Uccide moglie e figlio a fucilate, il post del ragazzo: "Per mio padre meglio morto che gay"

Il 24enne Mirko Moriconi aveva raccontato sui social il rapporto difficile con il padre. Dopo il duplice omicidio, il 63enne avrebbe pronunciato davanti a parenti e vicini una frase ora al vaglio degli investigatori: "Mi sono liberato di loro"

Mirko Moriconi e Kathy Andreoni - Facebook
Mirko Moriconi e Kathy Andreoni - Facebook
25 giugno 2026 | 00.07
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Una tragedia familiare ha sconvolto la Versilia. Nella frazione collinare di Pieve di Camaiore, Lucca, Piero Moriconi, muratore di 63 anni, ha ucciso a colpi di fucile da caccia la moglie Kathy Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko, 24 anni, all'interno dell'abitazione di famiglia in via della Costa. Dopo aver sparato, l'uomo si è spostato sul tetto della casa, dove è rimasto fino all'arrivo delle forze dell'ordine che lo hanno successivamente disarmato e arrestato senza che opponesse resistenza.

Fucilate contro moglie e figlio

L'allarme è scattato ieri intorno alle 14.30. Una telefonata al 118, effettuata da un familiare che aveva udito gli spari provenire dall'abitazione, segnalava una sparatoria in corso e la presenza di una persona armata sul tetto dell'edificio. "Venite, stanno sparando, aiuto", sarebbe stato il contenuto della richiesta di soccorso che ha fatto immediatamente attivare il protocollo di emergenza. Sul posto sono confluiti numerosi mezzi di soccorso: i sanitari del 118, i carabinieri e i vigili del fuoco, subito impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza dell'area. Quando le forze dell'ordine hanno reso sicura la scena del crimine, il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatare il decesso della donna e del giovane, entrambi colpiti mortalmente dai proiettili esplosi dal fucile da caccia detenuto dall'uomo. L'arma è stata successivamente sequestrata dagli investigatori dei carabinieri.

Secondo le prime ricostruzioni, Moriconi avrebbe impugnato il fucile, aprendo il fuoco contro Mirko e poi contro la moglie intervenuti in difesa del figlio. Terminata la sparatoria, è salito sul tetto della casa, dove è rimasto fino all'arrivo dei carabinieri. Una volta raggiunto dai militari dell'Arma, si è lasciato disarmare senza opporre resistenza.

"Mi sono liberato di loro": la frase e le tensioni in casa

Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti vi sono anche alcune frasi che l'uomo avrebbe pronunciato subito dopo il delitto. A parenti e vicini accorsi sul luogo della tragedia avrebbe detto: "Mi sono liberato di loro". Dichiarazioni che saranno ora oggetto di approfondimento investigativo nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Lucca.

I residenti della zona hanno riferito agli investigatori dell'esistenza di tensioni e dissidi all'interno del nucleo familiare, pur sottolineando come nulla lasciasse presagire un epilogo così drammatico. Diverse testimonianze avrebbero descritto Piero Moriconi come una persona particolarmente turbata negli ultimi tempi e spesso lamentosa riguardo ai rapporti con la moglie e il figlio.

"Per mio padre meglio morto che gay"

Le indagini si stanno concentrando anche sul difficile rapporto tra padre e figlio. Mirko Moriconi, che lavorava come cameriere nel litoriale versiliese ed era conosciuto in zona come cantante amatoriale, aveva raccontato pubblicamente in passato il proprio disagio familiare legato alla sua omosessualità. In un post pubblicato sui social il 12 ottobre 2022 aveva scritto: "Ragazzi è brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay". In alcuni contenuti video diffusi online aveva inoltre riferito che il padre avrebbe manifestato una forte ostilità nei confronti del suo orientamento sessuale.

Il rapporto stretto con la mamma

Il giovane, che sui social utilizzava il cognome della madre e il nome d'arte Michelangelo Andreoni, aveva spesso dedicato messaggi affettuosi a Kathy Andreoni. In occasione della Festa della Mamma aveva pubblicato una lunga poesia accompagnata da musica, nella quale descriveva la madre come un punto di riferimento fondamentale nella propria vita. Gli investigatori stanno ora cercando di chiarire se le tensioni familiari emerse nelle testimonianze abbiano avuto un ruolo determinante nel maturare del duplice omicidio. L'abitazione è stata posta sotto sequestro per consentire i rilievi tecnico-scientifici e la completa ricostruzione della dinamica dei fatti.

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