In Venezuela, ad un mese dai due devastanti terremoti che hanno danneggiato strutture sanitarie e costretto circa 21mila persone a lasciare le proprie case, migliaia di donne in gravidanza e neomamme hanno urgente bisogno di assistenza sanitaria, cibo adeguato e alloggi sicuri. A lanciare l'allarme è Save the Children. Secondo le stime delle Nazioni Unite, tra le persone colpite dai terremoti ci sono circa 36.700 donne in gravidanza, di cui circa 4mila partoriranno nel prossimo mese, con una media di circa 130 nascite al giorno. Il terremoto del 24 giugno ha distrutto e danneggiato decine di strutture sanitarie, interrompendo servizi essenziali di assistenza materno-infantile. Le donne, hanno raccontato agli operatori di Save the Children, che tra le oltre 5mila persone morte nel disastro vi erano anche ginecologi, ostetrici e pediatri.
Nello Stato di La Guaira, l'area più colpita dal sisma, il principale ospedale pediatrico è ancora chiuso e i casi più complessi devono essere trasferiti nella capitale Caracas. Molte donne in gravidanza o caregiver e i loro figli hanno perso la casa e vivono oggi in rifugi temporanei, dove l'accesso all'assistenza prenatale, al cibo nutriente, all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è limitato. Yohana - nome di fantasia - 23 anni, in attesa del suo primo figlio, era sola in casa in una delle zone più colpite di La Guaira quando il terremoto ha provocato il crollo dell'edificio. "Sono uscita a piedi nudi, con addosso solo i vestiti che avevo in casa. Ho perso gli occhiali - racconta - non riuscivo a vedere, o vedevo molto poco. Quando tutta la casa è crollata ho avuto paura. In quel momento non sentivo di essermi fatta male alla pancia, ma nel caos non sapevo se mi fossi ferita oppure no. Sinceramente, pensavo solo a salvarmi la vita”.
Yennifer, nome di fantasia, anche lei 23 anni, sta allattando la figlia di quattro mesi e dopo il terremoto ha avuto difficoltà a prendersi cura della propria salute. “Non riuscivo a mangiare e avevo fortissimi mal di testa - dice - Non riuscivo a dormire perché avevo la sensazione che tutto continuasse a tremare. È stato molto difficile e ogni minimo movimento mi metteva in allerta, facendomi sentire costantemente in ansia. Da quando il pediatra di Carmen (la bimba ndr) è morto nel terremoto la mia preoccupazione più grande è come farò a trovare qualcuno che possa curarla. Non abbiamo nemmeno i soldi. Mi sembra tutto insostenibile e non riesco a riposare”.
“Ogni giorno in Venezuela circa 130 bambini nascono da madri la cui vita è stata completamente stravolta dal terremoto e che stanno affrontando altissimi livelli di stress - spiega Fatima Andraca, direttrice di Save the Children in Venezuela - Molte stanno dando alla luce i propri figli tra incertezza, sfollamenti e servizi sanitari gravemente compromessi. Riceviamo segnalazioni allarmanti di neonati che si ammalano nei campi dove le famiglie dormono su materassi umidi, esposti alla pioggia e in condizioni igienico-sanitarie precarie. Allo stesso tempo, molte donne stanno affrontando il dolore per la perdita dei propri cari, il trauma vissuto e la preoccupazione di non sapere più dove ricevere assistenza sanitaria dopo aver perso ginecologi, ostetrici e pediatri di fiducia. La gravidanza e la cura di un neonato rappresentano una sfida in qualsiasi circostanza. Nessuna madre dovrebbe essere costretta ad affrontarle vivendo in una tenda, mentre piange i propri cari e teme di non poter garantire al proprio figlio le cure di cui ha bisogno".
Save the Children ribadisce che in Venezuela, "nella risposta umanitaria e nella fase di ripresa, è imprescindibile dare priorità alle donne in gravidanza insieme ai loro figli, nel periodo post-partum e in allattamento, attraverso un coordinamento urgente, finanziamenti adeguati e interventi mirati". L'Organizzazione chiede ai governi, ai donatori internazionali e ai partner umanitari "di garantire alle donne in gravidanza e in allattamento colpite dal terremoto un accesso continuativo ad assistenza prenatale, al parto e postnatale di qualità, a servizi specializzati per l'alimentazione dei neonati e dei bambini piccoli, ad alimenti nutrienti, a un alloggio sicuro, ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari, nonché ai beni essenziali per i neonati, sia nell'immediato sia nei prossimi mesi".