Il direttore de 'Il Giornale' esplora "il tradimento come atto di libertà: unico antidoto all'ipocrisia delle appartenenze". Il volume sugli scaffali con Rizzoli
Che cos’è davvero il tradimento? È una colpa morale, una deviazione opportunistica, o può diventare un atto di libertà? Queste le domande alla base del saggio del direttore de 'Il Giornale', Tommaso Cerno, 'Le ragioni di Giuda, quando il tradimento ideologico diventa un atto di libertà', in libreria con Rizzoli. "Non ho paura delle parole. Non riescono a spaventarmi - scrive nell'introduzione Cerno - con le parole ci lavoro, e mi pagano per usarle e per usarle bene. Sono perciò dispostissimo ad affrontare la parola 'tradimento'. Me la sono sentita sbattere mille volte in faccia, quel fuoco si è infittito il primo marzo 2024, il giorno in cui la mia attività di giornalista mi conduceva ufficialmente alla scrivania di direttore del 'Tempo'".
Iniziando la sua riflessione dall'esperienza personale, Cerno quindi propone un'analisi completa del concetto di 'Tradimento'. E parte da un nome infamante – Giuda – per rovesciarne il senso e farne una categoria critica del nostro tempo. Attraverso filosofia, teologia, politica e autobiografia, interroga il tradimento come gesto umano fondamentale: nella fede, nell’amore, nell’ideologia, nell’appartenenza. Dalla figura evangelica dell’Iscariota alle fratture della contemporaneità, il giornalista smonta l’idea rassicurante di una parte giusta e di un pensiero senza crepe, mostrando come spesso sia l’obbedienza a produrre il vero vuoto morale. Tra Pilato e Giuda, tra il silenzio di convenienza e la scelta che espone alla condanna, 'Le ragioni di Giuda' attraversa grandi conflitti simbolici del presente: libertà e conformismo, identità e dissenso, progresso e conservazione. E non offre assoluzioni né provocazioni gratuite, ma rivendica il diritto al dubbio, alla contraddizione, alla disobbedienza del pensiero. Con una certezza: il tradimento non è sempre una resa. A volte è l’unico modo per non tradire se stessi.
"Di solito - sottolinea il giornalista - ripetono stancamente che sono colpevole, colpevole di aver cambiato cambiato casacca, aggiungono. Quel che non riescono a dirmi - osserva ancora - è perché una scelta, che è presumibile frutto di un'analisi approfondita, debba comunque considerarsi una colpa". Per Cerno, in fondo, tradire "è un atto di libertà: l'unico antidoto all'ipocrisia delle appartenenze. Eccomi qui, sono Giuda, e se volete lo rivendico, a me basta essere ciò che sono. Cosa? Tradimento e contraddizione. Dubbi e disordine. Nemmeno una verità in tasca. E' ciò da cui parto ogni giorno per provare a sentirmi migliore", scrive Cerno.