Quando Montini scrisse al vescovo di Como che nego l'esistenza dell'archivio
Il Vaticano, gli 007 americani e il mistero delle dodici casse con le carte segrete del Duce. A raccontare la spy story targata 1946 è il Corriere della Sera, ripercorrendo la vicenda dell'incontro, avvenuto il 13 gennaio di quell'anno tra un capitano dell'esercito Usa e Pio XII in udienza privata. A rivelare quell'incontro è monsignor Giovanni Battista Montini, all’epoca segretario personale del Pontefice, in una lettera inviata al vescovo di Como, Alessandro Macchi. "Un ufficiale Alleato ha qui informato che nel Collegio Gaglio (ma c’è un refuso, il nome corretto della scuola religiosa è Gallio, ndr) di codesta città si trovano dodici casse di documenti di Mussolini, tra cui suoi autografi - scrive nella missiva riportata dal Corriere della Sera - I comandi alleati potrebbero d’autorità richiedere e pretendere tali casse. Per ora preferiscono proporre che siano trasferite e cedute al Vaticano, riservandosi di prendere copia fotografica dei documenti che loro interessano. Prego Vostra Eccellenza Reverendissima, col dovuto riserbo, di voler informarsi della realtà delle cose ed esprimere con tutta sollecitudine il suo apprezzato parere". Il vescovo di Como, vicino alla Resistenza, negò. "Eccellenza, posso assicurare che nulla di nulla è presso il Collegio Gallio", scrisse nella sua risposta.
Proprio al Gallio, scuola dei padri somaschi in centro a Como, dalla sera del 26 aprile si nascose Vittorio Mussolini, secondogenito del Duce. Lasciando Milano, Vittorio, come racconta nelle sue memorie, al padre che gli chiese dove fossero i suoi diari, rispose: "Sono dove tu sai, al sicuro e non credo corrano rischi". "Un riferimento alle 12 casse, forse portate a Como già prima del crollo? È un’ipotesi, ma è difficile stabilirlo - scrive il Corriere della Sera -. Di certo Vittorio, protetto dal cardinale Ildefonso Schuster, restò nascosto al Gallio sino al finire del 1945, quando scappò in Argentina".