Roma, al museo etrusco di Villa Giulia riaprono 'Le stanze dei sogni dimenticati'

Il progetto del fotografo e architetto Piero Gemelli, aperto al pubblico fino al 12 luglio: "E' un intreccio di esistenze nuove e vecchie, di vite ed esperienze"

Roma, al museo etrusco di Villa Giulia riaprono 'Le stanze dei sogni dimenticati'
19 maggio 2026 | 17.14
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Entrare nei depositi di un grande museo romano per restituire vita e dignità ad alcune opere conservate negli scaffali. Opere catalogate ma, in qualche modo, dimenticate che difficilmente potrebbero essere esposte alle fruizione dei visitatori. E' l'operazione cui si è dedicato l'architetto e fotografo Piero Gemelli con il progetto 'Le stanze dei sogni dimenticati', la mostra ospitata nel museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, da oggi 19 maggio al 12 luglio, a cura di Maria Vittoria Baravelli. Un vero e proprio dialogo tra antico e moderno: Gemelli, infatti, ha scelto una serie di reperti mettendoli in connessione con alcune immagini recuperate dal suo archivio.

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"I magazzini del museo archeologico Etrusco - ha raccontato Gemelli oggi durante la presentazione - sono il cimitero degli etruschi di una volta dove giacciono tutta una serie di cose che per me, però, sono persone. Ogni singolo frammento di una testa votiva è un personaggio". In questo senso, il lavoro è consistito nella scelta"personale, istintiva e non scientifica o tecnica di pezzi che ho riattualizzato". Un processo che, ha spiegato l'artista, ha restituito ai reperti "una vita nuova riaprendo nuovamente il discorso su cose che, alla fine, sono chiuse negli armadi silenziose, mute". In questa logica, quindi, ogni testa votiva torna a essere un volto, ogni frammento un corpo. Una nuova esistenza mediata dalla mano di Gemelli che rivisita e recupera le opere con l'obiettivo - ha sottolineato la direttrice del museo Luana Toniolo - "di dare voce a dei reperti che spesso non hanno voce. La sensibilità di Piero Gemelli è stata quella di non fare delle foto che documentano, ma che evocano, delle foto che si mettono in ascolto. Questa dimensione evocativa è fortissima non appena ci si affacci al Ninfeo appena restaurato così come la loggia e il giardino", ha ricordato la direttice che ha aggiunto: "La forza di questa mostra è riuscire a riattivare il passato e di rigenerarlo". Un passato che tiene conto anche del presente dal momento che "le foto sono associate a degli scatti di donne di oggi che ripercorrono la carriera di Piero Gemelli". Per la curatrice Maria Vittoria Baravelli, poi, "i progetti contemporanei nei musei nascono anche per far rivivere il passato restituendo ai cittadini un capitale comune e spazi pubblici da vivere".

E' sulla base di questa intuizione che Gemelli, ad esempio, accosta una testa votiva del V secolo avanti Cristo, che incarta con lo spago, a una foto pubblicata su Vogue del 1986 che rappresenta il volto di una donna 'incartato' con il profumo Chanel. Oppure mette in dialogo una testa femminile del IV secolo velata con l'immagine di una donna velata realizzata per Vogue del 1990. O ancora l'immagine di alcuni frammenti che - messi insieme da Gemelli - restituiscono due teste accanto a una foto scattata per Vogue nel 1990 intitolata 'Amiche' che ritrae il viso di due donne. "Si tratta di oggetti riletti. E' un intreccio di esistenze nuove e vecchie, di vite ed esperienze. Ho mischiato la mia vita, il mio modo di vedere, ai reperti che ho usato. Non è stato un lavoro documentativo: io cerco di raccontare cosa si nasconde dietro il frammento di cui mi sono occupato, dandogli un'indentità, un'individualità", ha chiosato Gemelli.

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