato un fenomeno seguito da centinaia di migliaia di follower e molti lo considerano una sorta di supereroe urbano

Ghost Pitur in azione
Ghost Pitur in azione
10 luglio 2026 | 16.19
Cristina Livoli
LETTURA: 6 minuti

Di giorno fa l'imbianchino, di notte indossa una felpa con il cappuccio alzato e gira con il volto coperto, armato di rullo e vernice, per cancellare scritte e tag dai muri di palazzi storici, edifici privati e monumenti. Si fa chiamare Ghost Pitur e sui social è diventato un fenomeno seguito da centinaia di migliaia di follower. Molti lo considerano una sorta di supereroe urbano, lui, però, respinge ogni etichetta, definendosi un semplice cittadino che, come racconta all'Adnkronos, ha deciso di fare qualcosa di utile per la propria città.

Come nasce Ghost Pitur?

"È nato quasi per caso nell'estate del 2025. Tornando a casa, a Brescia, vidi un edificio del centro storico imbrattato da scritte senza alcun valore. Mi chiesi cosa si potesse fare e la risposta era semplice: prendere la pittura e sistemarlo. In fondo era quello che facevo già ogni giorno per lavoro, riportare una superficie al suo stato originario".

Sui social molti la descrivono come una sorta di supereroe urbano. Si riconosce in questa definizione?

"Assolutamente no. Non sono un eroe. Sono semplicemente una persona che ama la propria città e che ha deciso di fare qualcosa di concreto. Penso che la mia città, come qualsiasi città, lo meriti. Ma mi dispiace molto pensare e vedere che, a quanto pare, io sono l'unico a sentire questo bisogno".

Che pensa quando vede delle scritte sui muri?

"Più che chiedermi perché qualcuno scrive sui muri, mi sono sempre chiesto perché nessuno reagisca. Molte facciate appartengono a privati e spesso basterebbero pochi interventi per restituire dignità agli edifici. Quello che vedo è soprattutto un grande menefreghismo verso il bene comune e persino verso il bene privato. Dietro alla scritta di nome, un tag non c'è nulla. Chi scrive una 'stupidaggine' non ha nulla di diverso dai cani che marcano il territorio. C'è tuttavia una distinzione fondamentale da fare; dietro a un murale o a un graffito che ha un bozzetto, dei colori, delle sfumature c'è un pensiero, ci sono capacità e competenze tecnico artistiche, non serve essere un critico d'arte per capirlo. Io non tocco e non toccherò mai un'opera del genere, non la cancellerò mai".

Quanto ha pesato il suo mestiere nella nascita di questa 'missione'?

"Tantissimo. Mi sono avvicinato al mondo dell'artigianato un po' per caso e un po' per necessità, poi ho scoperto un lavoro che amo. Forse, proprio perché oggi la pittura è il mio mestiere, sono molto sensibile al tema del decoro urbano".

Chi è davvero Ghost Pitur?

"È l'alter ego della mia persona diurna. Di giorno sono un 'pitur', come si dice a Brescia, un imbianchino che gira con il suo furgone e lavora nelle case dei clienti. Di notte utilizzo le stesse competenze per cancellare il degrado".

Perché agire a volto coperto?

"Perché volevo che al centro rimanesse il gesto, non la persona. Se avessi cercato notorietà avrei mostrato il mio volto, il mio nome e la mia attività. Invece compro personalmente la vernice, utilizzo secchi anonimi e non accetto collaborazioni commerciali".

Nemmeno quando le aziende le offrono prodotti gratuiti?

"Nemmeno in quel caso. Diverse aziende ci hanno provato, ma ho sempre rifiutato. Non voglio che questa iniziativa si trasformi in una 'marchett'a o in un'operazione di marketing".

Sui suoi profili social, sotto alle foto e ai reel, accanto agli apprezzamenti, ci sono anche critiche. Come le vive?

"Su cento messaggi che ricevo, novantotto sono di approvazione. Gli altri due contengono insulti, accuse di ogni tipo e persino minacce di morte. C'è chi mi dà del fascista ingrato, chi dell'oppressore della libertà. A me non interessa. Vado avanti"

Qual è il suo obiettivo?

"Mi piacerebbe che 'Ghost Pitur' diventasse dieci, cento, mille persone. Non necessariamente un'associazione organizzata. Anche semplicemente cittadini che decidono di prendersi cura della propria strada, del proprio quartiere, del proprio angolo di città. Vorrei che almeno una parte dei complimenti ricevuti si trasformasse in azioni concrete. E' lo stesso motivo per cui ho deciso di filmare quello che faccio e di condividerlo sui social, veicolare e diffondere il più possibile quello che secondo me è un bel gesto e che, sempre secondo me, dovrebbe essere di stimolo per gli altri a fare lo stesso".

È mai stato fermato dalle forze dell'ordine?

"Una sola volta. Qualcuno aveva segnalato una persona che stava scrivendo sui muri. Quando i carabinieri hanno capito che stavo facendo esattamente il contrario si sono messi a ridere. Mi hanno detto, "da uomo a uomo", che forse sarebbe stato meglio lasciar perdere. Io ho risposto, "da uomo a uomo" che lasciare il lavoro a metà sarebbe stato peggio".

Qual è il riconoscimento che l'ha emozionata di più?

"Senza dubbio il rapporto con i ragazzi. In alcune scuole dell'infanzia le maestre hanno raccontato la mia storia ai bambini e loro mi hanno inviato lettere e disegni. È stato molto toccante. Mi ha fatto pensare che forse potevo contribuire a trasmettere loro il rispetto per il bello e per gli spazi condivisi".

Anche il mondo universitario si è interessato a lei.

"Sì. Due studenti del Politecnico di Milano hanno voluto seguirmi in uno dei miei interventi notturni per la loro tesi di laurea. Inoltre sono stato invitato in un liceo di Torino per raccontare il progetto. I ragazzi hanno fatto domande intelligenti e molto profonde".

Cosa ha detto a questi ragazzi?

"Una cosa semplice: non serve essere imbianchini professionisti. Serve spirito civico. Sarebbe bello se magari anche solo uno su 10 dei presenti in quell'aula si armasse di pennello e rullo e magari, ognuno su un piccolo pezzettino, anche solo simbolico, facesse qualcosa. In fondo tutti hanno un amico dell'amico del cugino o del cognato più o meno esperto del settore o anche solo pratico. Basterebbe anche solo guardarsi qualche tutorial su internet. Del resto oggi viviamo in un'epoca dove ogni cosa è a prova di 'scemo'".

Il degrado urbano è anche un problema culturale?

"Ne sono convinto. Penso che l'educazione civica dovrebbe tornare ad essere una materia centrale in ogni scuola. Purtroppo vedo una crescente mancanza di rispetto verso gli altri e verso ciò che è pubblico o privato. Il decoro urbano nasce prima di tutto dalla cultura. E' evidente che il degrado influenzi anche la percezione della sicurezza. Tutto ciò che genera caos visivo e trascuratezza rende una città meno accogliente. È il principio della teoria delle finestre rotte: quando qualcosa appare abbandonato, diventa più facile peggiorarlo ulteriormente".

Ha mai avuto contatti con le istituzioni?

"Nessun contatto. Né positivo né negativo. So di muovermi in una 'zona grigia' dal punto di vista della legalità, perché intervengo su proprietà non mie e senza autorizzazioni. Non lo nego".

Che cosa prova quando torna a casa dopo una notte passata a ripulire muri?

"Pace. È la parola giusta. Vedere un muro tornare pulito mi dà serenità. È una soddisfazione semplice, ma autentica. E ogni volta penso che ne sia valsa la pena".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza