Michele Genchi: "Più che libri veri oggi si leggono 'giornaletti', l'editoria sta perdendo la sua anima"

L'allarme del fondatore di 'BookAvenue', social ante litteram dedicato alla lettura nato 30 anni fa: "In Italia si pubblicano 90mila titoli nuovi all'anno. Un terzo viene buttato al macero senza aver venduto una sola copia"

Michele Genchi:
04 febbraio 2026 | 14.19
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Oggi ormai si leggono 'giornaletti' e non libri. L'editoria sta 'vendendo' la sua anima diventando sempre più un'impresa commerciale. Risultato: il settore rischia di perdere terreno andando a 'sbattere'. Basti pensare che buona parte dei libri pubblicati ogni anno finisce al macero senza aver trovato lettori. A lanciare l'allarme è Michele Genchi, libraio di lungo corso per la Mondadori che trent'anni fa ha fondato BookAvenue: all'inizio solo un 'foglio elettronico' con alcune informazioni per librai, ora una vera e propria rivista online di cui è direttore dei contenuti editoriali. Un 'progetto' nato agli albori di internet quando, per suggerire ai colleghi un titolo da proporre ai lettori, i librai alzavano la cornetta del telefono scambiandosi opinioni utili per il lavoro.

Siamo in una fase di grande trasformazione anche per il mondo dell'editoria. Qual è, a suo giudizio, lo stato di salute della lettura?

La situazione non è proprio felicissima. Nel 2025 si sono venduti un milione di libri in meno in Italia. Penso che gli editori abbiano in parte venduto l'anima: si fa poca ricerca letteraria salvo alcuni editori naturalmente. La stragrande maggioranza si è abbandonata al romance, un genere letterario molto letto che però ha svilito un poco il contenuto della nostra letteratura recente. C'è bisogno di un grande recupero perché si leggono 'giornaletti' piuttosto che libri veri. In Italia si pubblicano 90mila titoli nuovi all'anno, sono 250 al giorno più o meno. Un terzo di questi, cioè 30mila titoli, vengono buttati al macero senza aver venduto una sola copia. Una parte dell'editoria sta vendendo la propria anima perché è diventata un'impresa commerciale e non di contenuti. Stiamo andando tutti a sbattere la testa da qualche parte. Questa è una giostra che in parte gode dei finanziamenti che lo Stato eroga a favore della lettura sia sotto forma di benefici per gli editori sia come sostegno alla lettura finanziando le tasche degli studenti dei ragazzi sotto le diverse forme di attività di promozione. Se queste cose verranno meno, come le crisi inducono a fare, questa giostra rischia di perdere ancora terreno".

Com'è cambiata in questi anni la comunicazione sui libri?

"Oggi i tiktoker sono diventati degli opinion leader, alcuni sono molto bravi. La loro, però, è una informazione liquida che, secondo me, non aggiunge niente. Scrivere di libri è un'altra cosa, significa fare domande scomode alla letteratura. E fare domande scomode alla letteratura significa interrogarsi su quello che la letteratura vuole, su quello che gli editori propongono ad esempio a una platea di ragazzi; giovani che, spesso, sono molto indietro sul fronte della capacità di compensione del testo. Io mi interrogo e interrogo la letteratura a riscoprire sé stessa".

Ci parli ora della sua 'creatura'. Come e perché è nata BookAvenue?

"Trent'anni fa la Mondadori non aveva l'articolazione e la complessità di oggi. Non c'era un sito delle librerie, che comunicavano tra loro con il telefono, semplicemente, non fosse altro per chiedere la disponibilità di un libro che non si aveva in negozio per offrirlo al cliente. Ad un certo punto ci rendemmo conto che era un peccato che un libro - piaciuto particolarmente ai lettori di una libreria - non potesse essere patrimonio di idee anche di un'altra. All'epoca i social non esistevano e la trasmissione di queste informazioni avveniva per telefono. BookAvenue era all'inizio un foglio elettronico: scoprimmo che alcune informazioni, come ad esempio i conti economici, oppure i dati di vendita, potevano essere condivise. All'epoca questi dati viaggiavano su una rete interna all'azienda, intranet. Utilizzammo un foglio di quelli ad uso interno come deposito di titoli di libri arricchito da una brevissima descrizione che non raggiungeva 50 parole. Scrivevamo schede che convincessero il collega di Milano o di Roma a promuovere il libro di cui parlavamo. Ecco, BookAvenue è nata così, condividendo delle idee di lettura ad uso interno tra le librerie Mondadori. Era un foglio di informazione elettronico dove c'erano semplicemente degli elenchi di libri con delle note.

Cosa siete diventati in questi anni? Come si è evoluta quell'idea embrionale 'di servizio'?

"BookAvenue oggi è una comunità di persone che, senza scopo di lucro, condividono una passione comune, quella per la lettura. Nel frattempo abbiamo imparato a fare informazione. BookAvenue, ad un certo punto, è diventata altro. Prima era solo quel foglio delle origini, poi ha cominciato a trasformarsi. Oggi è un sito che raccoglie informazioni culturali e ne produce di proprie: recensioni, commenti sull'attualità culturale, interventi a favore del libro in quanto mezzo per trasmettere un'idea di democrazia. Siamo convinti che il libro sia una risorsa che aiuti le persone a pensare con la propria testa e a emanciparsi. Su questo tema BookAvenue ha costruito la sua identità. La nostra è un'organizzazione liquida, i redattori sono sparsi in tutta Italia, da Ferrara a Rimini, da Firenze a Roma, da Bari a Napoli".

E cosa volete diventare nel prossimo futuro?

I nostri articoli possono essere ascoltati e li raccogliamo in un podcast su Spotify. Ora stiamo rinnovando la nostra App, che stiamo per inaugurare: accoglierà tutti i contenuti e l'archivio formato da più di tremila articoli. Si potrà navigare e fare ricerche. Sarà una app moderna con una parte in abbonamento dove raccoglieremo, per autofinanziare i costi di questo sviluppo, anche una serie di articoli che però saranno in esclusiva per gli abbonati. Avvieremo campagne di crowdfunding sul sito e venderemo articoli in esclusiva per raccogliere fondi che ci consentano di sopravvivere. La missione, però, non è cambiata, la nostra identità non è cambiata. Crediamo che la lettura sia una grande risorsa per gli individui e per il Paese e BookAvenue pensa di poter contribuire al dibattito sulla lettura che si fa in Italia. In un certo senso, facciamo del giornalismo militante a favore dei libri senza padroni. Rilanciare BookAvenue significa continuare a parlare di democrazia letteraria". (di Carlo Roma)

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