"Più di tutto mi mancherà la sua risata e la sua ironia nella risata". E' così che Pino Cuttaia, chef due stelle Michelin del ristorante La Madia di Licata, ricorda il suo "amico, prima ancora che collega", Davide Di Corato morto a 64 anni travolto da alcuni pannelli fotovoltaici che stava scaricando nella sua casa a Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano. "Davide era una persona squisita, di valore, di compagnia, di risate - ricorda lo chef con l'Adnkronos - Io e lui ci guardavamo e ridevamo. Abbiamo fatto tanti eventi insieme, abbiamo cucinato insieme. Tante serate nei locali dove non c'era rigore, era sempre un divertimento. Lui aveva sempre la battuta facile e tu dovevi stare al passo, saperle raccogliere al volo".
Un'amicizia, quella fra lo chef Cuttaia e Di Corato, di oltre vent'anni, fatta di cucina, spezie e storie personali che si intrecciano fra di loro. "Ricordo quando ha scelto di non fare più il giornalista e con sua moglie ha deciso di trasferirsi in Sicilia, a Chiaramonte - racconta - Quando andai a trovarlo per la prima volta mi colpì il fatto che si era emozionato alla vista del frutto del fico nell'albero... una cosa che per me, che vivo in Sicilia, era del tutto normale e che per lui invece, abituato a Milano, era una cosa straordinaria. Osservare la vita della natura, vivere la stagionalità". Fra i ricordi anche la gara di caponata organizzata nelle cantine Cos. "Lo presi in giro perché aveva messo il coriandolo nella caponata - racconta - Gli dissi: 'Ma cosa c'entra il coriandolo? Sei proprio un milanese'... del resto lui veniva da Milano, una città 'contaminata', ed io invece ero un talebano della caponata".
Le contaminazioni, i sapori, gli accostamenti, erano il tratto della cucina di Di Corato. "Avendo lavorato per anni come giornalista e avendo mangiato in tutte le tavole in giro per il mondo, per lui osare era una cosa normale - spiega Cuttaia - Quando ha deciso di fare il cuoco ovviamente la sua regola era osare perché lui vedeva i contrasti, gli abbinamenti, ne parlavamo sempre insieme". Sulla pietanza che amava di più cucinare, lo chef non ha dubbi: "Davide amava cucinare la carne, era la sua sfida". "Davide era una bella persona, un buono - ricorda commosso - Una volta il mio cane si è ammalato di lesmaniosi. Era agosto e io non riuscivo a trovare le medicine da nessuna parte, Lui le ha trovate a Chiaramonte e me le ha fatte mandare... era questo il rapporto che avevamo, questo era Davide".