Il documento sottoscritto da ministri della Cultura e degli Affari esteri
La presenza della Federazione Russa alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è "inaccettabile nelle attuali circostanze". Ventidue Paesi europei hanno firmato una lettera indirizzata al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, e ai membri del Consiglio di amministrazione per esprimere la loro contrarietà alla partecipazione della Russia, attraverso una mostra allestita nel proprio padiglione nazionale, alla Biennale Arte in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026. Nel documento, sottoscritto da ministri della Cultura e degli Affari esteri, i firmatari affermano di voler ribadire il proprio impegno nei confronti dei “comuni valori europei - libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana”, ricordando come la Biennale di Venezia rappresenti da oltre un secolo “una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo”.
La lettera sottolinea come la cultura non sia separata dalle realtà sociali e politiche, ma contribuisca a “plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo, ciò a cui attribuiscono valore e come scelgono di agire”. Per questo, si legge nel testo, le istituzioni culturali hanno “non solo un significato artistico, ma anche una responsabilità morale”. Nel documento viene citata anche la presa di posizione dell’artista di origine russa Kirill Savchenkov che nel 2022, insieme ad Alexandra Sukhareva e al curatore lituano Raimundas Malašauskas, si ritirò dal Padiglione russo della Biennale: “Non c'è posto per l'arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili, quando i cittadini ucraini si nascondono nei rifugi e quando i manifestanti russi vengono messi a tacere”.
I ministri firmatari ricordano che la Russia “continua a condurre la sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina”, sottolineando che il conflitto ha causato gravi perdite anche nel settore culturale. Secondo le autorità ucraine, si legge nella lettera, almeno 342 artisti sono stati uccisi mentre 1.685 siti del patrimonio culturale e 2.483 infrastrutture culturali sono stati distrutti o danneggiati. “Queste cifre rappresentano non solo la perdita di strutture fisiche, ma anche il silenzio delle voci e la cancellazione della memoria culturale”, affermano i firmatari. Nel contesto delle sanzioni europee e internazionali imposte a Mosca per la violazione del diritto internazionale e della sovranità ucraina, i ministri esprimono inoltre “profonda preoccupazione per il rischio significativo di una strumentalizzazione” della partecipazione russa alla Biennale per “proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale”.
Il documento evidenzia anche “la natura politica del progetto associato al padiglione russo e i suoi sospetti legami con individui strettamente legati all’élite politica russa”, che solleverebbero interrogativi sul rischio che “la diplomazia culturale statale venga presentata sotto le mentite spoglie di uno scambio artistico”. Per queste ragioni, i firmatari ritengono che “la partecipazione della Federazione Russa alla Biennale di Venezia sia inaccettabile nelle attuali circostanze” e invitano la dirigenza dell’istituzione veneziana a “riconsiderare” la presenza russa alla prossima edizione dell’Esposizione internazionale.
Tra i Paesi firmatari figurano Austria, Belgio (con tre rappresentanti istituzionali), Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia. I firmatari includono, tra gli altri, Andreas Babler per l’Austria, Caroline Gennez, Gregor Freches ed Elisabeth Degryse per il Belgio, Jakob Engel-Schmidt per la Danimarca, Heidy Purga per l’Estonia, Mari-Leena Talvitie per la Finlandia, Catherine Pégard per la Francia, Johann Wadephul per la Germania, Lina Mendoni per la Grecia, Patrick O’Donovan per l’Irlanda, Agnese Lāce per la Lettonia, Vaida Aleknavičienė per la Lituania, Eric Thill per il Lussemburgo, R. Letschert per i Paesi Bassi, Marta Cienkowska per la Polonia, Margarida Balseiro Lopes per il Portogallo, András István Demeter per la Romania, Ernest Urtasun per la Spagna e Parisa Liljestrand per la Svezia.
Come è stato precisato nei giorni scorsi, la Biennale di Venezia ricorda che “sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana che chiedono autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale, con semplice comunicazione qualora il Paese sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, come nel caso della Russia”. “La Russia ha comunicato alla Biennale, per il tramite del suo Commissario, la sua partecipazione alla 61esima Esposizione seguendo tali modalità - è stato ricordato anche la scorsa settimana. La Biennale ha preso atto della comunicazione. La Biennale non impedisce a nessun Paese, ufficialmente riconosciuto dalla Repubblica Italiana, di partecipare a tali mostre”.
Anche la Commissione Ue si è fatta sentire e ha condannato "fermamente" la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla 61esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia del 2026. A parlare sono stati la vicepresidente della Commissione Europea Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef . La Commissione Europea, ricordano, "ha espresso una posizione chiara in merito all'illegale guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina". La cultura "promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda".
Per Virkkunen e Micallef, "gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell'Ue ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l'aggressione del Cremlino contro l'Ucraina". Secondo i commissari europei, "questa decisione della Fondazione Biennale non è compatibile con la risposta collettiva dell'Ue alla brutale aggressione russe". Infine avvertono: "Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento Ue in corso alla Fondazione Biennale".