Biennale Arte, il 6 mattina azione aperta a tutti per dare visibilità ad artisti popoli indigeni colonizzati da Mosca

La performance si svolgerà dalle 10 alle 13 di mercoledì fra i Giardini e la Laguna

opera dell'artista della Chuvashia Aleksandra Aysha Demina
opera dell'artista della Chuvashia Aleksandra Aysha Demina
03 maggio 2026 | 11.03
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Si svolgerà dalle 10 alle 13 del sei maggio, primo giorno della preview della 61. Esposizione internazionale d'arte della Biennale di Venezia, l'azione “Dai margini dell’Impero alla laguna aperta. Nomi. Volti. Voci”, una iniziativa organizzata "per rendere visibili artisti e artiste dei popoli indigeni e colonizzati della Federazione russa", in uno spazio aperto al pubblico, per protestare anche contro la 'riapertura' del Padiglione della Russia a poca distanza, un padiglione di fatto chiuso al pubblico anche quando la mostra sarà aperta a tutti, dal 9 maggio al 22 novembre, quando al suo interno sarà proiettata in loop una video installazione visibile solo dalle finestre.

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La performance 'dei popoli indigeni', in programma fra l'ingresso ai Giardini e la Laguna, "passaggio simbolico dalla chiusura all'apertura", dove i partecipanti "presenteranno il loro lavoro, opere, immagini, testimonianze e nomi connessi a storie e identità personali e alle loro comunità", si pone anche in relazione diretta al tema della Mostra di quest'anno 'In Minor Keys'. I protagonisti di questo evento sono stati infatti "storicamente relegati in posizione minore, marginalizzati politicamente, soffocati culturalmente, ed esclusi dalla narrativa dominante. 'Minore' descrive quindi la condizione, di popoli la cui voci e le cui vite sono state sistematicamente sminuite, messe a tacere o strumentalizzate".

"I partecipanti e le partecipanti all'iniziativa diventeranno 'padiglioni viventi'. Daranno vita a una mostra senza muri. Uscendo dall’ombra del padiglione russo - la cui inaugurazione per gli addetti ai lavori è prevista poche ore dopo, quello stesso giorno alle 17, secondo il programma della Biennale, ndr - si muoveranno verso la laguna. "L'azione collega guerra imperiale e repressione interna, includendo le voci marginalizzate in un dialogo pubblico diretto", spiegano in un comunicato gli organizzatori dell'evento - Arts Against Aggression, Memorial Italia, League of Free Nations - nato da una idea e dall'impegno di Katia Margolis, artista nata a Mosca ma da tempo basata a Venezia. I protagonisti sono "artisti di etnie colonizzate, entro i confini della Federazione russa - che sono quasi 200, per un totale di 26 milioni di persone, la cui presenza culturale e politica rimane ampiamente assente sia dallo spazio pubblico che dal quadro istituzionale nel Paese".

"Nel contesto della guerra in corso della Russia contro l'Ucraina, l'azione - che si svolge nel quadro delle proteste per il ritorno della Russia alla Biennale arte, dopo che nel 2022 gli artisti invitati avevano deciso di non partecipare e che nel 2024 il Padiglione era stato offerto da Mosca alla Bolivia nel timore di azioni di dissenso -sottolinea la continuità fra l'aggressione militare esterna e le pratiche coloniali interne, inclusa la repressione, l'assimilazione forzata e il silenziamento sistematico delle voci indigene, o della loro appropriazione". Appropriazione testimoniata finanche dal progetto "The Tree is Rooted in the Sky" presentato da Mosca per questa Esposizione basato su "uno spettacolo continuo, con una vasta rappresentanza di artisti, fra cui anche una donna buriata che vive a Kensk, in Yakuzia", come aveva anticipato, citando l'inclusione di una artista di Kensk come il segno di una inclusione che di fatto è solo formale, l'ex ministro della Cultura e Rappresentante speciale del Presidente russo per la cooperazione culturale internazionale, Mikhail Shvydkoj.

Il contesto repressivo delle comunità indigene, ricordano inoltre gli organizzatori dell'iniziativa, è stato riconosciuto esplicitamente da una risoluzione del Parlamento europeo del febbraio del 2024 e da un testo dello stesso anno dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

La performance inizierà con un gesto simbolico: gli artisti emergeranno da uno spazio chiuso e 'in ombra' dietro il Padiglione russo, segnato dalla scritta temporanea “Тюрьма народов / GULAG dei popoli" che evoca storie di repressione, genocidio, e cancellazione. I partecipanti si incontreranno fra l'ingresso ai Giardini e la Laguna "per portare e presentare i loro lavori, immagini, testimonianze, e nomi che parlano di storie personali e dell'identità delle loro comunità. Lavori non esposti all'interno di strutture istituzionali ma mostrati e quindi attivati in uno spazio pubblico". E' così che ognuno dei partecipanti diventa un 'Padiglione vivente', incarnando una cultura e presentando opere, facendo funzione di istituzioni nazionali inesistenti. "Insieme formeranno una mostra provvisoria e distribuita, una configurazione pubblica di corpi, voci e lavori".

La performance prenderà vita attraverso la presenza simultanea di opere d'arte e di nomi e testimonianze pronunciate in molteplici lingue, "trasformando la visibilità in un atto di memoria e riconoscimento di una vasta realtà multiculturale che rimane in larga misura assente dall'attenzione del pubblico internazionale e dalle istituzioni artistiche a causa di una lunga storia di espansione imperiale, centralismo politico, repressione culturale, russificazione forzata, deportazioni di massa, persecuzioni su base etnica, violenza genocida, mobilitazioni e reclutamento forzato nella guerra in corso in Ucraine a altre forme di discriminazione sistematica".

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